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A. XX, n. 222, aprile 2026
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Storia (a cura di La Redazione) . A. XX, n. 222, aprile 2026

Tra le vette e
l’abisso: l’uomo
specchio del lupo

di Ivana Ferraro
In Osso di Lupa, Antonio Rubino
si sofferma sull’etica e la convivenza


Recensiamo questo libro in quanto interessante, anche se, purtroppo, denso di errori di vario tipo. Osso la lupa. Uomini e lupi sulle Alpi (Youcanprint Editore, 2021, pp. 250, € 25,00) di Matteo Antonio Rubino si colloca in un territorio di frontiera, dove la narrazione letteraria incontra la riflessione ecologica, l’etologia e l’indagine antropologica. Al centro del testo non vi è soltanto il ritorno del lupo sulle Alpi contemporanee, ma la messa in crisi di un rapporto antico e ambivalente: quello tra l’uomo e l’animale che più di ogni altro ha incarnato, nel corso della storia occidentale, la paura, la minaccia e lo specchio oscuro dell’umano.
Il romanzo interroga implicitamente il celebre adagio hobbesiano homo homini lupus, rovesciandone il senso: non è solo l’uomo a comportarsi come un lupo verso i propri simili, ma è l’immagine del lupo a essere stata costruita, deformata e caricata delle violenze, delle ansie e delle pulsioni di dominio umane. In questa prospettiva, il confine tra umano e selvaggio non appare mai fisso, ma costantemente negoziato, attraversato, riscritto.

Struttura narrativa e dispositivo del doppio sguardo
Uno degli elementi più significativi dell’opera è la scelta di una struttura polifonica che alterna il punto di vista della lupa Osso a quello umano, incarnato soprattutto nella figura di Silvano. Questo doppio registro non rappresenta un semplice espediente narrativo, ma costituisce il nucleo epistemologico del romanzo: il mondo viene osservato simultaneamente da due soggettività che condividono lo stesso spazio geografico, ma non lo stesso statuto simbolico.
Rubino evita consapevolmente l’antropomorfizzazione ingenua del lupo. La voce di Osso non parla “come un umano”, ma percepisce, reagisce, ricorda secondo una logica corporea e istintuale coerente con l’etologia del predatore. Al tempo stesso, la prospettiva umana non viene assunta come misura universale del senso. Il risultato è uno spostamento dello sguardo: non è il lupo a essere umanizzato, ma l’uomo a essere relativizzato, decentrato, posto di fronte alla propria parzialità interpretativa.
In questo gioco di specchi, il lupo diventa il limite attraverso cui l’uomo misura se stesso. La narrazione mostra come la paura del lupo sia spesso meno legata alla sua reale pericolosità e più al disordine che esso introduce in un sistema che l’uomo crede di controllare.

Il lupo tra storia, mito e proiezione umana
Nel romanzo, il lupo non è soltanto un animale o un personaggio narrativo, ma una figura simbolica stratificata, su cui si depositano secoli di rappresentazioni culturali, mitiche e politiche. Osso incarna una soggettività altra, segnata dalla violenza subita, dalla fame, dall’esilio, ma anche da una forma di resistenza silenziosa che sfugge alle categorie morali umane.
Rubino inserisce la vicenda individuale della lupa in una cornice storica più ampia: lo spopolamento delle montagne, la crisi della pastorizia tradizionale, il ritorno del lupo sulle Alpi come evento biologico e simbolico insieme. In questo contesto, homo homini lupus assume una valenza rovesciata: la ferocia non appartiene in modo esclusivo al predatore, ma si manifesta nelle pratiche di esclusione, controllo e sterminio messe in atto dall’uomo nei confronti dell’animale e, per estensione, dell’altro.
Il lupo diventa così il capro espiatorio di conflitti più profondi, legati alla gestione del territorio, alla perdita di centralità dell’uomo e alla difficoltà di accettare forme di vita che non rispondono alle logiche dell’utilità e della produttività.

Memoria, formazione e identità nello sguardo umano
Parallelamente alla vicenda di Osso, la traiettoria di Silvano si sviluppa come un percorso di formazione segnato dalla memoria e dalla frattura identitaria. L’infanzia legata al mondo pastorale, il rapporto con la famiglia, l’accesso allo studio e alla ricerca scientifica costruiscono una figura sospesa tra appartenenza e distanza.
Silvano non è l’antagonista del lupo, ma il suo controcampo simbolico. La sua conoscenza scientifica non cancella il legame originario con la terra, ma lo problematizza. In lui si riflette la tensione tra un sapere che pretende di spiegare e governare il reale e un’esperienza vissuta che resiste a ogni riduzione teorica. La relazione con il lupo diventa così una relazione mediata, mai immediata, filtrata da strumenti concettuali, politiche di gestione, dispositivi di controllo.
In questa prospettiva, l’uomo appare non meno vulnerabile del lupo: entrambi sono esposti a trasformazioni che non governano pienamente, entrambi abitano un mondo che cambia più velocemente delle loro capacità di adattamento.

Etica della convivenza e responsabilità dello sguardo
Uno degli aspetti più rilevanti del romanzo è la sua capacità di porre interrogativi etici senza assumere una postura dichiaratamente militante. Osso la lupa non propone soluzioni, ma mette in scena la complessità della convivenza tra specie, mostrando come ogni atto di osservazione, studio o protezione implichi una presa di posizione.
Il lupo non viene idealizzato come icona romantica della wilderness, né ridotto a problema da gestire. Allo stesso modo, l’uomo non è rappresentato come semplice carnefice, ma come soggetto attraversato da paure, contraddizioni e responsabilità storiche. In questo equilibrio instabile, il motto homo homini lupus si trasforma in una domanda aperta: chi è, oggi, il vero lupo dell’altro?
La narrazione invita il lettore a sostare in questa zona di incertezza, dove la convivenza non è un dato acquisito, ma una pratica fragile, fatta di conflitti, compromessi e ascolto reciproco. È proprio in questa sospensione del giudizio, in questo rifiuto delle semplificazioni, che il romanzo di Rubino trova la sua forza più incisiva, offrendo non una morale, ma un esercizio critico sul modo in cui l’umano costruisce, teme e racconta il selvaggio.

Ivana Ferraro

(www.bottegascriptamanent.it, anno XX, n. 221, marzo 2026)

Collaboratori di redazione:
Ilenia Marrapodi
Progetto grafico a cura di: Fulvio Mazza ed Emanuela Catania. Realizzazione: FN2000 Soft per conto di DAMA IT