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A. XX, n. 222, aprile 2026
La vita di Sotori, geishanell’era della tecnologia.
Un mondo affascinante,
incantato e immutabile
di Antonietta Zaccaro
La Casadei libri pubblica un romanzo, il diario di una giovane maiko:
apprendere l’antica arte dell’intrattenimento nel Giappone di oggi…
La cultura giapponese è una delle più affascinanti, un mondo di riti secolari, danze e divinità particolari. Proprio per il suo essere così diversa dai nostri costumi, ha da sempre affascinato studiosi, poeti e scrittori occidentali di ogni tempo, primo tra tutti il veneziano Marco Polo che giunse fino alle estreme terre del Gran Khan, per poi diventarne suo fidato consigliere. Ultima, dal punto di vista temporale, nel firmamento delle scrittrici filo-orientali è Miriam Bendìa che, con il suo romanzo Diario di una Maiko. Miyabi no Mai (Casadei libri pp. 190, €16,00), ci porta per mano nel magico mondo delle maiko, raccontandoci in forma di diario, insieme a splendide fotografie e ad una guida alla misteriosa Kyoto delle geisha, la vita di Sotori che, nel Giappone del boom tecnologico, decide di apprendere l’antica arte delle geisha. È un tuffo nel magico mondo delle okiya, delle tea houses, dei variopinti kimono che variano i loro colori a seconda della stagione, delle particolari pettinature che indicano il passaggio di grado di un’apprendista geisha. È un mondo incantato, fermo nel tempo, che non sembra risentire della corsa tecnologica, e nel quale vale la pena di perdersi, tra la pelle di porcellana di queste fanciulle, per ritrovare l’essenza del tempo che passa, scandito dalla fioritura del prugno.
Diventare geisha nel XXI secolo
«Mi chiamo Sotori, per gli amici sono Hana, ho quindici anni e domani è il mio compleanno».
Alla vigilia dei suoi quindici anni, Sotori, invece di continuare i suoi studi presso la scuola d’arte, affascinata da una eterea geisha che ha il compito di ritrarre, decide di entrare a far parte della okiya (casa delle geisha) del quartiere di Kamishichiken, una delle quattro zone di Kyoto appartenenti al mondo delle geisha. Dopo aver superato durissime selezioni, la okesan (direttrice della okiya) decide di ammetterla nella sua casa per iniziare il rigido e lungo apprendistato che la porterà ad indossare meravigliosi kimono e ad apprendere l’antica arte giapponese dell’intrattenimento degli ospiti nelle tea houses. Contrariamente a quello che accadeva precedentemente, nel XXI secolo non si bada più né alla castità della fanciulla né all’età. In passato una ragazza veniva venduta dai genitori alla okiya non dopo i tredici anni, e passava tutta la vita a pagare il debito contratto dalla sua okasan per la sua istruzione e i suoi kimono. Ora, ci informa orgogliosamente Sotori, si può scegliere di essere geisha, il debito viene ripagato in poco tempo con gli appuntamenti e qualche lavoretto e si ha la possibilità di abbandonare il cammino intrapreso, per sposarsi o per iniziare un nuovo lavoro.
Dodici mesi di apprendistato
L’impatto iniziale con l’okiya non è subito positivo per la nostra protagonista, è un mondo tutto femminile, pieno di gelosie e cattiverie, nel quale non è facile adattarsi, specie quando si è shikimi al primo livello di apprendimento, come Sotori, nel quale si è poco più di una sguattera, dove si è costrette ad alternare i lavori domestici alle estenuanti lezioni di danza, musica e portamento.
Accanto a questo iniziale smarrimento c’è il fascino delle feste rituali che indicano il passaggio da una stagione all’altra. È affascinante entrare nelle pagine del suo diario, nelle sue emozioni di giovane shikomi e scoprire la nostalgia per la sua famiglia, che può vedere solo una volta al mese quando le geisha indossano abiti comuni, e per il suo primo amore, Takagi, che ha dovuto abbandonare per intraprendere il suo cammino particolare, donandolo, come promesso da bambina, a Yuki-Onna, la signora della neve.
Dal grado di shikomi, Sotori, dopo aver superato diversi esami, diventa minarai. Ora dovrà imparare l’arte della conversazione, quella di servire il sake e di intrattenere i clienti negli o-zashiki (tea houses). È ora che apprende l’arte del truccarsi e del pettinarsi come una geisha e inizia a partecipare, con ruoli sempre di maggior rilievo, alle feste rituali. Dopo quasi dodici mesi di apprendistato, da semplice minarai la nostra protagonista è pronta per il misedashi, il debutto da maiko e il suo conseguente rito di passaggio. Durante questa cerimonia, Sotori viene adottata dalla sua onesan (sorella maggiore) che avrà il compito di insegnarle tutto ciò che serve per diventare una buona geisha. È durante questo rito che Sotori prende il nome, segreto, che la accompagnerà per tutta la sua vita tra tea houses e feste. La maiko è il grado precedente alla geisha, non ha una durata prestabilita, ma è in questo momento che Sotori prende consapevolezza del suo compito, della sua vocazione e decide di affrontare a testa alta il suo futuro nella okiya. «Mi chiamo Sotori, per gli amici sono solo Hana, ho diciassette anni e domani è il mio compleanno».
Antonietta Zaccaro
(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 27, novembre 2009)
Ilenia Marrapodi































