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A. XVIII, n. 201, giugno 2024
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Storia (a cura di La Redazione) . A. XVIII, n. 201, giugno 2024

Reale o virtuale: in
quale dimensione
sociale viviamo?

di Ivana Ferraro
Edito da Armando, nel saggio di Ricci
l’analisi della società informatizzata


La società informatizzata e le sue continue richieste da parte dell’utenza, oltre che i suoi sistematici rimandi in cui man mano si perde l’essenza vera e autentica dell’esistenza, è sia quello che di più innovativo attualmente viene offerto dal mercato globalizzato, sia quello che dovrebbe essere uno degli apici più innovativi delle nostre vite.
A porre l’attenzione su questi due aspetti specifici è Simone Paolo Ricci nel saggio La Società on demand – E l’illusione dell’onniscienza (Armando editore, pp. 74, € 9,00). Attraversando in lungo e in largo le dinamiche attraverso le quali si veicolano attualmente le relazioni sociali, l’invito ultimo dell’autore resta propositivo e ottimistico, inducendo il fruitore a riflettere su un uso ponderato e oculato della tecnologia con la quale bisogna fare i conti.
Da qui, un’elegiaca conclusione che, come si approfondirà qui di seguito, pone l’accento principalmente sul senso della gratitudine che va coltivato perché ci renda migliori, anche quando essa rappresenta, simultaneamente, sia un diritto che un dovere verso se stessi e verso gli altri.

Un tempo per riflettere: il tempo pandemico
La nascita di questo libro, che potrebbe essere definito una via di mezzo tra un saggio espositivo e un saggio argomentativo, è da collocarsi durante il penoso e forzato periodo di “clausura” della recente pandemia. Un lasso di tempo in cui chiunque è rimasto sospeso e imbrigliato in diverse speculazioni, in varie attività di riflessione a cui neanche lo stesso autore si è sottratto. Egli invita sin da subito a dare la giusta importanza ai molti interrogativi che attanagliano il peregrinare di questa vita, tra i tanti cerca di dare una risposta a una domanda ben specifica: «Cosa facciamo veramente tutti i giorni su questo pianeta?».
La frantumazione dei rapporti tra estranei è nella stessa lunghezza d’onda dei rapporti tra consanguinei e tra pari, partendo dal presupposto che tutti “vogliamo lo stesso”: non stare male, essere felici e non tristi, guadagnare bene, rifocillarci, possedere dei beni di qualità, autovettura, casa, lavoro, famiglia. Ma siamo tutti in grado di essere nello stesso stato di partenza per essere così sicuri di tagliare il traguardo da vincitori? Ognuno dà quel che può e cerca di migliorarsi o permanere nello status quo in cui, probabilmente trova la propria giusta dimensione, la propria zona di comfort. Tutto ciò viene dall’amara constatazione della perdita di obiettivi, di punti di riferimento, di mentori, di guide.
Viviamo in un sistema in cui due sono i fattori interdipendenti che influenzano le nostre capacità adattative: il fattore morfostatico e quello morfogentico. Il primo fattore è l’insieme delle componenti assolute del sistema, perciò resta quasi immutato, mentre il secondo attiene alle predisposizioni individuali innate. Nel momento in cui le variabili statiche apportano dei progressivi sviluppi, le variabili genetiche, pur rimanendo tali dalla nascita, subiscono delle mutazioni per essere adattative alla nuova situazione di sistema. Essi sono decisamente interdipendenti e funzionali, basti pensare di applicarle, come suggerisce l’autore, al sistema sociale.
Quest’ultimo ha come prerogativa essenziale l’interazione base tra due individui e/o tra molti. Questa caratteristica sarebbe tanto più determinante ed efficace se l’azione sociale tra gli attori potesse essere condotta sulla base di valori e norme condivisi, tali da determinarne un ordine sociale stabile e duraturo. Questi valori ne legittimerebbero altresì la loro esistenza in quanto l’assenza assoluta avrebbe come diretta conseguenza la distruzione totale dello stesso sistema.

Viviamo nella vita reale o nella rappresentazione cognitiva della stessa?
Molto lusinghieri sono nel testo i continui rimandi a grandi personaggi della sociologia storica e attuali, dai fenomeni psico-cognitivo-linguistici a quelli pro-sociali. L’autore riesce a un tempo a essere un arguto osservatore e un fantastico argomentatore di una disillusa società i cui membri non si conoscono più e non si ha neanche la velleità di volersi ri-conoscere nell’altro e con l’altro.
Sembra che la percezione della realtà sia un bel po’ travisata, ci si conduce come se si fosse in preda alla “Sindrome di Parigi”, un disturbo psicofisico di cui soffrono i turisti giapponesi. Infatti, essi hanno un’introiezione fobica della città francese tant’è che tra la rappresentazione cognitiva della città e quella che visitano, immensa luminosa, essi manifestano delle forti reazioni psicosomatiche tali da camminare, in loco, costantemente con la macchina fotografica davanti al viso, per attutire la sproporzionata dimensione tra quello che è la realtà vera e la rappresentazione della stessa.
C’è da mettere in rilievo che questa sindrome descrive al meglio tutti gli accadimenti ultimi della nostra società, soprattutto se filtrata attraverso le strumentazioni informatizzate e le loro cosiddette “piattaforme”, dove chi divulga una qualsiasi idea, lo fa in maniera spropositata e, distribuendo costantemente delle “perle di saggezza”, sembra avere la meglio. Da qui, la nascita della società on demand.
L’accezione che ne dà l’autore è molto interessante: «Questa nuova giungla contemporanea alterata dal doping quotidiano della vita On demand». Qui, ognuno rivendica come «diritto acquisito everything, everytime and everywhere e la dura realtà della quotidianità offline» creando una dissonanza cognitiva delle più memorabili.
Tuttavia, se è vero che il pensiero unipolare può determinare le sorti dell’intera umanità, perché non rimettere in piedi quei sogni, quei valori, quei principi che sordidamente ci hanno appiattito, negato e usurpato? È difficile poter avere dell’ottimismo in soggetti sociali, componenti essenziali della stessa, quando gli stessi non riescono a cogliere ed elaborare opportunità di miglioramento. Ben tuttavia, per spirito di sopravvivenza, bisogna farlo, è necessario ritrovare preparazione, competenza, talento e spirito di sacrificio.
E per quanto gli scenari possano sembrare conflittuali e pessimistici, per quanto sia difficoltoso mettere a confronto generazioni diverse e per quanto possa essere imperante e soffocante l’individualismo on demand, in cui la rilevante onniscienza la fa da padroni, risulta più che mai necessario riappropriarci del vero senso della gratitudine.

Ivana Ferraro

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVIII, n. 201, giugno 2024)

Collaboratori di redazione:
Elisa Guglielmi, Ilenia Marrapodi
Progetto grafico a cura di: Fulvio Mazza ed Emanuela Catania. Realizzazione: FN2000 Soft per conto di DAMA IT