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A. XIV, n. 156, settembre 2020
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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIV, n. 156, settembre 2020

Zoom immagine Rinaldo Boggiani chiude
la sua trilogia sul potere

di Fabio Spada
Per Mazzanti editore appena pubblicato il terzo volume.
Il nuovo libro verrà presentato on line il 29 settembre


La nostra agenzia letteraria segue Rinaldo Boggiani, importante nuovo scrittore, dal 2009 (www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=1743), un nome a cui si associano quelli del maestro, lo storico del diritto italiano Italo Mereu (1921-2009) con cui Boggiani ha condiviso la cattedra di Istituzioni di diritto pubblico all’Università “Cattaneo”, Giorgio Cortellessa suo scopritore come saggista e narratore cui il libro è dedicato e Romano Biancoli, fondatore dell’Istituto “Eric Fromm” di Bologna.
Ed è con vivo piacere che, con la seguente recensione, salutiamo il felice compimento della sua trilogia sul potere.
Fulvio Mazza (direttore di Bottega editoriale)


Sono tornato (Mazzanti Libri, pp. 180, € 20,00, ebook> € 9,90) chiude mirabilmente la trilogia sul potere composta da La valigia con la ragazza (Aracne editrice, pp. 272, € 13,00) sui poteri istituzionali deviati; Tornerà (Gruppo Albatros, pp. 185, € 22,30) sul potere dell’Inquisizione, istituzionale, culturale; infine Sono tornato sul potere del danaro.
Tutto iniziò con la ragazza dentro una valigia poi alcuni personaggi ricorrenti ci vaticinarono il ritorno di qualcuno. Ora quel momento è arrivato, a coronamento di un percorso esistenziale che si completa nel culmine di questa trilogia che è, soprattutto, un viaggio dentro noi con uno scrittore di pregevole delicatezza e profondità disarmante.
Le parole, le analisi, i racconti che nascono e pulsano dalla mente e dalla penna affilata di Boggiani non sono mai banali, come lo stile ricercato ed efficace che sa andare oltre al semplice scopo narrativo. È da queste premesse e da questa cifra caratteristica dello scrittore che nasce Sono tornato; un libro che sfugge a ogni definizione di genere letterario specifico e, proprio per questo, ne crea uno nuovo. In queste pagine ci sono storia, filosofia, politica, azione, psicologia, arte e, in ultima analisi, la spinta a chiedersi cosa ci aspetta nel domani dell’umanità.

Immersione totale nel racconto
Difficile raccontare cosa si vive e sperimenta nel leggere Sono tornato senza premettere che, come ogni libro di Boggiani, lo scrittore ci impone un giuramento, un patto che ci lega indissolubilmente al suo narrato: dobbiamo leggere con la mente, con il cuore e immergerci in un racconto che non possiamo considerare un semplice passatempo o uno sfizio per riempire momenti vuoti, perché dentro a quest’opera c’è un dono prezioso, ovvero il culmine di un percorso formativo che si è arricchito pagina dopo pagina fino a portarci a viaggiare sulle ali di gargoyle, scrutare nelle stanze oscure dei poteri occulti e dei lupi famelici dell’economia, ad ascoltare le riflessioni delle grandi menti della storia riunite in un conciliabolo fuori dal tempo e a scoprire l’amore nell’odio e viceversa. Ma c’è anche molto altro: l’ambientazione così reale e onirica al contempo; la speranza in un futuro nuovo; l’incertezza del presente e la spiazzante decadenza del passato che ha in sé qualche seme salvifico.
Il giuramento che Boggiani ci impone, poi, è una via tortuosa, ma mai impraticabile, perché ogni singolo evento ci porta a crescere, a maturare e a chiederci cosa è in nostro potere per cambiare un contesto in cui, come diceva Heidegger, siamo gettati. Ma lo siamo davvero? Oppure abbiamo creato noi la trappola umana a cui i grandi della storia cercano di porre rimedio? E nel momento in cui si teme che le parole, da sole, non possano cambiare il mondo, ci rendiamo conto che un libro è sempre molto più di ciò che appare, come lo è il lettore stesso, protagonista primario e spettatore di una lotta che sembra non avere mai fine, neppure dopo l’ultima pagina.
C’è un intimo legame tra scrittore, libro, eventi reali o meno, lettore e narratore, così profondo da reggere l’intero racconto. Ecco, in ultima analisi, perché dobbiamo promettere e giurare a Boggiani totale lealtà e rispetto nei confronti della sua ultima opera: ne va della totale onestà con noi stessi e dell’esistenza autentica del libro che vive perché ogni lettore vive in esso.

La necessità di perdersi
Sarebbe facile definire Sono tornato come un romanzo di formazione filosofico-esistenziale, ma lo si ridurrebbe: la sola descrizione possibile sta nella sua lettura, abbandonandosi tra le parole cullanti di Boggiani, sapendo che ci si potrebbe anche perdere in un incubo, ma salvifico, spiazzante e, proprio per questo, necessario.
E, alla fine, quando l’ultima pagina sarà voltata, quando il mondo che credevamo di aver trovato solo nel libro ci riaccoglierà fuori da esso, facendoci capire che in realtà abbiamo solo letto il reale attraverso le lenti dell’autore, con la sua prospettiva illuminante, daremo il vero senso al percorso iniziato con un corpo dentro una valigia.
Sono tornato è una calamita. La Prefazione è di Davide Colombo, redattore de Il Sole24Ore, la Postfazione di Fabrizio Tedeschi, fondatore dell’ufficio “Insider Trading” di Consob e autore de Gli intoccabili del quartierino. E ancora. Il libro contiene cinque tavole, straordinarie per tecnica e intensità, di Alice Spagni, una studentessa del Liceo Artistico “A. Venturi” di Modena, per vedere la cattedrale dove si svolge la riunione e i quattro gargoyle che diventeranno personaggi indimenticabili. Previsto l’audiolibro, in omaggio con l’acquisto sia dell’opera cartacea che dell’ebook, narrato dall’attore Marino Bellini, e il sottofondo musicale di Nicola Cittadin all’organo del Duomo di Rovigo. E non è finita. Il booktrailer è di Carlotta Breda, la traduzione inglese di Giorgia Zanca.
Boggiani dedica l’opera al suo scopritore e maestro, il professore Giorgio Cortellessa.
La presentazione on line si svolgerà martedì 29 settembre (niente del libro è casuale) alle ore 18:45 collegandosi su Zoom e su Facebook.

Fabio Spada

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIV, n. 156, settembre 2020)

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