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Direttore editoriale: Mario Saccomanno
A. XX, n. 225, luglio 2026
Un fitto microcosmo fiabescoper narrare le dinamiche odierne
di Mario Saccomanno
La narrazione di Amalia Scalise fonde fiaba e filosofia
In una riflessione sulla convivenza e sulla memoria
In un bosco popolato da creature vive e antropomorfe, prendono forma numerosi racconti che si intrecciano al pari di un mosaico narrativo, alternando leggerezza e riflessione. Ne deriva un microcosmo in cui gesti e parole acquistano un peso simbolico.
In un contesto siffatto, la quotidianità assume la forma di un’opportunità di osservazione sociale e pedagogica. Da qui, il lettore è invitato a percepire l’intrinseca complessità dei rapporti interpersonali, sebbene narrati attraverso personaggi animali.
È questo l’entroterra in cui ramifica Gianni il gufo e i racconti del Bosco U-magico – Un’estate indimenticabile (BookSprint edizioni, pp. 122, € 21,90), scritto da Amalia Scalise. Dunque, il testo non si limita a intrattenere, ma propone un’analisi delle relazioni e un laboratorio di coesione sociale in miniatura, dove il Bosco diventa simbolo di uno spazio pedagogico, un ecosistema morale in cui saggezza, empatia e curiosità guidano l’azione. È chiaro che per far questo, gli episodi racchiusi nell’opera si prestano a una doppia lettura: da un lato vi è il piacere della narrazione fantastica; dall’altro si pone la riflessione sulle dinamiche relazionali e sulle metamorfosi che connaturano le vite individuali e collettive.
Difatti, la narrazione, pur assumendo l’apparenza di favola per l’infanzia, si configura come testo stratificato, capace di dialogare con registri diversi, aspetto che suggerisce proprio le letture multiple a cui poc’anzi si faceva cenno: dall’analisi delle dinamiche comunitarie all’indagine sul significato della trasformazione, della crescita emotiva e della solidarietà.
Tra fiaba e filosofia
Attraverso piccoli conflitti, qualche malinteso e momenti di gioia, Scalise costruisce un discorso imperniato sul senso di appartenenza e sulla responsabilità individuale nel contesto collettivo, richiamando, per analogia, i dispositivi narrativi della tradizione fiabesca europea, dove ogni elemento della natura diventa specchio dell’umano.
L’opera si può inserire così nella lunga tradizione delle favole e delle fiabe che, dai racconti di Esopo e Fedro fino a quelli dei fratelli Grimm e di Charles Perrault, hanno sempre avuto una funzione morale, educativa e culturale, pur rinnovandosi di secolo in secolo.
La costruzione episodica, lungi dall’essere frammentaria, richiama finanche alcune caratteristiche del romanzo corale o, ancor più, della novella rinascimentale: ogni storia è pressoché autonoma, ma contribuisce a una coerenza tematica più ampia. In tal senso, il testo risuona con la concezione kantiana secondo cui la fiaba e il racconto fantastico veicolano principi morali universali attraverso simboli concreti.
Al centro del racconto, Gianni il gufo agisce come catalizzatore delle relazioni: saggio (ma non paternalista) curioso e a tratti burbero, rappresenta una figura di mediazione tra le tensioni della comunità. Accanto a lui si muove un ricco bestiario di personaggi fra i quali Lalla la farfalla, Ugo il bruco, Lorenza la lepre, Raffaele il picchio, Gilda la tartaruga. Questi personaggi incarnano a tutti gli effetti tratti psicologici complessi e, nel loro agire, generano una microsociologia del Bosco.
Ogni racconto diventa una parabola sulla crescita, sull’errore, sull’empatia e sulla capacità di trasformazione, suggerendo che, anche in un contesto apparentemente fiabesco, la vita comunitaria richiede equilibrio, ascolto e cura reciproca.
Si percepiscono, in filigrana, influenze di riflessioni filosofiche sulla comunità e sull’educazione morale, da Jean-Jacques Rousseau a Maria Montessori, che accentuano il valore dell’esperienza condivisa e dell’apprendimento relazionale.
Il Bosco U-magico come spazio di pedagogia relazionale
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la costruzione di un microcosmo in cui le dinamiche sociali si osservano con precisione e sensibilità: il Bosco non imita il mondo umano, ma lo trasfigura secondo principi di equità, collaborazione e reciprocità.
Gli animali, pur appartenendo a una sfera fantastica, mostrano caratteristiche riconoscibili e tratti universali: dalla memoria storica di Gilda alla curiosità irrequieta di Lalla, fino alla saggezza discreta di Gianni.
L’autrice trasforma così la favola in un laboratorio di convivenza, in un dispositivo pedagogico che esplora conflitti, errori e riconciliazioni senza ricorrere alla morale didascalica, ma facendo emergere la complessità e le ambivalenze dei rapporti.
Il libro suggerisce che la crescita individuale non è mai separata dalla comunità: le metamorfosi dei personaggi (sia fisiche, sia emotive) presentano sempre una ricaduta sociale. Questa concezione richiama, seppure in chiave fiabesca, la tradizione del romanzo morale settecentesco, dove ogni episodio e interazione possiede valore pedagogico e simbolico.
Metamorfosi, misteri e rivelazioni
Messi in risalto questi aspetti, risulta proficuo evidenziare che la trasformazione è il filo conduttore di ciascun racconto: la metamorfosi di Ugo da bruco a farfalla, le piccole epifanie di Lalla, l’integrazione di Mirko e la risoluzione del mistero della cassaforte diventano parabole sulla crescita, sulla fiducia e sulla responsabilità. La narrazione mostra come l’esperienza individuale sia inseparabile dall’effetto sul gruppo. In tal modo, suggerisce una visione della vita comunitaria come tessuto interdipendente.
La scrittura di Scalise combina limpidezza e musicalità, alternando dialoghi vivaci, momenti di ironia e sospensione lirica. Così, il Bosco non è solo uno spazio fisico, ma un paesaggio interiore in cui il lettore può riconoscere paure, desideri e fragilità, in un continuo confronto tra individuale e collettivo.
È in questo aspetto che le pagine risuonano ancor di più con la tradizione della fiaba europea e con echi di riflessione sulla condizione umana, come in Bruno Bettelheim, che sottolinea il ruolo simbolico dei personaggi fantastici nella costruzione dell’identità psichica del lettore.
Un’opera stratificata e polifonica
A conclusione, il testo, pur essendo accessibile a un pubblico giovane, propone una lettura stratificata, in cui leggerezza e profondità convivono senza conflitto. Ogni racconto funziona con un certo grado di autonomia, ma acquista senso pieno all’interno della rete narrativa complessiva. Scalise integra riferimenti alla cultura contemporanea – dal gioco e dalle abitudini quotidiane fino alle logiche di collaborazione e condivisione – senza indulgere mai nel mero moralismo o nella facile retorica.
In definitiva, Gianni il gufo e i racconti del Bosco U-magico si configura come un’opera capace di modulare ironia e riflessione, fantasia e analisi sociale, costruendo un universo particolareggiato che riesce a dialogare con la tradizione fiabesca, con la pedagogia morale e finanche con la narrativa contemporanea, in particolare quella che osserva l’umano attraverso la lente della comunità. Per questo, è una lettura che richiede attenzione e sensibilità, ma che riesce a ripagare attraverso la profondità dei temi, la ricchezza simbolica e la cura della costruzione narrativa.
Mario Saccomanno
(www.bottegascriptamanent.it, anno XIX, n. 216, ottobre 2025)































