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A. XX, n. 222, aprile 2026
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Storia moderna (a cura di Mariangela Monaco)

Zoom immagine Storia triste e sfortunata
di Giovanna la pazza:
regina per un giorno,
poi martire del potere

di Antonietta Zaccaro
La vicenda infelice di una donna vittima innocente
della ragion di stato: in un testo di Scrittura e scritture


Siamo a cavallo del XVI secolo, nella Spagna dei re cattolici, Isabella e Ferdinando, e percorriamo a bocca aperta i corridoi dei lussuosi e al contempo austeri palazzi quattrocenteschi, animati da intrighi e folli amori. Davanti ai nostri occhi c’è una ragazza, poco più che quattordicenne, che, con occhi smarriti e sognanti, ammira il suo candido abito da sposa, è Juana, la terzogenita della casa d’Aragona, promessa sposa di Filippo, arciduca d’Austria e di Borgogna, detto “il bello”. A raccontarci la sua triste storia di «regina che non regnò neanche un giorno» è la sua ancella, Francisca, che da principessa moresca si è vista catapultata, dopo la presa di Granada, ad essere serva nei palazzi che la videro padrona. È lei che racconta le innumerevoli sconfitte subite dalla sua padrona: da un matrimonio di interesse, all’abdicazione forzata al trono ereditato dalla madre, fino alla sua morte in solitudine rinchiusa in una fortezza ai confini del mondo, passando per un amore viscerale nei confronti del marito, stanco, ben presto, di lei e in cerca di alcove più accoglienti. Questo, in poche righe, il filo conduttore de Le rose di Cordova (Scrittura e scritture, pp. 170, € 11,50), nuovo romanzo di Adriana Assini, scrittrice ed acquerellista romana, non nuova al panorama editoriale dei romanzi a sfondo storico, che ripercorre, come spiando dal buco della serratura, le vicende spagnole del XVI secolo, soffermandosi sulla figura di Juana, passata alla storia con il nome di Giovanna “la pazza”.

 

Dalla felicità alla follia

Il romanzo si apre nel momento in cui Juana si imbarca su di una nave diretta in terra fiamminga, per raggiungere il suo promesso sposo, Filippo, considerato l’uomo più bello e affascinate del tempo. Lei ritenuta da tutti né troppo bella né troppo brutta, vede questo matrimonio combinato, destinato ad unire le due grandi monarchie europee, quella di Castiglia e D’Aragona e quella degli Asburgo, con gli occhi della paura, quasi paventando il suo futuro di solitudine e tristezza: impaurita arriva in terra fiamminga, impaurita si rende conto che Filippo non è al porto ad attenderla e impaurita consuma il suo matrimonio prima che questo fosse celebrato. Juana si innamora a prima vista e follemente di suo marito, non ha occhi che per lui, è un amore che la porterà a trasgredire i dettami materni di austerità e castità e a vivere con spudoratezza la vita della corte fiamminga animata da balli, cene e giochi da mattina a sera, sempre correndo dietro Filippo, amoreggiando con lui in ogni angolo del castello, suscitando le occhiate di biasimo del suo seguito, che le sta accanto da quando ha lasciato la Spagna. Sembra che la sua vita possa trascorrere in maniera serena, allevando i figli avuti dall’uomo che ama, ma la sua felicità è destinata, ben presto, a tramutarsi in tristezza, una tristezza che la porterà alla follia. Filippo sembra, in un primo momento, amare sua moglie, ma, dopo poco tempo, si stanca di avere nella sua alcova sempre la stessa donna e inizia a cercare i favori di altre fanciulle. Juana, ferita ed umiliata, folle d’amore per quell’uomo che tradisce ripetutamente il vincolo coniugale, cerca in tutti i modi di rientrare nelle sue grazie, ma, non riuscendovi, cade in un vortice di follia che la porta a non voler più né mangiare né bere e a vivere come un animale, nel cortile del palazzo, sotto la pioggia e con il sole. È ora, nel momento in cui si sente più fragile, che viene colpita dal dolore per la morte della madre, preceduta da quella dei diretti successori al trono spagnolo: l’Infante, debole e malaticcio fin dall’infanzia, stroncato dalla troppa felicità scaturita dal suo matrimonio con la sorella di Filippo, Isabel, la primogenita e, poco dopo, suo figlio Miguel.

 

La nomina a regina di Spagna e le lotte di potere

Sua madre, Isabella di Castiglia, in punto di morte, decide di nominare Juana legittima erede al trono di Spagna, non suo marito Ferdinando. Lei, fragile e umiliata dall’esito del suo matrimonio, decide di abbandonare le Fiandre e raggiungere la sua terra natale per prendere possesso del trono, ma, è proprio facendo forza sulla presunta malattia mentale della futura regina, che iniziano le lotte e le bramosie di potere che vedono contrapposti Ferdinando e Filippo per sottrarre il trono di Castiglia e d’Aragona alla sua legittima proprietaria. La sete di potere travolge Juana, già fragile, che si ritrova ad essere dichiarata pubblicamente, da parte di suo marito, affetta da demenza. Il trono spagnolo passa, quindi, a Filippo che morirà poco dopo di prematuramente. Sembra uno spiraglio di luce per Juana che ritorna ad essere la regina legittima di Spagna, ma questo barlume di felicità dura poco più di un battito di ciglia. Infatti, tempestivamente, ritorna suo padre, Ferdinando, dal suo esilio napoletano, portando come vessillo il certificato di demenza della figlia. Ancora una volta lei dovette piegarsi alle logiche di potere e lasciare il suo trono al padre, che la rinchiuse nella fortezza di Tordesillas dove «ogni cento anni veniva rinchiusa una regina e nessuna di loro ne era mai uscita viva». Chinando il capo Juana obbedì al padre recandosi in quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini portando con sé la salma imbalsamata di quell’uomo troppo bello che aveva sposato, non riuscendo a lasciarlo andare neanche dopo la morte.

 

Gli ultimi anni e la fine

Rinchiusa nella fortezza Juana può finalmente dare sfogo al suo folle amore per il marito, adorando e baciando il suo cadavere. Alla morte di Ferdinando, lei spera che il nuovo sovrano, suo figlio Carlo, «il figlio che non aveva mai visto crescere», possa liberarla dalla sua prigionia forzata, ma egli la priva soltanto del suo amore più grande, il cadavere di Filippo, lasciando la madre a marcire nella sua solitudine. Dopo aver visto sfumare la sua ultima occasione per rivedere la luce, Juana si lascia andare, non vuole più alzarsi dal suo letto, non mangia e non parla più, neanche con la sua fedele Francisca. Nella sua sconfinata solitudine morirà, poco dopo la salita al trono di Carlo, malata e stanca, con il solo conforto della sua devota amica, che le chiuderà gli occhi, senza neanche il privilegio del suono, a lutto, delle campane della vicina chiesa. Questa è la storia di Juana, una donna vittima innocente della ragion di stato, della sete di potere e di un folle amore.

 

Antonietta Zaccaro

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 21, maggio 2009)

Collaboratori di redazione:
Ilenia Marrapodi
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