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A. XX, n. 225, luglio 2026
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Editoria varia (a cura di Giovanna Russo)

Zoom immagine Una raccolta di incontri,
interventi e confidenze
per rendere omaggio
a un grande artista

di Maria Grazia Franzè
Edito da Città del sole: un catalogo intessuto di analisi e riflessioni
sulla produzione cinematografica dell’attore e regista Carlo Verdone


La quarta edizione di “CineNostrum”, che si è tenuta nello scorso 2008, ha visto come protagonista principale Carlo Verdone. In occasione dell’evento, Città del sole edizioni ha proposto una saggio a cura di Franco La Magna e Mario Patanè per meglio conoscere e approfondire i film del regista-attore romano. Con titolo Grande, grande, grande Verdone (Città del sole, pp. 132, € 20,00), i curatori si sono proposti di fare un excursus della filmografia di Verdone con tanto di critica, dizionario verdoniano e schede filmografiche di sette film (Al lupo al lupo, Ma che colpa abbiamo noi, Grande, grosso e… Verdone, Sono pazzo di Iris Blond, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Compagni di scuola, Il mio miglior nemico) a cui è stata dedicata, nella stessa kermesse, una retrospettiva approfondita.

 

Scopo del catalogo

«Quest’anno abbiamo un obbiettivo pretenzioso, oltre a quelli divulgativi (abbiamo mantenuto la formula del convegno) e documentale […] L’omaggio a Carlo Verdone prende stavolta l’aspetto di un atto d’ossequio all’autore la cui opera cinematografica presenta una serie di “costanti unificanti” (personaggi definiti, situazioni narrative comuni, ossessioni, tic…) da cui emerge una tipicità valutabile appunto con il metodo autoriale».

Con queste parole, il direttore artistico dell’evento, Mario Patanè spiega, nella presentazione del catalogo, il fine stesso della pubblicazione. Se nelle prime pagine è dato spazio all’intervento di figure istituzionali, dal sopra citato direttore artistico, al sindaco di Aci Catena (sede del “CineNostrum”), dagli interventi dei presidenti delle regioni Calabria e Sicilia, a quello dell’Ars (Assemblea regionale siciliana) e altri ancora, nelle successive, ampio spazio è occupato dall’analisi puntuale e dettagliata del Verdone uomo, attore, regista.

 

Chi è Verdone?

Franco La Magna, critico e giornalista cinematografico, prima di guardare alle produzioni verdoniane, si sofferma sulla definizione di autore e sull’importanza che questa definizione ha nell’ideazione delle produzioni stesse: «Dunque regista come “fattore unificante”, in grado cioè di convogliare verso un’unica direzione tutte le complesse componenti del procedimento di creazione artistica». Da questo riscontro Carlo Verdone può, a buon merito, essere considerato autore a tutti gli effetti in quanto in ogni suo film ha dato vita a tutte le forme di creatività, una sua poetica e morale.

Dall’individuazione del regista creativo, allo studio attento dei film e dei rispettivi titoli emerge, sempre secondo La Magna, una sorta di: « “melancomicità” verdoniana un vero e proprio ossimoro (figura retorica per indicare un mix di contrari) con il quale il multiforme artista si è talmente identificato….» al punto da trapiantarlo perfino nel titolo di uno dei suoi ultimi e più compiuti film». In L’amore è eterno finché dura, ad esempio, si ha la massima espressione di questo concetto in quanto si identificano: «Una summa delle idiosincrasie verdoniane sulla traballanti relazioni tra sessi diversi, sempre sul filo del rasoio e costantemente esposte al pericolo della rottura».

Antonio D’Olivo, giornalista appassionato di cinema, si sofferma sulla personalità del regista: «Carlo Verdone è un data-base di voci, tic, manie, caratteri, patologie. È un “raccoglitore” dell’italianità: di personaggi paradossali, curiosi, tipici, logorroici, entusiasti, moralisti, falsi, cialtroni, bonari, creduloni, fanciulleschi, invasati, ridicoli, asfissianti. […] Verdone ci restituisce dei piccoli quadri italiani, racconta con le sue storie la dimensione dell’italiano».

Sfogliando il catalogo e addentrandosi nella destrutturazione dei film, ampio spazio è occupato dal dizionario verdoniano a cura di Angela Prudenzi, in cui, oltre ad essere prese in analisi alcune parole dette e sentite nei film, ci si sofferma anche sulla gestualità e corporeità di Verdone stesso. In ogni produzione sembra infatti che il corpo dell’attore sia fatto in modo da adattarsi ad ogni personaggio.

Ma il 1988 è l’anno di Compagni di scuola, il film che incalza sempre di più nei singoli personaggi-problematici. È diventata quasi consuetudine ritrovarsi, infatti, con i compagni di classe per riscoprirsi dopo anni di lontananza e vedere che: «In ogni caso è il “futuro” che diventa improvvisamente “presente”, con tutte le sue incognite, spesso molto diverso dalle attese, nel quale un posto importante, però, continua ad essere occupato dai ricordi sempre più sbiaditi, ma sostanzialmente indelebili degli anni trascorsi tra i banchi di scuola, con le incertezze, le preoccupazioni, il desiderio di cambiare il mondo […] » il tempo passa inesorabilmente. In questo film Verdone ha certamente fatto il giusto uso di quell’amara ironia che talvolta conquista anche il comune spettatore sorpreso dalla nostalgia del passato adolescenziale.

L’analisi proposta dal critico cinematografico Massimo Cardillo, nel capitolo intitolato Le nevrosi (non) muoiono al ritz psicoanalisi ed erboristeria in tre film emblematici di Carlo Verdone, si sofferma solo su tre film: Compagni di scuola, Maledetto il giorno che ti ho incontrato, ma che colpa abbiamo noi, per dimostrare come in tutti e tre, seppur vi sia una trama diversa, ci sia un filo rosso che li lega uno all’altro dettato forse da coincidenze, derivazioni o parallelismi.

 

Riflessioni di papà Mario Verdone

Per completare il viaggio tra le produzioni di Verdone i curatori, La Magna e Patanè si sono interessati anche di intervistare Mario Verdone, storico del cinema e critico cinematografico, che si dichiara soddisfatto del lavoro del proprio figlio: «Lo giudico un percorso serio di un ragazzo che ha cominciato ad osservare la realtà che lo circondava, sottolineando “tic” e “difetti” di certa italianità. È sempre andato sui “dettagli” vocali e gestuali apparentemente non comici, ma che diventano esilaranti e sorprendenti per il suo modo di porli al pubblico».

Per chi volesse approfondire e conoscere meglio la produzione di Carlo Verdone il catalogo è un valido strumento di analisi per una buona conoscenza di uno dei più grandi registi italiani.

 

Maria Grazia Franzè

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 39, novembre 2010)


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