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Direttore editoriale: Natalia Bloise
Anno IV, n. 37, settembre 2010
Il presidente del Consiglioe la politica dell’immagine.
L’influenza della televisione
che determina il populismo
di Maria Grazia Franzè
Da Donzelli un’analisi lucida e ironica
sul “successo” di Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi è inevitabilmente uno dei protagonisti della politica italiana, ma passerà alla storia? E se così fosse, si potrebbe quindi parlare di “età berlusconiana”? Antonio Gibelli propone nel saggio Berlusconi passato alla storia. L’Italia nell’era della democrazia autoritaria (Donzelli editore, pp. 122, € 12,50) uno spunto di riflessione in merito all’attuale presidente del governo. Presentando la società, alla quale l’attuale capo si candidò la prima volta, l’autore non solo ripercorre quei periodi storici e politici ma propone anche un’analisi concisa e dettagliata di quali strumenti mediatici Berlusconi si sia servito e ancora oggi utilizza nella sua condotta politica.
Il segno che precede il fatto
Gibelli, nell’analizzare questo processo, intravede alcune fasi precise che, prima sul territorio politico europeo e poi su quello nazionale, sarebbero state degli utili trampolini di lancio per il nostro leader. Il logoramento delle utopie e delle grandi ideologie, il serpeggiare lento dell’individualismo da un lato, e la rivoluzione televisiva che portò la nascita della rete privata, commerciale e a colori dall’altro, hanno costituito gli elementi essenziali dell’arrivo di Berlusconi sulla scena politica. Il crollo del comunismo, la fine della Guerra fredda e la conclusione di quella fase storica che vide il culmine nell’abbattimento del Muro di Berlino, hanno sicuramente accresciuto nello spirito italiano un atteggiamento di fiducia nei confronti dei paesi comunisti. Tutti questi avvenimenti non furono che il sintomo della formazione, in Italia, di movimenti che con il tempo confluirono nella Lega Nord. Tra gli altri, la crisi di “Tangentopoli” veicolò da un lato la società verso aspettative di una democrazia trasparente, dall’altro una sempre più sfiducia negli organi del governo.
«È a questo punto che si fa avanti Silvio Berlusconi, fino a quel momento noto come imprenditore spregiudicato e di successo nel settore dell’edilizia residenziale e della tv commerciale, nonché come proprietario di una delle squadre di calcio più importanti e idolatrate dai tifosi non solo italiani, il Milan». L’esordio è garantito da due mosse: la prima, compiuta nella costituzione di un partito totalmente nuovo, Forza Italia, del quale lui stesso è a capo, e del tutto diverso dai partiti precedenti perché basato sulle tecniche di marketing e sul modello di gestione aziendale; la seconda, che si costruisce sostanzialmente sulla sua personalità presentandosi egli stesso come l’uomo dell’antipolitica che non ha più referenti in seguito alla scomparsa della Dc. Tuttavia, le strategie non sono bastate a scalare la vetta del potere: il nostro premier, infatti, avrebbe utilizzato un’ampia gamma di elementi per “conquistare” il popolo votante.
Il corpo come mezzo di comunicazione e non solo
La straordinarietà del saggio di Gibelli è costituita dal fatto che l’autore si sofferma anche su un aspetto fondamentale di Berlusconi, di cui spesso poco si parla: il suo aspetto fisico. Per chi avesse seguito sin dalle sue prime apparizioni politiche il suo aspetto e per chi si fosse posto qualche domanda in merito ai suoi cambiamenti estetici, c’è da dire che non esistono dubbi sul fatto che il nostro presidente ami prendersi cura di sé. Malgrado alla bassa statura non abbia potuto porre rimedio, almeno non chirurgicamente, diverse sono state le costruzioni di restauro e ritocco estetico alle quali Silvio non si è sottratto: dall’eliminazione delle borse intorno agli occhi, alla leggera riduzione dell’apertura palpebrale, per non parlare della calvizie di cui i diversi ritocchi fotografici hanno cercato di camuffare la perdita prima e la ricrescita poi dei capelli.
Per i più curiosi, Gibelli riflette anche sulla sua espressione facciale: «Esempio pressoché unico nella storia dei volti carismatici e della loro iconografia, Berlusconi ha adottato come modello espressivo il sorriso a mezza bocca, appena più pronunciato di quello della Gioconda, che costituisce un sottile quanto ambiguo ammiccamento nel senso che dice e non dice, evoca complicità e vicinanza ma è un insieme del tutto sfuggente e impercettibilmente osceno».
L’importanza dei media nella comunicazione politica
La rivoluzione della televisione è stata radicale e molto veloce. Il legame tra la tv e l’attuale presidente del governo è stato sin da subito molto stretto. Attraverso gli aspetti proposti dai telegiornali stessi, Berlusconi ha divulgato tantissimo la sua immagine: «Primo leader dell’era virtuale, nella quale quello televisivo è divenuto lo spazio primario della politica, egli ha assegnato alla produzione e alla divulgazione della propria immagine un ruolo centrale, come mai era avvenuto prima nell’Italia repubblicana. La politica berlusconiana dell’immagine si è esplicata in due modi: nella cura del proprio corpo, compreso l’abbigliamento, […] e nell’attenzione grandissima posta nel confezionamento e nella trasmissione televisiva dell’immagine stessa».
La grande strategia di comunicazione non solo è riproposta ogni giorno, ma nasce già dalla prima comparsa televisiva: nella vigilia delle prime elezioni del 1994, dove egli non si mostra come normalmente si fa in un’intervista classica, bensì in una vera e propria produzione del suo messaggio. La comunicazione ben pensata e filtrata da piccoli accorgimenti non è solo il punto di forza del presidente ma, assieme alle debolezze degli altri politici, costituisce lo strumento per rafforzare la sua politica.
A questo proposito sono numerosi i confronti che Gibelli propone, uno tra tanti, ad esempio, è quello con Prodi. Insomma una strategia pensata e ben calibrata sfruttando qualsiasi mezzo di cui la nostra epoca è stata scopritrice.
Forse è superfluo aggiungere che ogni avvenimento, come anche in questo caso, è frutto del precedente e causa del successivo e quindi: «Va da sé che la forza di Berlusconi è anche la debolezza dei suoi avversari.[…]».
Per chi volesse approfondire l’argomento non resta che leggere il saggio oltretutto maneggevole e ricco di una guida bibliografica in grado di soddisfare le curiosità dei più interessati.
Qualche notizia sull’autore
Antonio Gibelli nasce a Genova nel 1942. È storico e docente di Storia contemporanea all’Università di Genova e studia la scrittura come pratica sociale. Ha dedicato molti libri alla Grande guerra e il suo approccio a questo studio si basa sostanzialmente su uno sguardo della società che parte dall’analisi e dalla narrazione dei punti di vista della gente comune e delle loro testimonianze. Numerose le sue pubblicazioni, tra le tante si ricordano: La Grande guerra degli italiani, Il popolo bambino. Infanzia e nazione della Grande guerra a Salò.
Maria Grazia Franzè
(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n.37, settembre 2010)
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