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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIII, n.144, settembre 2019

Zoom immagine Una Weltanschauung inclusiva:
l’unione di due poli opposti

di Rosita Mazzei
Per Armando editore Alessandro Giraudi scrive un definito saggio
sulla filosofia contemporanea. Prefato dal professor Marco Gatto


«Ecco laggiù una montagna! Ecco una nuvola! Ma che cos’è poi “reale”? Tirate via da tutto questo, voi sobri, il fantasma e l’insieme degli ingredienti umani! Sì, se lo poteste! Se poteste dimenticare la vostra origine, il vostro passato, la vostra scuola preparatoria – tutta la vostra umanità e animalità! Per noi non ci sono “realtà” – e nemmeno per voi, sobri –, e non siamo affatto così lontani gli uni dagli altri come pensate e forse la nostra buona volontà di tirarci fuori dall’ebbrezza è altrettanto rispettabile quanto la vostra convinzione d’essere del tutto incapaci d’ebbrezza».
Le parole di Nietzsche, tratte da La gaia scienza e idilli di Messina, aprono il saggio critico La visione universale del mondo. Per la rivoluzione inclusiva (Armando editore, pp. 464, €15,00), opera appartenente alla “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale elaborata da Alessandro Giraudi, che include in questo volume una dicotomia a lungo dibattuta.
Quello che abbiamo davanti è un saggio che ha come scopo quello di analizzare il realismo e l’antirealismo poiché, per l’autore, entrambi hanno un fondo di verità. È difatti impossibile, afferma Giraudi, parlare di ciò che appartiene al mondo evitando di denominarlo, di fornirgli un nome, di definirlo, ma allo stesso tempo la realtà si presenta come ben più ampia di quanto i nostri concetti possano esplicitare, come Wittgenstein insegna.
Quello che l’autore proverà a fare è trovare un punto di incontro tra la filosofia continentale e quella analitica, all’interno di una tematica assai complessa in cui sono necessari sia la profondità di argomentazioni (filosofia continentale) sia il rigore e la precisione nell’approccio (filosofia analitica).
Quando l’autore parla di «visione comune e universale della realtà, del mondo reale» si riferisce a un’immagine del mondo condivisa da tutti, che serve a sviluppare una visione inclusiva, in cui vi è una vera integrazione dell’io nella realtà. La mente, dunque, non può non andare a Fichte e al suo idealismo in cui la realtà fenomenica deve forzatamente essere un prodotto del soggetto pensante e non qualcosa di indipendente come avveniva, appunto, nel realismo.
Viene dunque chiamata con forza all’interno del testo una Weltanschauung, una visione del mondo, che sia rivelatrice dell’unione presente tra i due poli (apparentemente) opposti proposti come oggetto di discussione in questo saggio filosofico. Tale termine, tanto caro a Kant e alla sua Critica del giudizio, deve porsi come rimedio allo scontro tra titani proposto andando ad abbracciare tutte le dimensioni della sfera umana.
Parafrasando l’autore stesso: «Il mondo e l’idea (o immagine) umana universale di esso sono il limite della conoscenza e della verità, sono la verità-limite o verità di sfondo».

Il mondo come superamento delle contrapposizioni
Giraudi mette per iscritto la sua proposta filosofica in cui cerca di superare una contrapposizione dal sapore secolare in cui prospetta, però, anche la partecipazione attiva del lettore, sia esso un dotto in materia, sia esso un semplice “amante della sapienza”.
«Il fine supremo e ultimo della società è la completa unità e l’intimo consentimento di tutti i suoi membri».
Le parole di Fichte ci rimandano alle intenzioni del saggio che, come già affermato in precedenza, si propone di trovare una soluzione al problema posto in diversi campi. In quello socio-politico, il pensiero inclusivo mira al disfacimento della distruzione in vista della costruzione di qualcosa di giusto per tutti. Non mancano i richiami ai grandi filosofi che si sono soffermati su questa problematica: prima fra tutti Hannah Arendt, testimone vivente della perdita di umanità a favore dell’individualismo più sfrenato.
Giraudi intende soffermarsi sulla filosofia inclusiva anche dal punto di vista metafisico, sia esso visione di Dio e del sovrannaturale, sia come studio della struttura della realtà, lasciando intendere che non è sua intenzione trattare questa materia dal punto di vista teologico o, almeno, sicuramente non spacciandolo come primario rispetto a quello filosofico. Non mancano i riferimenti a numerosi filosofi tra cui quello al padre dell’idealismo, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, secondo il quale, riporta l’autore, la rivelazione immediata del divino e del buon senso non si sono mai coltivati con la filosofia o con altre forme di sapere, poiché il buon senso troncherebbe i rapporti con chiunque la pensi diversamente da lui, giustificandosi con la pretesa di non avere nulla da dire a chi non trovi in se stesso la verità.

Alla ricerca di una risposta
La Prefazione di Marco Gatto, docente universitario di Teoria della letteratura, apre l’elaborato. In essa vi è un sunto convincente ed esplicativo di quanto Giraudi propone lungo il corso della propria riflessione filosofica. Egli deve necessariamente collegarsi ai grandi del pensiero, come Cartesio, Spinoza e Gramsci, per introdurre questo libro che pone al lettore il problema dell’universale e del senso comune. Gatto, infatti, ammette che dopo la fine delle “grandi narrazioni” gli approcci al mondo che ci circonda, al mondo reale sono ormai del tutto insoddisfacenti. Vi è bisogno di un pensiero critico capace di avvicinarsi al nuovo modo di porsi delle cose. Il soggetto, dunque, diviene elemento attivo e partecipativo a un disegno più vasto in cui l’inclusione diviene assolutamente necessaria. L’opera di Giraudi, dunque, dati i numerosi temi trattati, è stata suddivisa dall’autore in tre capitoli portanti, ognuno dei quali offre al lettore molti punti di riflessione su tematiche di non semplice soluzione speculativa.
La prima parte vede la contrapposizione del realismo e dell’antirealismo, in cui, dopo averne elencato pregi e difetti, Giraudi introduce ai lettori i punti fondamentali della sua filosofia dell’inclusione, vista come soluzione. Viene del tutto naturale pensare quanto sia semplice e fondamentale la domanda posta all’inizio di questo capitolo: che cos’è il senso comune? L’esplicitazione della stessa è fondamentale per il proseguo del dibattito avanzato. Nella seconda parte l’autore cercherà di evidenziare l’esistenza di Dio, per troppo tempo nascosta sotto il dubbio comune, riportando alla ribalta la sua immagine universale. Dopo la morte de “i maestri del sospetto” nessuno in filosofia ha più cercato di introdurre nella propria riflessione la presenza di Dio, se non con forti titubanze. Giraudi reintroduce nella speculazione filosofica la presenza del divino cercando di trovare un compromesso con la contemporaneità. Infine la terza parte propone un confronto tra fenomenico e fisico, analizzandoli nella loro interiorità.
Di certo, in questo importante volume, l’autore offre non pochi spunti di riflessione su quello che è stato, e continua a essere, un dibattito di non facile soluzione, in cui gli elementi di cui tener conto sono davvero molti. Pur affidandosi ai grandi pensatori del passato, Giraudi esplicita un suo pensiero assai profondo sulla questione, alimentandola e non pretendendo certo di concretarla. Un tassello davvero importante per una diatriba di tale portata.

Rosita Mazzei

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 144, settembre 2019)

Collaboratori di redazione:
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