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Anno VII, n 76, dicembre 2013
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Riflessi d'autore (a cura di Aurora Logullo) . Anno VII, n 76, dicembre 2013

Zoom immagine Immagini e parole:
un modo nuovo
di raccontare la vita
di una città del Sud

di Emanuela Pugliese
Da Coessenza, narrazioni e scatti
dei fotografi del laboratorio “Cabret”


La scrittrice cilena Isabel Allende riguardo all’arte della fotografia diceva: «la macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. È una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza di una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva di una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà». E ancora Elliot Erwitt sosteneva che «il punto fondamentale è scattare la foto in modo che poi non ci sia bisogno di spiegarla con le parole». Una foto è tale, infatti, se riesce a comunicare il messaggio che era nelle intenzioni del fotografo e, pertanto, non ha bisogno di essere accompagnata da ulteriori spiegazioni. A volte, però, è possibile associare a delle immagini dei racconti: così facendo la foto può assumere un significato nuovo, acquistare un plusvalore, insito nell’atto creativo. È ciò che accade in Racconti a scatti. Raccolta di sequenze in parole e immagini (Coessenza, pp. 96, € 10,00). Il libro non è altro che il risultato di due percorsi artistici dal titolo La cassetta degli attrezzi e Racconti a fuoco, sperimentati presso lo “Storificio Cabret” – laboratorio di scrittura creativa presente a Cosenza –, i cui quattordici allievi diventano qui autori.

 

Una successione di racconti narrativi e fotografici

Il catalogo – a cura di Elena Giorgiana Mirabelli e Claudio Valerio – rivela il connubio inscindibile tra narrazione e fotografia, attraverso sette racconti, suddivisi in tre sezioni e alternati a sette sequenze fotografiche che raccontano alcuni aspetti della realtà di una città del Sud, Cosenza.

Nella Prefazione, la curatrice del volume spiega i motivi che spingono in molti ad avvicinarsi a un corso di scrittura creativa. Da piccoli, il primo approccio con la scrittura è la forma del diario, nel quale vengono sviscerate le proprie emozioni e i propri stati d’animo, e all’interno del quale le parole vivono in assoluta libertà. Poi, da adulti, il rapporto con la scrittura cambia, diventa più complesso senza tuttavia mettere da parte l’aspetto ludico della narrazione. Si acquista maggiore consapevolezza e si pongono certamente una cura e un’attenzione particolari a frasi e periodi. Ma, soprattutto, chi si avvicina alla scrittura lo fa perché sente l’urgenza di comunicare qualcosa, perché desidera che il lettore possa provare le stesse sensazioni che prova chi scrive. C’è chi si affida alla scrittura per descrivere un amore o un incontro particolare, c’è chi invece, molto più semplicemente, lascia libero spazio all’immaginazione per dare vita a racconti irreali. Come, ad esempio, accade nella prima sezione del catalogo [Dialoghi] a distanza col racconto intitolato Ti ho sempre addosso, in cui l’autrice Edelweiss Ripoli – farmacista di professione – racconta di un amore breve e fulmineo; oppure col racconto di Simone Puntillo, giovanissimo autore amante della musica e del cinema, che azzarda addirittura un racconto stile On the road – romanzo autobiografico di Jack Kerouac – dal titolo Deidsaw City.

Secondo uno dei più grandi fotografi del ’900 Henri-Cartier Bresson: «è necessario sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino […]. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. È mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere…». Eh già! Non basta possedere una buona macchina fotografica o conoscere la tecnica: per saper fotografare occorre avere capacità di osservazione e di interpretazione della realtà, attraverso il proprio sguardo. Quindi, anche la fotografia rientra nei codici linguistici – spiega Claudio Valerio nella seconda Prefazione del volume –, «la cui grammatica si fonda su regole visive e compositive che non possono sfuggire a chi la pratica, a qualsiasi livello». Inoltre, per raccontare i modi e gli spazi di storia intera, a volte, non basta un’unica immagine, ma sono necessarie delle sequenze. Gli aspiranti fotografi del corso “Racconti a fuoco” ci mostrano, pertanto, la vita della loro città, attraverso diversi punti di vista, “narrando” situazioni differenti. Come, ad esempio, avviene nella sequenza dal titolo Vita di quartiere di Annarita Merenda, che riesce a cogliere alcuni aspetti della quotidianità del rione in cui vive, sempre rappresentando il reale. Molto significativa la sequenza Nella mia città di Christian Tucci, che da trentasei anni vive e lavora a Cosenza nel campo dell’accoglienza ai richiedenti asilo e rifugiati, dai cui volti trae ispirazione per coltivare la passione della fotografia.

 

Storie da scoprire e immagini da interiorizzare

Rosanna Angiulli, Daniela De Salvo, Franca Ferrami, Enrica Florio, Flavia Franzese, Angela Luna Guagliano, Giulia Mazzei, Anna Maria Micalizzi, Carmen Nappi, Sara Maria Serafini: questi i nomi degli altri autori del volume, dei quali non sveleremo ulteriormente le storie e i racconti, per lasciare a voi, che siete i principali protagonisti, il gusto di scoprirle, augurandovi una buona lettura e una buona visione.

 

Emanuela Pugliese

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 76, dicembre 2013)

Redazione:
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