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A. XI, n 120, settembre 2017
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Letteratura:
Una storia
(a cura di Francesca Ielpo)


Zoom immagine Recuperando il suo ieri
una donna combatte
i mali dell’Argentina
oppressa ingiustamente

di Angela Patrono
Da Giovane Holden, un romanzo che ci trasporta nella vita di Lola
riuscendo a raccontare le tragiche vicende dei desaparecidos


Il volto dell’Argentina ha gli occhi combattivi e sofferenti delle madri di Plaza de Mayo e la passione di un tango improvvisato. Forti contrasti e sentimenti laceranti agitano le radici di questa terra che con la sua linfa alimenta, anche a distanza, il cuore dei suoi figli. Come Lola, pittrice emigrata da Buenos Aires a Barcellona con il padre Diego, dopo alcuni anni passati a nascondersi per sfuggire alla persecuzione del regime militare di Videla che ha distrutto la sua famiglia. Nei sogni e nei rimpianti di Lola e Diego c’è infatti Matilde, indimenticabile madre e moglie ma anche giornalista dissidente, nota per i suoi articoli di denuncia e per questo sottoposta ad atroci torture in un centro di detenzione. La donna morirà dopo aver messo al mondo il suo bambino, Julio, il fratello che Lola non smetterà mai di cercare. La tormentata vicenda è solo il punto di partenza di Lola Suárez (Giovane Holden edizioni, pp. 280, € 15,00), romanzo di Simona Bertocchi che ci conduce con passione e maestria nel dramma dei desaparecidos e nell’anima intrepida e selvaggia di una donna o di una terra. O forse di entrambe.

 

Lola, artista pasionaria

Tratteggiato in maniera intensa e inconfondibile, il personaggio di Lola spicca per la sua autenticità e passionalità. Lola con il suo inseparabile rossetto fiammante, Lola che si ostina a chiamare il padre solo Diego, Lola dall’ironia tagliente e la lacrima facile. Una donna simile a un dipinto dallo stile indecifrabile, dove si dibattono molte sfumature, alcune lievi e delicate, altre forti e turbolente. Le sue reazioni, spesso dettate dall’istinto, celano tra le pieghe il vuoto per la perdita della madre e la mancanza del fratello desaparecido. Tramite investigatori privati, difatti, l’artista viene a sapere che Julio è stato affidato illegalmente a una famiglia e che quindi è ancora vivo: la speranza si riaccende, diventando fuoco da mantenere in vita a tutti i costi. Nella ricerca le sarà vicino lo scultore Ernesto, compagno di una vita, con cui Lola vivrà una burrascosa storia d’amore.

Ma la protagonista è anche arte, nelle sue più svariate sfumature: tango, fisarmonica, poesia, prosa e soprattutto pittura. Divenuta artista affermata, non si piega al compromesso, neppure quando è sinonimo di popolarità immediata. Ciò è causa di frequenti attriti con Ernesto, un tempo compagno di ideali, ora vittima delle sirene tentatrici del successo facile. La ragazza è come la sua arte: non è inquadrabile né identificabile, rifiuta ogni etichetta, è «di pancia» come lei stessa afferma. Ciò la porta anche ad affezionarsi alle proprie creazioni, come Tierra de mi alma, opera emblematica perché legame viscerale non solo con l’Argentina, ma anche con la madre Matilde, che le ha trasmesso la passione per la pittura ed è in realtà la vera ideatrice del quadro. Soprattutto, è insieme un omaggio e un appello straziante per Julio, quel fratello tanto desiderato e scomparso nel nulla. Risiede in quest’opera, forse, la chiave risolutiva della vicenda.

 

Storie nelle storie, tra indagini e segreti

Il titolo del romanzo può trarre in inganno. La vicenda personale di Lola, infatti, fa capo a tante piccole storie di altrettanti personaggi: alcuni positivi, altri detestabili. Seguiremo così le tracce del sensibile detective italiano Leonardo Sermonti, sinceramente interessato ad aiutare la famiglia Suárez, che si spingerà fino a Buenos Aires per far luce sulla vicenda di Julio, pagando a caro prezzo la scoperta di verità sconvolgenti. Rivivremo con Diego Suárez la nostalgia per gli anni ormai passati, l’incontro con la sua Matilde e l’infanzia di Lola. Scopriremo anche le losche trame del cardinal Oliveira e di “El Bigote”, personaggio tanto squallido quanto insospettabile. Faremo anche la conoscenza di Paulina ed Evita, rispettivamente zia e cugina di Lola, ma soprattutto di Julio Fuentes, professore di biochimica che fa improvvisamente capolino nella storia. Figlio del facoltoso direttore di una clinica, Julio si è sempre sentito estraneo ai suoi genitori, troppo freddi e distanti per lui. Durante una lezione, Evita riconosce in lui qualcosa di familiare e cerca di conoscerlo meglio, arrivando a conclusioni sconcertanti. In più conosce la sorella di Julio, Marisol, artista emergente e grande ammiratrice di Lola che presto avrà l’opportunità di esporre con lei. Ad Evita non resta che comunicarlo alla cugina: quale migliore occasione per andare a Buenos Aires incontro al proprio destino? Le cose, tuttavia, non saranno così semplici: qualcuno tenterà di mettere i bastoni tra le ruote ad Evita per evitare che uno scomodo segreto lungo più di trent’anni venga svelato.

 

Un romanzo per non dimenticare

L’opera, seppure di finzione, costituisce un’accurata documentazione sul periodo della dittatura militare degli anni Settanta a seguito del golpe del generale Videla. In particolare è un utile strumento di sensibilizzazione sui desaparecidos, come Matilde e Julio, facente parte della miriade di bambini sottratti ai genitori e affidati illegalmente a famiglie spesso conniventi o colluse con il regime. Il tutto dietro una facciata di ordine ed efficienza: «Buenos Aires era divisa in due mondi: la città che viveva e la città che moriva, la città che mostrava e la città che celava. Sotto le nuove costruzioni moderne, le vetrine ben allestite, i ristoranti all’aperto, i locali notturni scintillanti, si trascinavano le anime mutilate dei desaparecidos, i rumori delle catene pesanti che si portavano appresso erano celati dalla frenetica vita in superficie, dalla risata frenetica della città».

La vicenda di Lola, per quanto a tratti edulcorata (l’idilliaca famiglia Suárez è forse troppo “perfetta” per essere vera), è emozionante e verosimile. L’affetto dell’autrice per i personaggi principali si sprigiona ad ogni pagina, si trasmette al lettore e ognuno di loro è indagato nelle sue reazioni interiori in un vero check-up emotivo. Difficile non divorare questo libro; considerato che una storia scritta bene e con passione non si trova tutti i giorni, Lola Suárez assolve perfettamente al suo compito.

 

Angela Patrono

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 60, agosto 2012)

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