Società di prodotti editoriali, comunicazione e giornalismo.
Iscrizione al Roc n. 21969.
Registrazione presso il Tribunale di Cosenza
n. 817 del 22/11/2007.
Issn 2035-7370.
Direttore editoriale: Mario Saccomanno
A. XX, n. 225, luglio 2026
La fine di un matrimoniovissuta dai figli: le prime
difficoltà della vita tra
gioco e avventura
di Maria Grazia Franzè
Fantasia, realtà, paura, audacia è quanto viene narrato nella storia
edita da Falzea, attraverso le avventure dei piccoli protagonisti
Come appare la realtà dei grandi vista con gli occhi dei più piccoli? Come si mostra, soprattutto, quando accade qualcosa che a loro risulta incomprensibile?
È quanto, in poche pagine e con un racconto a prima vista divertente, cerca di mostrare in Nebbia di streghe Giulio Levi (Falzea, pp. 64, € 8,00), che affronta una tematica quanto mai attuale: la separazione dei genitori. Narrata l’avventura del piccolo Carletto, che si ritrova a combattere contro il maleficio di una strega cattiva, responsabile della comparsa di una strana nebbia tra mamma e papà, l’autore riflette sull’importanza che i bambini danno anche alle più piccole azioni dei genitori e, soprattutto, sui traumi che i figli subiscono di fronte alla loro separazione. Con un linguaggio semplice e “smilzo”, Giulio Levi identifica con Carletto tutti i bambini che vivono prima la mancanza di dialogo tra i genitori, poi la loro separazione. Attraverso un’esperienza fantastica, prove, difficoltà e timori, Carletto si ritrova a vivere questo disagio familiare assieme ad altri bambini che, come lui, devono fronteggiare le proprie paure, riconoscerle e combatterle perché solo vincendo le proprie paure si può dissipare la nebbia sempre più fitta tra mamma e papà.
L’argomento si sdrammatizza sia grazie alle vivaci e fantasiose illustrazioni di Antonello Silverini, che alleggeriscono il tutto e trasmettono vitalità ai piccoli lettori, sia grazie alla narrazione divertente delle prove di coraggio che i bambini supereranno con gloriosa vittoria.
Sconfitta la strega i trionfatori credono di aver riportato il sereno a casa; ma ci saranno riusciti?
Giulio Levi: dalla medicina alla narrativa
L’autore, noto per le sue eccellenti capacità e conoscenze nel campo della medicina, specializzato in malattie mentali, decide di comporre fiabe per bambini dall’età del pensionamento. Levi dal 1999 inizia a scrivere, un po’ per diletto, un po’ per lasciare qualcosa di sé ai nipoti, racconti che hanno per protagonisti i bambini e il loro modo di vedere il mondo dei grandi.
Circa 45 racconti per la fascia di età compresa tra i 7 e i 15 anni, intessuti di gioco, avventura e divertimento, descrivono le esperienze che i bambini vivono per entrare nel mondo problematico e poco spensierato degli adulti. Attraverso il gioco e il paradosso fantastico, lo scrittore insegna qualcosa ai bambini e soprattutto impara qualcosa da essi: «Perché anche se si è studiato tutta la vita, basta la domanda di un bambino per capire che c’è ancora tanto da imparare a questo mondo».
Da questo presupposto inizia a scrutare il comportamento infantile di fronte alla fine di un matrimonio o alla triste realtà della sclerosi multipla. Egli, in ogni racconto, non tralascia nessun argomento perché anche i bambini vivono nella dolorosa realtà a cui i grandi sono costretti ma, a differenza di questi, riescono a superare le difficoltà giocando con esse. Pare che i piccoli imparino giocando e fantasticando sia dagli eventi piacevoli sia da quelli tristi che la vita offre. Tutto consiste in come si affrontano e si parla loro delle difficoltà.
Una strana nebbia
Carletto, figlio unico, vive in una famiglia felice. Una notte è svegliato da una signora sconosciuta, Cunegonda, che dice di essere un’amica della mamma ma, in realtà, è una strega che gli propone di andare con lei in un castello dove si terrà una festa con tanti altri bambini. Il piccolo si rifiuta, la strega va via, ma non desiste dall’invito. La notte seguente, infatti, riappare: «Oggi devi proprio venire con me. Nel castello hanno organizzato una grande festa di bambini e ti divertirai moltissimo. Ti prometto che se non ti diverti ti riporto a casa. Ma se non vieni… sono pasticci!» ma Carletto non accetta e la strega va via più irata di prima. Il giorno dopo e quelli a seguire cominciano ad essere segnati da strani avvenimenti: «Mentre si stava dirigendo in cucina per fare colazione con la mamma e il babbo, Carletto sentì che i suoi genitori stavano discutendo a voce molto alta, una cosa che non ricordava fosse mai successa prima di allora.» poi, mentre faceva colazione « […] sollevò lo sguardo dalla tazza di cioccolato e dal barattolo della marmellata e vide che fra i genitori, che parlavano tra loro, si era formata una sorta di nebbia grigia. Gli parve che ognuno di loro parlasse alla nebbia piuttosto che all’altro ».
Cosa stava succedendo? Forse la nebbia era solo una punizione da parte della strega? O forse i pasticci preannunciati dalla stessa si stavano avverando? Carletto inizia a sentire la responsabilità dell’accaduto, soprattutto perché la strega lo aveva invitato più volte e addirittura, nell’ultima visita, gli aveva lasciato un campanellino da suonare in un’ora ben precisa per raggiungere il castello, ma questo lui non lo aveva fatto. Che si fosse arrabbiata per questo? Vivendo giorni di ansia e ricordando le minacce di Cunegonda, seppur impaurito, Carletto decide di esorcizzare i propri timori affrontando qualsiasi cosa pur di far tornare il sereno in casa. Per amore di mamma e papà, suona il campanellino. Arriva la strega e così accetta di andare nel castello volando su una scopa magica. Vedendo altri bambini che come lui hanno avuto le stesse difficoltà Carletto si rincuora ma, dopo il primo giorno di festa, ogni strega affida ad ogni bambino un lavoro specifico e quanto mai stancante. Tutti si lamentano, ma decidono di accettare le regole delle streghe fino a quando esausti di lavorare, rattristati dalla nostalgia di casa e spinti dalla convinzione di essere i responsabili dell’accaduto, decidono di coalizzarsi per sconfiggere il maleficio. Organizzando un piano, riescono ad addormentare le streghe e a liberarsi di quella tortura. Avendo vinto le paure più grandi, e sempre più coraggiosi, in groppa alla scopa fanno ritorno a casa da mamma e papà. Ma qui qualcosa è cambiato: «Il giorno dopo, però, molti bambini si accorsero che, oltre alla nebbia, era sparito anche il babbo o la mamma», seppur abbiano sfidato le streghe e vinto le loro paure, i piccoli non sono riusciti a modificare il corso degli eventi e ciò che rimane è accettare la triste realtà. «A Carletto venne voglia di piangere. Pensò che forse era stata colpa sua, che non avrebbe dovuto scappare dal castello» e dopo un pianto liberatorio tra le braccia della mamma, ritrova un po’ di serenità perché felice di aver vinto in ogni caso l’ardua battaglia contro le sue paure.
Grazie alla nebbia, che si scopre essere la vera protagonista del racconto, e veicolo funzionale per la crescita, Levi dimostra come i bambini, vivendo tra la fantasia e la realtà, riescono ad affrontare e sfidare le difficoltà compiendo grandi prove di coraggio.
A chi fosse scettico riguardo queste meravigliose doti infantili non resta che immergersi nella lettura e farsi guidare nelle avventure del piccolo Carletto!
Maria Grazia Franzè
(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 37, settembre 2010)































