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Anno VII, N. 69, maggio 2013
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Comunicazione e Sociologia (a cura di Ilenia Marrapodi) . Anno VII, N. 69, maggio 2013

Zoom immagine Il mercato
antietico

di Giuseppe Peluso
Un ebook Malitalia
sul bieco business
di simboli criminali


Un testo diretto, contemporaneo e, a malincuore, anche vero e reale. Nel momento di maggiore prepotenza del mercato e del ruolo che questo opera all’interno della nostra società attuale – tanto da esser considerato dai sociologi come lo specchio della collettività e dagli economisti come ciò che governa e regola ogni conto – ecco che una riflessione su cosa questo davvero rappresenti all’interno dell’ambiente comune e quotidiano sembra essere un’idea valida da porre come punto di partenza per un’attenta considerazione. Non tanto quindi pensare ad un testo che possa far scalpore  ed entrare nella catena dei best sellers di turno, quanto portare a maturazione una sana e semplice idea: analizzare il mercato non nei suoi grandi nomi e formulazioni, ma come atto, inteso nel senso di acquisto di un oggetto, da vedere, tra l’altro, nei termini di inconscia (o incosciente?) forma di riconoscimento sociale.

Siamo immersi dalla testa ai piedi all’interno di un continuo flusso, una compravendita, con un costante accanimento moralistico e modaiolo su ciò che è trendy, glam, in o out, trash o cool. Ma oggigiorno, e soprattutto nella direzione in cui muove questo testo, inglesismi, ideologie e mode perditempo passano in secondo piano rispetto ad una posteriore e sconvolgente criticità, ossia un mercato senza filtri, un panorama in cui tutto è legittimo e si trasforma in merce, denaro e oggetto di scambio.

È un mondo ironicamente triste, ma ben presentato, quello che Alessandro Chetta descrive nell’ebook Il diavolo veste mafia. Così il merchandising sui criminali annulla bene e male (Malitalia, pp. 68, € 5,99) tra pagine, didascalie e fotografie “irriverenti” ma purtroppo vere di una società – italiana nel particolare ma ampliabile a tutto il mercato mondiale –, di una compravendita di beni accessori che potrebbero essere certamente diversi da quelli che sono: ed è appunto questo loro essere esattamente come non dovrebbero che rende il tutto così sconveniente e sconvolgente al tempo stesso. Un’economia, politicamente scorretta, che sta prendendo piede, un giro commerciale roteante attorno ad un business (riconosciuto tale perché si fa “vendere”) che richiama ad eventi o soggetti legati alla criminalità.

È dunque un’analisi precisa e puntuale quella che l’autore mostra con i suoi studi e le sue ricerche dirette, che espone con esempi vicini a tutti. Basta scendere per strada, prendere un treno o passare per un mercatino: chiunque può esserne investito, forse senza pensarci o forse pensandoci nel modo sbagliato. La ribalta del male sul bene, il fraintendimento dell’uno con l’altro e magari la giustificazione che il primo “vende” a differenza dell’altro sono indici di un sistema inquinato a molti più livelli di quanti se ne possano immaginare.

«Perciò il mercato ci ha fatto digerire i “mostri” normalizzandoli, rendendoli meno orrendi, pop, addirittura allettanti. Figure una volta dannate e adesso chic, da sfoggiare, indossare, moltiplicare».

 

Senza filtro arriva prima

E siamo ora in cerca di un capro espiatorio, qualcuno da incolpare per quelle orride visioni, quelle ingiuste esposizioni prive di qualsiasi gusto che siamo costretti a guardare tutti i giorni. Non vi è alcuna classe nel venderle, esattamente come nell’acquistarle. Quindi imbattersi nel negoziante che espone nella sua vetrina una dirty t-shirt con su scritto «Meglio morto che pentito» alla luce di un grande fermento tra media e malavita, e ricevere come risposta da parte dello stesso: «Ce l’hanno in tanti, mica solo io», non sposta l’attenzione sul venditore o sull’acquirente quanto sui limiti di decenza e di morale che regolano il “normale” acquisto di un bene piuttosto che di un altro.

Ecco infatti il punto di forza, il titolo dell’ebook, che risulta funzionare a più livelli di lettura: Il diavolo veste mafia lavora infatti sull’attenzione del lettore con il palese rimando al famoso romanzo di Lauren Weisberger, Il diavolo veste Prada, ma è con il sottotitolo che si comprende bene dove il testo vuole davvero andare a parare: Il merchandising sui criminali annulla bene e male. È qui che entra in gioco il ruolo che i limiti hanno (o, sarebbe più corretto dire, non hanno) sul mercato del merchandising, governato nella sua più grossa parte da un’opinione pubblica e da una moda di periferia molto altalenante e suscettibile alle tendenze dell’immediato presente.

Sono quindi tanti gli esempi e moltissime le riflessioni suscitate dalla lettura di questo testo. Vi è tutto un elenco di “fatti” paradossali che, sotto la guida della narrazione dell’autore, ma senza la sua intrusione con commenti o speculazioni, portano il lettore a vedere dal di dentro le situazioni descritte ponendogli davanti il paradosso semplicemente per suscitare una reazione. Non si tratta qui tanto di delectare quanto di movere, non si parla né di mafia né di morale civica né di moda o di tendenze nazionali: qui si cerca di riflettere sul perché Romanzo criminale, ad esempio, sia così tanto cool nonostante la tristemente nota “banda” abbia letteralmente terrorizzato la Capitale per anni e sul perché, proprio in via Magliana, l’oggettistica della serie televisiva sia andata a ruba; sul perché si dovrebbe travestire il proprio bimbo, nei giorni di carnevale, non più da Superman o Spiderman ma da capitan Schettino, con tanto di passeggino a forma di nave affondata, o da “mostro” di Avetrana accessoriato di corda alla mano.

Il marcio quindi è nelle persone o nel sistema?

Bisognerebbe chiederlo al negoziante di Castellammare!

 

Giuseppe Peluso

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 69, maggio 2013)

 

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