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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

La nascita dell’Unical:
i compromessi politici,
l’obiettivo di pacificare
una regione intera

di Francesca Rinaldi
Pellegrini edita il primo volume della storia dell’Università “Arcavacata”:
i progetti, le promesse politiche mantenute e «un sogno che si avvera»


Creare una comunità consapevole e un’identità collettiva, è sembrato essere questo lo scopo della presentazione del libro di Aldo Bonifati L’università della Calabria. Dalla legge istitutiva alla sua realizzazione pubblicato da Luigi Pellegrini editore con il sostegno della Banca popolare del Mezzogiorno. La presentazione è avvenuta il 28 settembre nell’Aula Magna dell’Unical a Rende, e poteva contare davvero su ospiti d’eccezione. Oltre alle cariche alte dell’Università stessa quali il rettore Giovanni Latorre, il decano (nonché ex rettore) Giuseppe Frega e il presidente dell’Istituto internazionale di Epistemologia “La Magna Grecia” Pietro De Leo, spiccava la presenza del senatore (nonché già presidente del Consiglio dei ministri) Emilio Colombo e dell’onorevole (nonché sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri) Dario Antoniozzi, naturalmente accanto all’autore Bonifati e al presidente della Banca popolare del Mezzogiorno Francesco Lucifero. A moderare i vari interventi, il caporedattore della Rai Calabria, Pino Nano.

Anche il parterre era d’eccezione con giornalisti vecchi e nuovi e autorità del luogo. Purtroppo quasi nulla la presenza degli studenti.

Nel suo intervento il rettore Latorre, dopo aver ricordato i “grandi numeri” attuali dell’Unical (34 mila studenti, 900 docenti, 760 tecnici e amministrativi, 6 facoltà, 25 dipartimenti e oltre 80 corsi di studi) ha elogiato Bonifati definendolo «dinamica e illuminata figura di imprenditore calabrese» che tra ostacoli di ogni genere ha iniziato a costruire l’Ateneo nei primi anni Settanta e con il suo libro è riuscito a raccontare la propria esperienza da un osservatorio «fatto certamente di progetti ma anche di contatti istituzionali, rapporti politici, relazioni personali». E sono infatti i rapporti politici a segnare la linea degli interventi successivi.

 

Il “pacchetto Colombo” e la fine della conflittualità

Il senatore Colombo, ormai ottantanovenne, ha appassionato la platea raccontando le vicende che diedero il via alla posa della prima pietra. Occorre ricordare (come ben sottolineato nel suo intervento dal professor De Leo) che la legge che istituiva l’Unical porta la data del 12 marzo 1968 – collocandosi dunque nel periodo del Sessantotto – e tuttavia bisogna attendere il 1971 affinché i lavori abbiano inizio, perché?

Come ben sappiamo, successivamente alla legge del 1970  – che stabiliva la nascita delle regioni a statuto ordinario – in Calabria si aprì un periodo di grande conflittualità che sfociò nei cosiddetti “moti di Reggio Calabria”, un anno intero di violenza diffusa che vedeva contrapposte le tre province calabresi e che vide anche l’arrivo dell’esercito nella città sullo Stretto. Colombo quasi si emoziona ricordando che il padre era nativo proprio di Reggio Calabria, che alcuni suoi fratelli sono nati là e che egli stesso vi ha trascorso i primi anni di vita. E fu proprio Colombo, che allora ricopriva la carica di presidente del Consiglio dei ministri, a sciogliere il nodo gordiano che era ormai diventato centrale nel conflitto calabrese, ovvero la distribuzione delle grandi opere pubbliche tra le varie zone della regione. Quindi, ha spiegato il senatore, il “pacchetto Colombo” stabilì, dopo non poche trattative, che a Gioia Tauro (nonostante costasse ben 50 miliardi di vecchie lire in più rispetto a Crotone, sito già industrialmente parzialmente avviato) venisse creato il famigerato quinto polo siderurgico dell’Iri, a Cosenza l’Università e a Catanzaro i cosiddetti “uffici”. Il “pacchetto Colombo” dunque diede il via ai lavori dell’Unical ponendo fine alla rivolta di Reggio Calabria, creò un polo siderurgico – mai poi realmente decollato – e designava la città di Catanzaro, con collegamenti stradali e ferroviari molto difficoltosi, capoluogo della regione.

Anche l’onorevole Antoniozzi, quasi coetaneo del senatore Colombo, racconta di come, tra mille traversie burocratiche, si sia potuti giungere a quel fatidico 5 novembre 1973, quando il primo rettore Beniamino Andreatta inaugurò l’apertura del primo Anno Accademico. Antoniozzi ha posto l’accento sull’importanza dei politici cosentini quali Riccardo Misasi, Giacomo Mancini ricordando anche Francesco e Sandro Principe, senza i quali questo progetto così ambizioso e innovativo non si sarebbe potuto realizzare.

 

Un unicum nel panorama universitario italiano

L’Università di Arcavacata di Rende è stata progettata e costruita per essere un campus universitario e quindi ben diversa dalle altre allora presenti sul territorio nazionale. Arcavacata è infatti un insieme di basse colline allora per nulla urbanizzate e l’unicum era anche rappresentato da questo suo essere al di fuori della zona urbana. Ricorda De Leo l’obbligo della residenzialità sia per gli studenti che per i docenti e da storico, ma in questo caso anche da testimone, racconta che nei primi anni le ragazze iscritte venivano accompagnate da parenti.

Sicuramente in una realtà arretrata come quella calabrese per molte giovani donne l’Unical ha costituito l’unico modo per accedere ad un’istruzione superiore ed uscire dai paesini e dalla stretta cerchia di controllo familiare e patriarcale e creare dei rapporti sociali autonomi da quelli familiari (cfr. Genere e mutamento sociale. Le donne tra soggettività, politica e istituzioni a cura di Donatella Barazzetti e Carmen Leccardi, Rubbettino 2001).

Per concludere, citiamo le parole del presidente della Bpmezz, Lucifero, che ha definito l’Unical «fonte di sviluppo non solo culturale, ma anche economico e sociale per il nostro territorio e rappresenta un validissimo baluardo contro il fenomeno della “fuga dei cervelli” che ha afflitto e affligge i territori meridionali». Chiosando e rilanciando proprio questa frase, a noi piace pensare che questo Ateneo sia non solo, ma anche per i «territori meridionali» e che i neolaureati dell’Unical si sentano pronti, capaci e consapevoli di essere cittadini del mondo e che, come già avviene, continuino ad iscriversi anche i residenti in altre regioni e i cittadini stranieri.

 

Francesca Rinaldi

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n 26, ottobre 2009)

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