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Anno VI, n. 54, febbraio 2012
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Home Page (a cura di Cecilia Rutigliano) . Anno VI, n. 54, febbraio 2012

Zoom immagine Un libro (non il solito) sull’amore
e sulle sue attuali contraddizioni

di Manuela Mancuso
Da Sovera, un’originale pubblicazione: una raccolta di sei racconti
firmata da Italo Ghirigato. Con la Prefazione di Margherita Ganeri


A scomodare l’amore, per sceglierlo ed eleggerlo come proprio soggetto letterario, sono stati in molti, da sempre e in ogni dove. Dall’epica alla poesia elegiaca, dagli epigrammi ai dialoghi filosofici, dai romanzi alle epistole, tutta la letteratura vanta un repertorio vasto e ricchissimo di opere che parlano d’amore. Nel rileggere miti, versi, storie, racconti, viene fuori non solo l’invenzione letteraria e l’esercizio di stile del singolo autore, ma anche tutto quello che sta dietro il sentimento più universale che c’è: le persone, le relazioni e il modo di viverle. L’amore così inteso si storicizza, nelle sue forme e nelle sue espressioni: ogni epoca conosce diverse strutture sociali e ambientali entro le quali esso si inserisce e vive. L’amore come cultura, in continuo divenire, è argomento, anche solo per questo motivo, inesauribile.

Italo Ghirigato, scrittore contemporaneo di narrativa, dedica il suo ultimo libro proprio all’amore: si tratta di Amori clandestini (Sovera edizioni, pp. 144, 12,00) una raccolta di sei racconti, sei storie diverse, che danno, nell’insieme, «una visione disillusa delle insostenibili contraddizioni dell’amore odierno», come scrive Margherita Ganeri nella Prefazione che apre il libro.

 

L’amore come continua unione di opposti

Ghirigato non è alla sua prima opera letteraria: Un crucco in classe (1997) e Autobus. Storie rubate (2010), sono i titoli dei suoi lavori di narrativa fino ad ora pubblicati.

In Amori Clandestini, l’autore rimanda soprattutto ad una continua percezione antifrastica dell’amore. Margherita Ganeri, docente universitaria di Letteratura italiana contemporanea, che ha curato la Prefazione del libro, come si accennava, sottolinea ed evidenzia come «lo scopo della scrittura sembra essere quello di dimostrare che tra anima e corpo, tra fedeltà e tradimento, tra matrimonio e adulterio, tra regola e trasgressione non sussista un vero contrasto, ma solo un liquido mescolamento. Gli amori sono insieme forti e deboli, chiari e confusi, consapevoli e accidentali, felici e infelici». Questa unione e convivenza di opposti accomunano tutti i personaggi e tutte le storie, in un’ambientazione e in uno sfondo postmoderni che facilmente riportano, come suggerisce ancora la Ganeri, all’amore «liquido» di Zygmunt Bauman che, con quest’aggettivo, metaforicamente, si riferisce alla precarietà, alla mancanza di solidità delle relazioni d’oggi, ad un amore così «difficilmente etichettabile in rassicuranti definizioni».

 

Amori clandestini: assoluta originalità

All’interno della narrazione, l’amore sembra appartenere al vento: un vento fresco, mai violento, ma forte quanto basta per arrivare, d’improvviso e puntuale, a portare movimento, e continui cambiamenti. Sei racconti per sei amori diversi accomunati dall’essere tutti clandestini. In tutte le trame, in un alternarsi di ironia e serietà, con assoluta originalità viene costantemente smentito e rivisto il concetto stesso di clandestinità in amore.

Amori clandestini è il titolo, oltre che del libro, anche del primo racconto in cui due giovani, Elisa ed Alex, rispettivamente impegnati sentimentalmente, leggono i loro nomi in una lista affissa sulla bacheca del sagrato della chiesa: un elenco di fedifraghi impegnati in presunti rapporti di coppia segreti. L’accusa di infedeltà fatta ad Elisa risulterà essere ingiustificata ma giustificata per Alex. Lasciati comunque dai rispettivi partner sceglieranno di incontrarsi e di intraprendere una relazione che alla fine li porterà al matrimonio, avverando così i sospetti di chi aveva messo i loro nomi sulla lista.

In Un amore finito sulle strisce a zebre Maria e Saverio portano avanti una felice relazione senile. Un giornalista indaga sulla morte di un uomo che tiene in mano un mazzo di fiori accompagnato da un bigliettino recante la scritta: «a Maria». L’uomo si scoprirà alla fine essere solo l’intermediario di questa storia d’amore che era clandestina, e la sua morte improvvisa e accidentale “sulle strisce a zebre” segnerà anche la fine della relazione fra i due amanti che, pur amandosi, si sentono responsabili e colpevoli di questo decesso.

Il mistero della foto, quarto racconto del libro, narra la storia di un uomo che prova attrazione e curiosità per una donna incontrata al cimitero la quale ha una propria foto su un loculo. Convinto di non essere pazzo, e di non aver visto un fantasma, indaga sulla vita di questa donna, Ivonne. Scopre che, in seguito alla morte del marito e del figlio, ha “smesso di vivere” e che l’unico desiderio che ha è quello di morire. La relazione con il giovane sconosciuto induce la giovane donna a sciogliere il suo cordoglio e a togliere finalmente la propria foto dalla lapide.

 

Peculiarità narrative

Caratteri fragili in balia della successione mai banale di circostanze e sentimenti dettati dall’improvviso affacciarsi della forza dell’amore nelle vite di ciascuno: questo è il topos che lega i sei racconti di Ghirigato e attorno a cui ruotano le rispettive trame. Questa la vitalità, il motore dell’intero libro.

Un’altra peculiarità che non può passare inosservata è rappresentata dall’uso personale che l’autore fa del fulmen in clausola − traducibile in italiano con “stoccata finale”figura retorica usata dagli epigrammisti greci e latini che sottolinea “un finale a sorpresa”. Le righe conclusive di tutti i racconti brillano, allimprovviso, sotto una luce diversa e rivelatrice per il lettore che, solo nel finale, scopre la verità e il senso di tutto l’intreccio. Lo stile narrativo dell’autore, inoltre, semplice ma sapientemente costruito, dà spazio, di frequente, ad ambientazioni naturali, al verde, ai fiori: azalee rosa, bossi, rododendri, ciliegi sono alcuni esempi. Queste rapide ma incisive descrizioni di paesaggi ameni conferiscono freschezza e impreziosiscono i racconti già di per sé amabili e interessanti.

 

Manuela Mancuso

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 54, febbraio 2012)

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