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A. XVIII, n.196, gennaio 2024
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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XVIII, n.196, gennaio 2024

Zoom immagine Un dibattito per cercare di capire
se la scuola italiana è riformabile

di Alessandro Milito
Per Rubbettino, Alessandro Vinci raccoglie critiche
e proposte relative ai tratti del sistema dell’istruzione


Nel film La scuola di Daniele Luchetti il consiglio di classe della IV A si riunisce in palestra perché il soffitto della biblioteca, generalmente utilizzata per le riunioni del corpo docente, è crollato. La lunga scena che segue rappresenta uno dei momenti più riusciti del filone cinematografico a tema scuola, particolarmente fiorente all’inizio degli anni Novanta. Il confronto tra i docenti, che devono giudicare una classe “complicata”, e il preside, particolarmente ignorante e inadatto al ruolo, è tanto ironico quanto illuminante.
Ogni insegnante è descritto in tutta la sua umanità: c’è chi vuole finire il prima possibile il consiglio perché deve tornare a casa dalla figlia, c’è chi prende poco sul serio il momento e chi si sente investito di un ruolo da esercitare con severità e rigore.
Altrettanto diversi sono i metodi di giudizio sui singoli studenti: chi vorrebbe mandarli a «zappare la terra», chi si dimostra sensibile a ogni loro minimo progresso e vorrebbe salvare il salvabile e chi invece si oppone alla promozione di tutti, sostenendo che il proprio giudizio deve essere fondato e inattaccabile.
Ne deriva una trattativa sui singoli voti, che altro non sono che piccoli numeri attribuiti a vicende (e personalità) ben più ampie e complesse che poi vengono sviluppate nel corso del film.
Se una pellicola del 1995 è ancora valida, non solo per il suo valore artistico ma anche per il ritratto, perfettamente attuale, che fa della scuola, è il caso di porsi qualche domanda sullo stato dell’istruzione italiana.
Domande alle quali Fiaccole, non vasi – Confronto critico sulla scuola di oggi e, soprattutto, su quella di domani (Rubbettino editore, pp. 158, € 16,00) a cura di Alessandro Vinci per la collana Problemi aperti di Rubbettino editore, cerca di dare più di una risposta.

La scuola in tutte le sue forme
Alessandro Vinci, giornalista del Corriere della Sera, ha curato questo saggio corale, composto dagli interventi di numerosi esperti del settore dell’istruzione. Ne è nato un libro a più voci molto vario, con prospettive eterogenee in grado di evidenziare i difetti e i pregi della scuola in tutte le sue forme, pensando soprattutto al rinnovamento del sistema educativo e del rapporto tra docenti e studenti. L’operazione editoriale può anche vantare un intento filantropico in quanto tutti i diritti d’autore saranno devoluti a un progetto benefico di lotta all’abbandono scolastico descritto nell’Appendice del testo.
Già da questi dettagli è possibile definire le coordinate ideologiche e valoriali sulle quali viaggia il libro: un robusto apparato critico sull’esistente scolastico, con critiche a tratti molto severe sul modello di didattica ancora imperante, la scarsità di risorse investite sull’istruzione e l’eccessiva “burocratizzazione” del lavoro dei docenti.
Fin qui nulla di particolarmente nuovo sotto il sole. Laddove Fiaccole, non vasi può perdere qualcosa sotto l’aspetto dell’originalità senz’altro recupera sul piano della varietà e della molteplicità delle prospettive offerte. Si avverte l’attenzione investita dal curatore nel cercare di rendere al lettore una fotografia il più possibile realistica – e perciò multiforme – dell’universo dell’istruzione nazionale.
Dalle carceri agli ospedali, dalla comunità di recupero di tossicodipendenti alle scuole delle periferie più complesse, il quadro appare ampio e composito così come il numero degli autori, ciascuno con la propria esperienza: Annamaria Berenzi, Eugenia Carfora, Lorella Carimali, Alessandro de Concini, Umberto Galimberti, Nicolò Govoni, Sandro Marenco, Carlo Mazzone, Deanna Michelini, Daniele Novara, don Marco Pozza, Matteo Saudino ed Elena Ugolini.

Tutti promossi?
Non tutti gli interventi raggiungono la tanto agognata sufficienza: alcuni autori sono “rimandati a settembre”. In particolare, delude il contributo del nome forse più altisonante, ovvero quello del professore e psicologo Umberto Galimberti. Forse non proprio a suo agio con l’argomento trattato, Galimberti cede il passo più volte a commenti già sentiti, se non apertamente reazionari, sull’effetto negativo della digitalizzazione e dei tanto agognati social sulle nuove generazioni: una divisione netta tra “mondo reale” e “mondo virtuale” che difficilmente risulta condivisibile o comprensibile per uno studente odierno. Anche le proposte per superare il decadimento della scuola non lasciano il segno e rischiano di apparire, se non anacronistiche, quantomeno poco proiettate al futuro: tra queste si veda la proposta di incrementare l’indirizzo umanistico in quanto l’unico in grado di «portare lo studente alla maturità».
Tuttavia, il volume è valido proprio perché alterna immediatamente dopo interventi dal tenore radicalmente diverso. Tra questi si fa notare quello di Sandro Marenco, docente di Inglese che è riuscito a ottenere un seguito notevole su TikTok e su Instagram. Da un’esperienza nata quasi per gioco durante i periodi più difficili della pandemia, il professore racconta di essere riuscito a creare un nuovo rapporto con i suoi studenti, e non solo, applicando una didattica in grado di utilizzare il linguaggio più diretto dei social network.
Un’esperienza che farà storcere il naso a più di qualcuno ma che se non altro è interessante conoscere e sicuramente apprezzare per il suo coraggio e per la sua innovatività.
Non mancano poi contributi più canonici, tutti accomunati da una scrittura scorrevole e da un sincero trasporto emotivo e professionale.

I limiti del dibattito
La lettura di Fiaccole, non vasi stimola a riflettere sulle criticità – ormai in alcuni casi strutturali – che affliggono la scuola italiana e sulle possibili strade da percorrere per superarle e riformare il sistema educativo. Ciononostante, non si può non vedere come buona parte degli interventi spesso cadano in un antico vizio di cui è affetto questo dibattito: una dose eccessiva di retorica. Il più delle volte avviene con la totale buona fede dell’autore, sinceramente appassionato e dedito al suo mestiere di educatore. Allo stesso tempo non è possibile notare quanto alcuni concetti vengano edulcorati fino all’eccesso, su tutti il ruolo dei docenti. Con un effetto che risulterebbe forse indesiderato ad alcuni degli stessi docenti-autori: all’educatore viene richiesto di essere un superuomo.
Stando a questa tesi, il docente del futuro dovrebbe essere preparatissimo nelle proprie materie ma anche un esperto nelle tecniche più avanzate di pedagogia. Grande erudito ma pure guida spirituale e ideale degli studenti, con i quali dovrebbe mantenere un dialogo pressoché costante anche al di fuori delle mura scolastiche. Un docente in grado di superare il modello – quasi all’unanimità condannato – della lezione frontale in favore di non meglio specificate tecniche che presuppongono, almeno stando agli interventi, una naturale predilezione degli alunni. Un professore che, di fatto, dovrebbe in alcuni casi fare le veci della famiglia e capire immediatamente le ragioni economico-sociali alla base del disagio dei suoi ragazzi più restii all’apprendimento.
Non mancano, tra i numerosi interventi già citati, anche spunti critici sul contratto collettivo dei docenti, sul loro metodo di reclutamento e sullo scarso valore che ormai viene riconosciuto alla professione, sottopagata se confrontata con i maggiori paesi europei.
Sono questi alcuni dei punti più sensibili che forse meriterebbero un nuovo volume. Dopotutto, l’iniziativa editoriale alla base del testo è valida e può senz’altro essere ripetuta. Ci rivediamo a settembre, con un pizzico di retorica in meno.

Alessandro Milito

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVIII, n. 196, gennaio 2024)

Collaboratori di redazione:
Elisa Guglielmi, Ilenia Marrapodi
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