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A. XIII, n.145, ottobre 2019
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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIII, n.145, ottobre 2019

Zoom immagine Che conseguenze ha il passato?
Quali sono i suoi riscontri oggi?

di Giuseppe Chielli
Per il Seme Bianco, Alfio Giuffrida scrive del Sessantotto e di oggi.
Renato Minore, nella sua Prefazione, lo analizza compiutamente.
Un successo certificato anche dalla classifica di Amazon libri


Il passato non resta mai tale, e porta costanti spunti e riflessioni anche nella sfera del presente. Quello che è accaduto e quello che accade non sono mai due mondi distinti, anzi il passato caratterizza il presente, con anche un susseguirsi e una concatenazione di eventi. Come diceva il filosofo Giambattista Vico possiamo parlare di «corsi e ricorsi storici». Con una riflessione a posteriori, si può determinare quanto una determinata fase sia stata valida e utile per i periodi successivi, in meglio, o in peggio.

Scontro tra realtà passata e presente
Su questo tema si inserisce il nuovo romanzo di Alfio Giuffrida, Odore di sujo (il Seme Bianco, pp. 200, € 17,90), parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale. Si può parlare di un «thriller d’azione», o per usare le parole del critico letterario che ne ha curato la Prefazione, Renato Minore: «Il lettore può davvero inseguire i suoi protagonisti e le comparse del gran gioco narrativo, con le sorprese, le agnizioni, i colpi di scena, i ribaltamenti di prospettiva, gli inserimenti più o meno allusivi di fatti clamorosi di cronaca politica e giudiziaria». In una trama ambientata in vari punti del mondo, che vanno da Cuba alla Giamaica, passando per Rotterdam, Roma, o Valencia, si inserisce una serie di vicende, per usare sempre le parole di Minore: «[…] che impegna tutti gli attori della vicenda in un incastro sempre più fitto di eventi in cui, al limite della verisimiglianza che accende il romanzesco con i suoi elementi più forti […] i destini sembrano alla fine a sorpresa soprapporsi l’uno all’altro, e l’uno rimandare all’altro grazie alle continue rivelazioni».

Un nuovo modo di raffigurare il Vero
Tuttavia, l’originalità di questo romanzo sta nel suo essere un manifesto di quel genere letterario emergente, che è stato definito come Verismo Interattivo. Giuffrida è stato l’apripista di questo movimento, al quale in seguito si sono aggiunti autori quali il giornalista Rai Gianni Maritati, Paolo Arigotti, Cosimo Mirigliano, e molti altri. Di tutto questo ne parla la giovane critica letteraria Maria Chiara Paone nella rivista online mensile di cultura e scrittura Difarescrivere nel numero di settembre, (potrete leggere l’analisi al seguente link: http://www.bottegaeditoriale.it/questionidieditoria.asp?id=192).
Per Verismo Interattivo si intende una corrente che traccia, nelle sue storie, fenomeni più o meno verosimili, perché, nei suoi intenti si rifà al Verga che mette a nudo la società raccontandone i fatti veri, messi insieme in una fiction che, pur se inventata, deve essere plausibile. Segue l’esempio di Dan Brown che ha trasformato il romanzo in un elemento culturale. A tutto ciò Giuffrida aggiunge l’interattività, ovvero dà al lettore la possibilità di approfondire gli elementi trattati mediante il colloquio in dei forum presenti in rete. Ogni libro di Alfio Giuffrida contiene quindi uno scopo e degli argomenti da discutere.

Le conseguenze del passato sul mondo attuale
In questo racconto, che Giuffrida inquadra come un «thriller d’azione e politico con intenti di denunzia sociale», dalla storia della scomparsa di Giorgio, sessantottino appartenente alla corrente della sinistra extraparlamentare, si delinea una riflessione sul mondo attuale e sulle conseguenze del Sessantotto nella nostra società. Questo movimento, che doveva essere contro tutto e tutti ha davvero creato una società migliore? In quella stagione politica, ricorda l’autore la parola «“dovere” era stata associata, in modo indissolubile, alla tirannide e cancellata dal loro vocabolario. […] E la politica era diventata la meta più ambita dai lestofanti scatenati, da quella interminabile schiera di arrampicatori sociali che l’avevano stuprata, violentata, le avevano strappato i vestiti da regina e l’avevano ridotta a fare la sgualdrina». Di quel mondo utopico oggi è rimasta una corruzione generalizzata, tale un po’ in tutti i settori, da rendere i giovani lontani dalla politica. La storia della compagna di Giorgio, Jennifer, lascia scaturire tutta una serie di riflessioni sulle conseguenze del castrismo a Cuba (specie per chi come lei non è allineato al regime ed è costretto a cambiare vita, identità e a scappare per il mondo), sull’omosessualità, fino ad arrivare al mondo della droga, descritto insieme a quello strettamente collegato della malavita.
Si possono rintracciare spunti sulla giustizia e talvolta le sue sentenze errate (generate spesso anche dalla corruzione), tema tipico del nostro paese. In quest’ultimo caso, non sarebbe meglio processare i magistrati che per le loro nefandezze hanno distrutto la vita di persone innocenti e, se colpevoli, condannarli con pene esemplari? Lo stesso titolo è emblematico, in quanto il termine “sujo” in talune parlate meridionali indica la puzza di zolfo, mentre in questo testo, per estensione, indica la puzza e il marcio generati dalla corruzione.

Un libro che parte dal verosimile e dal passato, per arrivare in un climax alla società attuale e alla deriva della stessa.

Giuseppe Chielli

www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 145, ottobre 2019

La classifica di Amazon libri certifica il successo del libro
Riportiamo qui di seguito una nota della nostra Agenzia letteraria Bottega editoriale del 14.10:
«Il romanzo Odore di sujo, dello scrittore catanese Alfio Giuffrida, edito da il Seme Bianco, ha raggiunto la settimana scorsa un bel piazzamento nazionale.
Il libro, facente parte della “Scuderia letteraria” dell’Agenzia Bottega editoriale, è entrato difatti nella classifica Amazon dei primi 200 libri venduti all’interno della sua categoria letteraria. Il successo è probabilmente scaturito dalla concomitanza di alcune importanti recensioni che hanno prodotto il “passa parola” vincente.
Ci riferiamo all’articolo qui presente di Giuseppe Chielli su www.bottegascriptamanent.it e a quello di Carmela Carnevali su www.lucidamente.com, che si aggiungevano a quello di Maria Chiara Paone su ww.bottegaeditoriale.it/direfarescrivere.asp. Anche sul sito privato dello scrittore www.alfiogiuffrida.com nei giorni scorsi sono apparsi alcuni articoli che hanno avuto un vasto successo di pubblico.
Ne siamo veramente felici anche perché, classifica o non classifica, il romanzo lo merita veramente. Parola del critico letterario Renato Minore, che del libro ha scritto la Prefazione mettendo in rilievo, tra l’altro, come Giuffrida abbia creato una nuova corrente letteraria, quella del Verismo Interattivo che coniuga la realtà concreta con la fantasia propria della migliore Letteratura».

L’autore approfondisce il Verismo Interattivo
Reputo molto interessante l’articolo di Chielli. Infatti, le regole del Verismo Interattivo sono poche e semplici: 1- Il libro deve avere uno “scopo” da trasmettere al pubblico. 2- Deve partire da “fatti veri”, collegati da una trama inventata ma sempre ampiamente plausibile. 3- Deve proporre argomenti culturali o di attualità che possono essere approfonditi nei vari Forum presenti in rete.
Una trattazione più completa si trova in un articolo di Maria Chiara Paone nella rivista mensile di cultura e scrittura Difarescrivere www.bottegaeditoriale.it/questionidieditoria.asp?id=192.
Ciascun Autore può quindi valutare se i propri scritti rientrano in questa nuova corrente letteraria, oppure no. Il romanzo Odore di sujo (il Seme Bianco, 2019), che fa parte orgogliosamente della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, può essere considerato il prototipo di questo modo di fare letteratura. Da autore, mi sento pioniere di un percorso molto impegnativo, sempre disposto ad accettare consigli che ne possano migliorare la riuscita e la divulgazione.

Alfio Giuffrida

Una rivoluzione interiore
Odore di sujo di Alfio Giuffrida è un manifesto alla libertà sotto tutti i punti di vista: politica, sociale, sessuale, interiore. Con questo libro l’autore ci mette davanti a una situazione tanto drammatica da non essere così lontana dalla realtà: quanto può stravolgerci l’esistenza il contesto socio-culturale in cui nasciamo? Quanto può distruggerci una situazione politica che non comprendiamo? Quanto può destabilizzarci nascere in un corpo che non riteniamo nostro? Giuffrida ci accompagna attraverso una serie di tematiche così forti che esse non possono fare a meno di attivare in noi un dibattito e, magari, un’autocritica. Siamo nati nella convinzione che la ricchezza e la povertà fossero frutto del fatalismo e che dovessimo accettarle come un destino ineluttabile, rifiutandoci di comprendere tutti coloro che innalzavano le proprie voci per chiedere una qualsiasi forma di giustizia. Questo libro ci insegna che la morale borghese e le leggi dello stato non viaggiano insieme alla equità sociale e che, spesso, il marcio è proprio nelle persone che sono considerate rispettabili.

Rosita Mazzei

Dire le cose come stanno
Ho sempre amato quei romanzi che attingono dal vero, che mi spronano a pormi domande o che mi portano dentro la storia di un paese. Trovo quindi lo stile di Giuffrida, questo Verismo interattivo, davvero interessante: non c’è nulla di male nel leggere solo per il gusto di sognare, ma è anche giusto che certi libri riescano a riunire le menti e scatenare un dibattito. La società di oggi ha proprio bisogno di una nuova ondata di verismo, anche crudo se vogliamo, che tolga la nebbia dall’apparenza e dica le cose come stanno, basti pensare alla rinnovata fama di cui sta godendo Il racconto dell’ancella pur essendo stato scritto più di vent’anni fa, oppure al successo di una serie come Black Mirror.

Elena Volpato

Un’intrigante denunzia sociale
Se dovessi definire il libro di Alfio Giuffrida con una parola, direi un “page turner”. Come catapultata in un film, ho letto in due soli giorni questa opera con fiato sospeso, in un vero e proprio viaggio tra le pagine. Complici la scrittura scorrevole e la trama avvincente.
Intrigante e coinvolgente sin dall’esordio, il romanzo si evolve in un crescendo di suspense venendo letteralmente rapiti in un vortice di assaporate sorprese. Ma l’interesse che questo libro suscita non deriva solo dal genere letterario di appartenenza. Oltre a essere un thriller d’azione, infatti, è anche, e soprattutto, un noir psicologico che penetra in profondità nella mente del lettore regalando importanti riflessioni. Fra i protagonisti, mi ha colpito particolarmente la figura di Jennifer, personaggio costruito con vera originalità – basti pensare alla sua doppia identità –, la quale con la sua storia e i vari accadimenti si è fatta portavoce di una “denunzia sociale”.

Marta Le Pera

Odore di sujo: tra realtà e finzione
Alfio Giuffrida apre le porte della letteratura a una nuova corrente letteraria: il Verismo Interattivo. Ma cos’è il Verismo Interattivo? Cos’è questa definizione così anomala, così inusitata, dove il vetusto Ottocento storico di Verga e Manzoni – l’iconografia ritrattistica degli ultimi, le “piccole cause che fanno battere i piccoli cuori” – s’incontra col carattere “interattivo”, e quindi reciproco, fortemente contemporaneo, del linguaggio tecnologico, quasi a suscitare con quest’aggettivo il mondo dell’informatica e del digitale? Interagire per Giuffrida significa penetrare nell’ambiente intorno, metabolizzarlo nel proprio narrato, eclissarsi al suo interno per consegnarlo al terreno della plausibilità ben oltre ogni principio di verosimiglianza manzoniana o verghiana; assorbirne il sostrato sociale per farne denuncia, indignatio; infine restituirlo ai lettori del suo forum per poterne discutere insieme, comprenderlo, quasi in un movimento dialettico di dibattito inter pares che replicherebbe quello della Storia (e la Storia è, di qualsivoglia corrente verista, protagonista indiscussa).
L’Odore di sujo è l’esalazione del Sessantotto, il puzzo di droga e corruzione, il lezzo del perbenismo e dell’ipocrisia, dell’ingiustizia, della politica dei lestofanti. Il “sujo” è ciò che rimane sul fondo, l’incrostatura fra le pieghe della Storia, il passato in putrefazione: insomma, una sopravvivenza. Ed è proprio la Storia, qui, a piegarsi alla fictio autoriale, alla sua vena immaginativa, e più non importa dove si stagli il confine fra realtà e finzione, tra autore e lettore, perché tutto è lecito nel terreno “interattivo” della letteratura.

Veronica Lombardi

Un approccio innovativo alla storia
Ho trovato che l’opera di Giuffrida abbia, oltre all’indubbia piacevolezza narrativa, il pregio di indurre il lettore a riflettere su varie piaghe sociali, dalla corruzione politica allo spaccio, dal deterioramento del sistema giudiziario alla discriminazione. Una riflessione non disgiunta da uno spirito quasi “eziologico”, alla riscoperta delle radici di questa progressiva degenerazione morale, che l’autore imputa ai postumi del Sessantotto. Anche qui ho apprezzato l’approccio estremamente innovativo di Giuffrida: da persona che non ha vissuto direttamente quel periodo storico e che dunque è stata inevitabilmente condizionata dalla sua prevalente “mitizzazione” come origine di fondamentali conquiste per la civiltà moderna, ho per la prima volta colto aspetti inediti che hanno contribuito a far sì che sviluppassi un senso critico e storico di più ampio respiro.

Antonella Napoli

Il modo migliore di abitare il presente
Il passato non è mai soltanto e unicamente passato; al contrario, entra far parte di ognuno di noi, contribuisce a formare i nostri pensieri, ci condiziona. E questo non vale solo per le vicende che compongono il vissuto di ogni individuo: le conseguenze della Storia, sia quella nazionale che quella mondiale, ci riguardano da vicino. L’unico mezzo che abbiamo per affrontare con consapevolezza il nostro futuro è quindi conoscerla, comprenderla. Narrando del Sessantotto secondo i parametri del Verismo Interattivo, Odore di sujo offre al lettore proprio questa opportunità: conoscere il passato anche e soprattutto nei suoi lati più oscuri, per poi abitare in modo più critico e informato il presente.

Elena Cangiamila

Il ’68 come origine del male (o del sujo)
Odore di Sujo è certamente un’opera avvincente e complessa, che sa alternare i momenti di tensione narrativa a quelli di riflessione sociale e storica. Intorno alla vicenda di Giorgio – un “compagno” deluso, che dal ‘68 è riuscito a ricavare soltanto una forte dipendenza dalle droghe – Alfio Giuffrida semina infatti una serie di digressioni che intersecano la storia del nostro paese, di Cuba e della Giamaica e che, una volta fiorite, raggiungono l’oggi del romanzo e culminano nelle sorprendenti agnizioni e riconciliazioni dei protagonisti.
Mi sembra, tuttavia, che il romanzo ecceda rispetto all’ambito tradizionale del thriller e finisca per essere il mezzo per rivalutare un periodo storico e per soppesarne le conseguenze. Il ‘68 è visto come il periodo di gestazione di una futura classe politica che sarà parte attiva, e non più soltanto intermediaria, dei traffici criminali. Parallelamente, le anime passionali finiranno vittime di un inganno generazionale o schiacciate dalle brutalità della storia e relegate ai margini della società. Né si salveranno magistrati e uomini di scienza, costretti a scendere a patti con la realtà e a rinunciare ai propri principi. Si pensi, ad esempio, al giudice che decide di far evadere Graciela – un esule del golpe castrista – costretto a compiere un gesto illegale per esercitare una qualche forma di giustizia. O anche all’integerrimo meteorologo – voce narrante e controfigura dell’autore – che sceglie il compromesso pur di garantire la serenità dei suoi cari.
In definitiva, rispetto alla componente thrilling, in Odore di Sujo prevale l’amara riflessione sugli esiti di una rivoluzione culturale che, secondo la tesi dell’autore, fu l’anticamera dell’odierna decadenza morale.

Ettore Bellavia

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