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A. XVII, n.189, giugno 2023
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Problemi e riflessioni (a cura di La Redazione) . A. XVII, n.189, giugno 2023

La Resistenza: il fulcro
dell’Italia repubblicana

di Mario Saccomanno
Svoltosi a Roma, un incontro in cui la memoria
diventa appiglio per interrogarsi sul presente


Dopo l’armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, col quale l’Italia ha firmato la fine della guerra verso gli angloamericani, si sono verificati una serie di movimenti politici e militari che hanno posto fine alla dittatura fascista. La Penisola si è trovata tagliata in due: a Sud vi erano gli angloamericani e il governo Badoglio che si appoggiava su questi; a Nord i tedeschi che avevano posto nuovamente Mussolini alla guida di un regime collaborazionista, la Repubblica sociale italiana (Rsi).
A ottant’anni esatti da quei rilevanti episodi di lotta appare inevitabile soffermarsi sui tratti della Resistenza italiana. In primo luogo, così come avvenuto in altre terre, occorre affermare che si è trattato di un movimento politico e militare di liberazione che, se si considerano le forze interne che si sono dovute fronteggiare, ha assunto anche i tratti di una guerra civile.
Proprio sul tema, l’incontro che si è svolto a Roma il 24 aprile scorso, organizzato dalla casa editrice Electa con la collaborazione della Federazione unitaria italiani scrittori (Fuis) e promosso dall’assessore alla Cultura del comune di Roma, Miguel Gotor, e dalla Terza università di Roma, ha sottolineato in maniera marcata come in quel lasso di tempo vadano ricercati gli elementi imprescindibili che sono sfociati nel passaggio alla forma di governo repubblicana.
Infatti, soffermarsi sui tratti di quella specifica fase storica – cioè i venti mesi della lotta partigiana contro il nazifascismo e tutta la stagione, dall’8 settembre 1943 al primo gennaio 1948, che hanno portato alla Costituzione – significa, in primo luogo, confrontarsi con valori e principi di convivenza sui quali si è ispirata la Repubblica italiana.
Così, durante l’evento si è ribadito a più riprese come l’emanazione della Carta costituzionale sia stata possibile proprio perché in tutti coloro i quali hanno partecipato a redigerla era ben sedimentato il sentimento della tolleranza. Inoltre, il presidente della Fuis Natale Antonio Rossi, nell’introdurre ai temi specifici della giornata, ha voluto giustamente evidenziare come all’interno dei 556 padri costituenti, suddivisi in 16 partiti, con orientamenti politici non di rado molto distanti tra loro, c’erano anche donne e giovani che avevano combattuto per quella libertà a lungo negata. Si tratta di un sintomo evidente di come quel bisogno di mutare la brutale quotidianità del Ventennio fosse ben radicato in tutta la popolazione.
In tal senso, aver pronunciato ad alta voce i nomi, uno a uno, proprio delle donne coinvolte nella Resistenza ha significato collocare nella dimensione spaziale dell’incontro le testimoni dirette di una generazione cha ha dovuto prendere le armi per affermare valori indiscutibili. Eppure, durante la giornata si è mostrato come il dibattito politico che connatura il presente presuppone che si compiano nuovi sforzi in cui si staglia la voglia di cogliere a piene mani in quella esperienza esistenziale la possibilità di un futuro più nitido.

La Resistenza nel Meridione
L’evento ha visto la partecipazione attiva di scrittori di indubbie qualità letterarie: Tomaso Binga (Bianca Menna), Franco Buffoni, Gesi Hornoff (Giuseppe Calabrese), Silvana Cirillo, Tiziana Colusso, Quintino Di Marco, Sara Favarò, Antonio Filippetti, Francesco Gui, Fulvio Mazza, Fabrizio Nocera e Antonella Pagano.
Inevitabilmente, ogni partecipante si è soffermato sul tema della Resistenza. In dettaglio, la giornata ha visto la declinazione del termine resistere come mezzo per ricordare il passato, per vivere il presente e per creare un futuro. Ne è scaturita la comprensione più accurata di come un evento storico siffatto sia impregnato di esistenzialismo. Proprio da questo punto di vista si comprende la necessità di scrivere su quello snodo fondamentale della storia italiana che molteplici autori hanno avvertito di generazione in generazione.
Eppure, dopo il celebre romanzo autobiografico incompiuto Il partigiano Johnny, l’opera più conosciuta di Beppe Fenoglio, pubblicata postuma nel 1968, e in seguito all’articolo dello scrittore ligure Italo Calvino apparso nell’aprile del 1977 su il Corriere della Sera in cui si può leggere un’acuta riflessione sui vent’anni successivi al regime fascista, il canone letterario della Resistenza sembra che si sia in qualche modo affievolito.
Senza alcun dubbio, nel corso dei decenni successivi, non sono mancati gli autori che hanno avvertito l’esigenza di raccontarla anche tramite la letteratura. Eppure, i risultati recenti non si sono imposti alla memoria come grandi classici. Per questo motivo, l’incontro di cui si stanno evidenziando le caratteristiche peculiari ha preso le mosse dal bisogno di far notare come quel determinato periodo storico, anche dal punto di vista letterario, non sia affatto da considerare un’esperienza finita.
In particolare, la produzione letteraria che è stata presentata è gravitata attorno alle vicende che hanno marcato il Meridione. Ne è conseguito che il binomio Resistenza-Sud Italia regge senza grosse difficoltà alla sola apparente imperfezione cui troppo spesso gli è stata attribuita nel corso dei decenni.
In tal senso si è sottolineato come ci siano diversi tipi di resistenze e come il Sud Italia sia stato abbastanza partecipe. In quattro punti fondamentali, si è chiarito come vi sia stata la resistenza: contro i tedeschi e i fascisti; contro chi voleva perpetuare il potere fascista; quella dei fascisti contro gli anglo-americani, cioè l’organizzazione dei fascisti nel Meridione contro la presenza anglo-americana nella Penisola; quella popolare, segnata in modo marcato dalle occupazioni delle terre.

Le riflessioni inevitabili sull’attualità
Inevitabilmente, parlare di civiltà e di diritti, guadagnati anche e soprattutto con enormi sacrifici, impone alcune riflessioni sull’attualità. Infatti, non a caso, durante l’incontro, ampio spazio è stato dato pure alla messa in evidenza di alcuni elementi stringenti che contrassegnano la quotidianità.
Ne sono conseguiti diversi punti interrogativi da cui prenderanno le mosse i prossimi incontri. Per esempio, ci si è domandati quale civilizzazione può esserci in quei paesi che vivono in guerra oppure se chi costruisce armi partecipa anch’esso alla “civiltà della guerra”. Ancora, si è posto l’accento sulla Costituzione e ci si è chiesto se possa o meno ammettere un governo di ispirazione fascista o se alcune figure che ricoprono qualsivoglia posizione, in particolare quelle apicali, possano essere legate o meno a quell’ideologia. Da qui un altro interrogativo imprescindibile: questa eventualità è possibile poiché la legge lo permette o perché la democrazia è andata corrompendosi e consentire queste eventualità?
Il bisogno di interrogarsi su questi temi e la necessità di chiamare in causa gli scrittori per far leva sull’alfabeto narrativo muove dall’importanza che proprio gli scrittori ricoprono. Di sicuro, non sono questi ultimi a dire, per esempio, come si dovrebbe correggere la legge elettorale, ma sono le figure che più di tutte possono presentare il darsi del presente, soprattutto in quegli aspetti più riposti che lo contrassegnano.
Così, i nuovi approfondimenti, che presuppongono altri incontri, verranno sempre raccontati da testimoni diretti che riconoscono nelle vicende, negli insegnamenti e nei valori della Resistenza i tasselli su cui tornare e costruire.

Mario Saccomanno

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVII, n. 189, giugno 2023)

Collaboratori di redazione:
Ilaria Iacopino, Ilenia Marrapodi, Maria Chiara Paone
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