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A. XVII, n.190, luglio 2023
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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XVII, n.190, luglio 2023

Zoom immagine L’ossessione della fama può
tradursi in astinenza mediatica

di Ginevra Alibrio
Terminiamo qui la recensione dei due libri pubblicati
da Nep e scritti usando gli pseudonimi Bloom e Ness


Questo contributo è la continuazione dell’articolo apparso sull’ultimo numero di Direfarescrivere (per leggere la recensione basta cliccare qui). Dunque, fa seguito alla domanda posta a incipit dell’esame di Exit. Uscite dal mondo (Nep edizioni, pp. 200, € 15,00): fin dove può spingersi l’ambizione di un uomo?
Infatti, abbiamo deciso di integrare le osservazioni messe in evidenza in quel contesto con altri elementi caratteristici che connaturano Starman (Nep edizioni, pp. 136, € 15,00), opera dello stesso autore, che ancora una volta decide di restare anonimo, poiché in questo caso utilizza l’eteronimo di Eliot Ness. In primo luogo, è opportuno evidenziare come il protagonista del romanzo risulti essere ossessionato dalla fama e la sua volontà di primeggiare nell’immaginario collettivo, che si traduce anche in astinenza mediatica, sfiora gli effetti della dipendenza. E forse è emblematico, a tal proposito, che il protagonista sia un astronauta e la vicenda superi il limite terrestre per spostarsi nell’immensità dell’Universo. Se in Exit i diversi mondi possibili erano metaforici, in Starman ci troviamo letteralmente in un altro mondo: lo Spazio. Il viaggio di Starman non è solo un viaggio fuori orbita, ma un percorso interiore di grande introspezione, reportage di sensazioni ed esperienze in cui si avverte la tensione a qualcosa di più alto. Stavolta, al contrario di Exit, la tecnologia non è un mezzo sufficiente e la ricerca da compiere è di tutt’altro stampo perché “spirituale”: soprattutto, non mette a repentaglio il futuro del genere umano! Anzi, potrebbe addirittura migliorarlo, nel connubio di conoscenze specifiche di antiche tradizioni e discipline, oggi praticate da milioni di persone nel mondo (come lo yoga, il tai-chi, la meditazione o mindfullness), con le prospettive più avanzate della tecnologia e del transumanesimo…

«La luce non ama l’ombra. Protegge se stessa eclissandosi»
Sei mesi a oltre 400 chilometri dalla superficie terrestre. Starman ci racconta l’impatto di un astronauta con il rientro sulla Terra, quando il legame viscerale si è spezzato ed è scoppiata dentro di lui una scintilla che adesso è fuoco che divampa nelle sue cellule. Forse proprio questa luce può rivelarsi la soluzione alla perdita di senso della sua vita, nonché il carburante adatto alla sua ambizione?
Nella storia di Starman ci sono donne che ringiovaniscono misteriosamente: qual è il misterioso segreto delle “astrowives”, le mogli degli astronauti, nei loro abiti pastello «fra prati ben curati e la celebre piscina pubblica a forma di navetta Mercury»? Queste donne così radiose, belle, appagate, che sprigionano pienezza. Starman rivela la sua sensazione di perdita di mascolinità: la moglie un fiore, lui la larva. Tema portante è difatti la longevità: senza l'energia vitale (ciò che nello yoga è chiamato prana; nel tai-chi, il chi o ki; nel Qi-gōng il qi, mentre nelle tradizioni ermetiche ed alchemiche occidentali corrisponde alla “quintessenza”), non ci può essere rivitalizzazione, rigenerazione, ma solo la chirurgia plastica, l’intervento sulla corporeità “esterna”, la “maschera”, la parte materiale-biologica dell’essere umano.
Credo che il mondo intero, come Starman, sogni il nettare degli dei, un’eterna giovinezza, un elisir che rallenti l’incedere delle lancette, perché «quando si è giovani si spera segretamente che il tempo ci abbia dimenticati, che non si curi di noi», ma poi ci rende inevitabilmente conto che, come i fiori, si appassisce. Non siamo piante sempreverdi, siamo piuttosto farfalle.

«È l’energia che anima la materia»
E se alcune discipline millenarie permettessero di invertire il corso del tempo biologico, o almeno rallentare, il processo degenerativo umano? Se si potesse letteralmente ingannare il tempo?
Starman compie un secondo viaggio, in Oriente alla scoperta del Qi-gōng. Dai discorsi del guru Who-Ling apprendiamo l’esistenza di un quinto elemento e di una città nascosta, Agarthi, «il mondo delle possibilità», un’Area 51 cinese che nasconde immensi laboratori di ricerca basati su esperimenti e tecnologie futuribili. Cos’è l’energia vitale? E l’Ergoplasia? Le discipline psicofisiche lavorano anche sula parte energetica, psichica e spirituale, nutrendo l’organismo con un “alimento sottile” ben percepibile dagli adepti. Il protagonista del racconto è un astronauta maturo che, in virtù di una singolare iniziazione, si trasforma in “entronauta”, sensibile a questa forma più interiore e raffinata di energia e consapevolezza.
Eliot Ness parla di annullamento di gravità, di applicazione di yin e yang, di adepti che «imitavano le galassie, il moto vorticale delle stelle, le spirali cosmiche, la ronda delle costellazioni», ma non sono altro che metafore di uno scavo interiore che ognuno di noi dovrebbe compiere. Perché in fondo l’uomo tende sempre a un “free gravity lifestyle”, che liberi dal peso delle cose e della vita. Starman ci invoglia a diventare degli «Ulisse dell’anima» che navigano nell’Universo dell’interiorità in cui «l’elemento fondante, la bussola e allo stesso tempo la materia da trasformare durante il viaggio, è la coscienza».

Due concezioni antitetiche della realtà
Perché noi occidentali, quando ci chiedono chi siamo, rispondiamo spiegando cosa facciamo nella vita? Lo scritto di Ness mostra l’abissale divario culturale tra Oriente e Occidente, tra una cultura fondata sulla pura scienza, materialistica e devitalizzata, e un’altra che è invece attenta al fluire della vita e in simbiosi con la natura, esoterica e metafisica. L’Occidente si muove capitalisticamente, e in tal senso non sperimenta nulla che non produca un guadagno, mentre l’Oriente non disdegna il fallimento, perché quelli che magari non sono successi finanziari sono comunque conquiste in termini di scoperta.
Starman apre gli occhi su un concetto fondamentale: le droghe sono molte più di quelle che etichettiamo come tali, ma è droga il successo, il bombardamento mediatico, la logica del consenso, il consumismo e mille altri “supercattivi” della nostra quotidianità. Il ritratto è quello di un Occidente che teme il vuoto e lo riempie di cose inutili.
Non bisogna aver paura di svuotare la mente, e a volte cedere all’attrazione dei propri buchi neri può rivelarsi la salvezza dal proprio ego che accusa i colpi della vita, e «l’unico modo per non essere spazzati via dalle radiazioni è di diventare noi stessi stelle pulsanti».

Astronauti, entronauti e cosmonauti
La forza di questo scritto è la potenza delle sue metafore, nell’etichettare un uomo allo sbaraglio in mezzo a robot che lui stesso ha creato, sempre più sordo e indifferente alla propria anima. L’immersione nel racconto è totale, anche per merito delle suggestive tavole grafiche dell’artista Michele Mariani, che fanno da cornice a tutto il testo.
Seguendo l’itinerario musicale che in qualche modo l’autore ci suggerisce, da Across the Universe dei Beatles a Starman di David Bowie (il titolo del romanzo, infatti, non vi ricordava qualcosa?), scopriamo tra le pagine che qualsiasi successo è vano se non ci si ascolta. Se non si lascia cadere il velo di Maya, se non si diventa “alieni” rispetto ai meccanismi ingenui e vuoti che regolano l’esistenza umana.
Tutti sogniamo un viaggio in un altrove, nello Spazio infinito, perché talvolta la vita sulla Terra ci appare insopportabile. La Terra ha una voce, «sommessa ma impressionante, come il tuono di un vulcano rallentato all’infinito, simile alla promessa di una immensa esplosione»: lo sa bene Starman, e dopo questa lettura lo sappiamo anche noi. E Ness ci lascia con un desiderio impossibile: provare questa esperienza catartica e adrenalinica di essere sparati nell’atmosfera a una velocità di accelerazione di 7G, ascoltando una canzone degli U2. Tuttavia, adesso sappiamo persino che «si può diventare astronauti rimanendo anche qui, sulla Terra».

Ginevra Alibrio

(direfarescrivere, anno XIX, n. 210, luglio 2023)

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVII, n. 190, luglio 2023)

Collaboratori di redazione:
Ilaria Iacopino, Ilenia Marrapodi, Maria Chiara Paone
Progetto grafico a cura di: Fulvio Mazza ed Emanuela Catania. Realizzazione: FN2000 Soft per conto di DAMA IT