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A. XX, n. 225, luglio 2026
Il Mediterraneo
che guarda
al futuro
di Ivana Ferraro
Il “Premio per la Cultura
Mediterranea” fra Intelligenza
Artificiale e nuove frontiere
Vent’anni di attività rappresentano un traguardo significativo per il Premio per la Cultura Mediterranea promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania.
Nato per valorizzare il patrimonio culturale, umano e intellettuale dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, il riconoscimento è diventato nel tempo uno dei più autorevoli osservatori delle trasformazioni che attraversano il Mediterraneo.
L’edizione 2026, dedicata al tema dell’Intelligenza artificiale (Ia), propone una riflessione sulle nuove sfide della contemporaneità attraverso le voci di studiosi, scrittori, giornalisti, traduttori e protagonisti della società civile. Le terne finaliste raccontano un Mediterraneo complesso e dinamico, sospeso tra memoria e innovazione, tra annosi conflitti e parvenza di dialogo, tra radici storiche e prospettive future.
Vent’anni di cultura come strumento di dialogo
Quando il Premio per la Cultura Mediterranea venne alla luce, l’ambizione era quella di dare vita a un luogo ideale d’incontro tra popoli, tradizioni e visioni del mondo differenti, riconoscendo nel Mediterraneo non soltanto un territorio, ma una realtà storica e culturale capace di generare relazioni, conoscenza e confronto. In vent’anni di attività, il Premio ha saputo affermarsi come una delle più autorevoli iniziative dedicate al dialogo interculturale, accogliendo protagonisti della letteratura, del giornalismo, della ricerca scientifica e dell’impegno civile provenienti da diversi Paesi e contesti.
La manifestazione è divenuta così un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni che interessano il Mare Nostrum, interpretandone le complessità e le sfide attraverso il linguaggio universale della cultura.
Il Mediterraneo continua oggi a rappresentare uno scenario in cui convivono contraddizioni e opportunità, conflitti e prospettive di cooperazione, memorie condivise e nuove traiettorie di sviluppo. In questo quadro, il Premio ha costruito la propria identità non soltanto attraverso il riconoscimento del merito e dell’eccellenza, ma soprattutto favorendo il confronto tra idee, esperienze e sensibilità diverse.
La sua storia testimonia come la cultura possa diventare uno strumento concreto di dialogo e comprensione reciproca, capace di superare confini geografici e barriere ideologiche. È questa vocazione a rendere il Premio un punto di riferimento riconosciuto ben oltre i territori della Calabria e della Basilicata, confermandone il ruolo nel promuovere una visione del Mediterraneo fondata sull’incontro, sulla conoscenza e sulla costruzione di un futuro condiviso.
L’impegno della Fondazione e la visione di Mario Bozzo
Dietro il successo e la continuità del Premio vi è l’impegno della Fondazione Carical (Cassa di risparmio della Calabria e della Lucania) e delle figure che ne hanno accompagnato lo sviluppo. Il presidente della Fondazione, Giovanni Pensabene, ha sottolineato come negli ultimi anni il Premio abbia scelto di affrontare temi di forte impatto sociale, trasformando ogni edizione in un’occasione di riflessione collettiva.
Dopo aver dedicato, nelle passate edizioni, ampio spazio ai temi delle migrazioni, dei conflitti internazionali, della pace e dei cambiamenti climatici, il Premio pone quest’anno al centro della propria riflessione l’Intelligenza artificiale, considerata una delle trasformazioni più profonde che l’umanità abbia affrontato dalla rivoluzione industriale a oggi. Una sfida che non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica, ma coinvolge anche le dimensioni etiche, culturali e sociali delle nostre comunità, chiamate a confrontarsi con scenari nuovi e sempre più complessi.
Accanto all’impegno della Fondazione, si distingue la figura di Mario Bozzo, fondatore e presidente del Premio, che nel corso degli anni ne ha plasmato l’identità e orientato la missione culturale. Grazie alla sua visione e alla sua costante attività di promozione, il Premio ha saputo consolidare nel tempo un elevato profilo scientifico e culturale, costruendo una rete di relazioni e collaborazioni che attraversa l’intero bacino del Mediterraneo.
Non è casuale che l’annuncio delle terne finaliste sia avvenuto a Matera, città simbolo del dialogo culturale contemporaneo e recentemente insignita del titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Una scelta fortemente significativa, che rafforza il legame tra il Premio e quei valori di confronto, di inclusione e di reciproca conoscenza che da sempre ne ispirano l’azione, confermandone la vocazione a favorire l’incontro tra popoli, culture e tradizioni differenti.
L’Intelligenza artificiale come nuova frontiera culturale
La scelta dell’Intelligenza artificiale come tema guida dell’edizione 2026 testimonia la volontà del Premio di confrontarsi con le trasformazioni più profonde della contemporaneità. L’Intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un insieme di strumenti tecnologici destinati a modificare i processi produttivi, ma una vera e propria rivoluzione culturale che sta ridefinendo il rapporto tra uomo e conoscenza. Cambiano le modalità di accesso alle informazioni, mutano i processi creativi, si trasformano le professioni e si aprono interrogativi inediti sulla natura stessa dell’intelligenza e della coscienza.
In questo scenario il Mediterraneo assume ancora una volta un ruolo emblematico. Terra di antiche civiltà e di grandi tradizioni filosofiche, esso si trova oggi a confrontarsi con una tecnologia capace di incidere profondamente sui modelli educativi, sulla comunicazione e sulla produzione culturale. La riflessione proposta dal Premio invita dunque a non considerare l’Intelligenza artificiale esclusivamente come un fenomeno tecnico, ma come una questione che coinvolge direttamente i valori umani, la libertà, la responsabilità e la capacità critica delle nuove generazioni.
I protagonisti dell’impegno civile e della conoscenza
Le terne finaliste delle sezioni Società Civile, Scienze dell’Uomo e Cultura dell’Informazione offrono una rappresentazione significativa delle sfide che attraversano il nostro tempo. Oscar Camps, Nicolò Govoni e Taghi Rahmani incarnano tre differenti forme di impegno a favore dei diritti umani, dell’accoglienza e della libertà. Le loro esperienze raccontano un Mediterraneo attraversato da migrazioni, conflitti e lotte per la dignità della persona, ma anche dalla capacità di costruire percorsi di speranza e solidarietà.
Nella sezione Scienze dell’Uomo, le candidature di Massimo Cacciari, Antonella Fioravanti e Marina Valensise testimoniano l’importanza del dialogo tra discipline differenti. Filosofia, ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio culturale convergono nella comune esigenza di comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Analogamente, la sezione Cultura dell’Informazione riconosce il ruolo fondamentale del giornalismo e della divulgazione attraverso figure come Milena Gabanelli, Barbara Gallavotti e Yaroslav Trofimov, professionisti che hanno fatto della conoscenza e della verifica dei fatti divulgati un presidio indispensabile della democrazia.
Le nuove narrazioni del Mediterraneo
Particolarmente significativa appare la selezione delle opere finaliste nella sezione Narrativa. Attraverso prospettive differenti, i romanzi in concorso affrontano temi centrali dell’esperienza contemporanea, ovvero sia la ricerca di identità, la memoria, il senso dell’appartenenza e il rapporto con il cambiamento. Gli antropologi di Ayşegül Savaş racconta la condizione di chi vive lontano dalle proprie radici e cerca nuove forme di integrazione; Il mondo che ha fatto di Roberto Ferrucci riflette sul valore della memoria e dell’amicizia attraverso il ricordo dello scrittore Daniele Del Giudice; La coscienza di Ottavio di Livio Gambacorta affronta invece in modo diretto il tema dell’intelligenza artificiale, immaginando una tecnologia capace di interpretare e influenzare le emozioni umane.
Anche la sezione Narrativa Giovani conferma la vitalità della letteratura contemporanea e la capacità degli autori di raccontare le inquietudini e le aspirazioni delle nuove generazioni. La grande sete di Erica Cassano conduce il lettore nella Napoli del 1943, dove una giovane donna cerca di costruire il proprio futuro tra le difficoltà della guerra e il desiderio di emancipazione. In Malanima, Rosita Manuguerra ambienta la vicenda in una piccola isola segnata dal continuo confronto tra chi parte e chi resta, intrecciando storie familiari, segreti e percorsi di crescita personale. Bellagio di Monica Savaresi, infine, intreccia memoria, amore e mistero attraverso una storia che attraversa generazioni e riporta alla luce vicende dimenticate sullo sfondo del Lago di Como. Le opere finaliste affrontano così questioni legate alla crescita personale, all’emancipazione, alla costruzione dell’identità e al rapporto con la memoria familiare, locale e collettiva. Il coinvolgimento diretto di oltre trecento studenti delle scuole superiori nella scelta del vincitore rappresenta inoltre un elemento distintivo del Premio, che considera la promozione della lettura un investimento fondamentale per il futuro culturale del territorio.
Tradurre il Mediterraneo, costruire ponti tra le culture
Tra gli aspetti più originali del Premio vi è l’attenzione riservata alla traduzione, attività silente e spesso poco visibile ma essenziale per la circolazione delle idee. Le candidature di Liljana Cuka Maksuti, Yasmina Mélaouah ed Elvira Mujčić evidenziano il valore di un lavoro che permette alle opere letterarie di attraversare confini linguistici e geografici, favorendo la conoscenza reciproca tra i popoli e le diverse tradizioni.
In un’epoca caratterizzata da una crescente interconnessione globale, il traduttore assume il ruolo di mediatore culturale, capace di preservare le sfumature più recondite di una lingua e al tempo stesso renderle accessibili ai nuovi lettori. È grazie a questo prezioso e minuzioso lavoro che il Mediterraneo continua a essere uno spazio di incontro e di dialogo, nel quale le differenze non rappresentano ostacoli ma occasioni di arricchimento reciproco.
La voce di Gaza e il valore della testimonianza
La giuria internazionale ha inoltre voluto attribuire un Premio Speciale a Il mio cuore libero, la forza di una madre di Majd al-Assar. La scelta assume un impattante valore simbolico perché porta al centro dell’attenzione una delle tragedie umanitarie più drammatiche del nostro tempo. Attraverso la storia personale di una madre palestinese costretta ad abbandonare la propria casa nella Striscia di Gaza, il libro restituisce il volto umano e disumano della guerra, mostrando come dietro i numeri e le cronache quotidiane esistano vite reali, affetti spezzati e speranze che resistono nonostante tutto e tutti.
La testimonianza di Majd al-Assar ricorda che la cultura non è soltanto produzione intellettuale, ma anche capacità di dare voce a chi rischia di essere dimenticato sotto un cumulo di macerie. In questo senso il Premio conferma la propria vocazione a intercettare le grandi questioni del presente, offrendo uno spazio di ascolto e di riflessione che supera i confini della semplice celebrazione culturale.
Un’eredità che guarda al futuro
A vent’anni dalla sua istituzione, il Premio per la Cultura Mediterranea continua a rappresentare una delle esperienze culturali più significative del Mezzogiorno e dell’intero panorama nazionale. Nel corso delle sue edizioni ha premiato figure come Amos Oz, David Grossman, Enzo Bianchi, Andrea Riccardi, Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis, Alberto Angela, Francesca Mannocchi e molti altri protagonisti della cultura contemporanea. Una storia che testimonia la capacità della manifestazione di intercettare le voci più autorevoli del dibattito internazionale e di trasformare il Mediterraneo in una categoria culturale capace di parlare al mondo.
La cerimonia conclusiva del prossimo 16 ottobre al Teatro Alfonso Rendano di Cosenza non celebrerà soltanto i vincitori dell’edizione 2026. Sarà soprattutto l’occasione per riaffermare il valore immarcescibile della cultura come strumento di dialogo, conoscenza e costruzione del futuro. In un tempo segnato da irrefrenabili e compulsive innovazioni tecnologiche, insane tensioni geopolitiche e profondi cambiamenti sociali, il Mediterraneo continua a offrire una lezione preziosa, ovvero sia, nessuna trasformazione tecnico-scientifica può sostituire il confronto tra le persone, la forza delle idee e la capacità generativa della cultura di erigere ponti laddove sembrano esistere soltanto confini.
Ivana Ferraro
(www.bottegascriptamanent.it, anno XX, n. 225, luglio 2026)































