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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIX, n. 215, set. 2025

Zoom immagine La società contemporanea
riflessa in un Bosco magico

di Ivana Ferraro
La fiaba di Amalia Scalise diventa un vero e proprio
mezzo di critica sociale e di memoria culturale


Il racconto Gianni il gufo e i racconti del Bosco U-magico. Un’estate indimenticabile di Amalia Scalise, pur assumendo in superficie la veste di una narrazione favolistica destinata all’infanzia, si configura come un testo complesso, polisemico, capace di dialogare con molteplici registri e di stratificare più livelli di lettura.
L’autrice costruisce un universo simbolico-animale in cui il dispositivo allegorico diventa veicolo di un discorso critico sulla contemporaneità, sulle trasformazioni socio-culturali e sui modelli di relazione in epoca ipermediatica.
La narrazione, apparentemente leggera, è attraversata da una fitta rete di riferimenti metanarrativi e intertestuali, che spostano la lettura dal piano dell’intrattenimento infantile a quello di una sofisticata parabola sulla società tardo-moderna.

L’ecosistema simbolico come specchio della società
Nel mondo immaginario del Bosco U-magico non compaiono esseri umani, eppure la società che vi è rappresentata è profondamente antropomorfa. Le professioni, le tecnologie, le abitudini di consumo, i rapporti intergenerazionali e i media fanno parte di un impianto socioeconomico che replica fedelmente i meccanismi culturali e strutturali del mondo occidentale capitalistico. L’autrice costruisce un microcosmo allegorico che permette di affrontare con sottile ironia questioni attuali come la precarietà economica, l’omologazione digitale, l’effetto delle tecnologie sulla vita quotidiana e le trasformazioni nei rapporti di lavoro.
Il capitolo dedicato alla crisi del calzolaio artigiano Nick, schiacciato dall’e-commerce impersonale di “Amazoo”, è un esempio di grande efficacia. In questo episodio si contrappongono due modelli di produzione e consumo: l'artigianato locale, simbolo di una tradizione manuale e relazionale, e il commercio digitale, efficiente ma spersonalizzato. L’influenza di logiche di marketing e del brand si evidenzia nel ruolo di Pavel, il pavone-influencer, che rappresenta la trasformazione del capitale simbolico in capitale economico grazie ai social media.
La soluzione narrativa (un product placement inverso) sottolinea come anche il rilancio dell’economia artigianale debba oggi passare attraverso le logiche dello spettacolo e della visibilità algoritmica.

Tecnologia, cultura e narrazione identitaria
Altra dimensione centrale nell’opera è la riflessione implicita sul rapporto tra tecnologia, identità e narrazione. Il kit acquistato online da Lalla la farfalla – uno strumento di auto-decorazione fai-da-te – si trasforma rapidamente in un meccanismo di fallimento personale e di rottura estetica, simbolo di un’identità costruita più per la performance pubblica che per l’autenticità.
L’intero episodio costituisce una critica mordace alla “do-it-yourself culture” alimentata dal Web e al culto dell’immagine, ma anche una riflessione sulla vulnerabilità immarcescibile dei soggetti che si affidano in modo acritico al consumo mediato dalla rete.
Più in generale, la tecnologia, nei racconti del libro, non è demonizzata, ma inserita in un contesto che ne espone i limiti etici, cognitivi e relazionali: dai cellulari alle televisioni, dai social network ai marketplace, essa costituisce un ambiente “normale”, ma continuamente interpellato in chiave ironica. Il Bosco U-magico è dunque anche un laboratorio di osservazione delle contraddizioni dell’ipercontemporaneità.

Elementi metanarrativi e dialogo intertestuale
Uno degli elementi più rilevanti dal punto di vista letterario è il ricorso alla metanarrazione, evidente sin dalle prime pagine. Il libro comincia con Gianni il gufo che tenta ripetutamente – e invano – di leggere i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Questa sequenza, in apparenza lepida, si configura invece come dispositivo metaletterario, nel quale il testo letterario “classico” è messo in scena come soggetto e oggetto d’interferenza sociale. Le continue interruzioni non sono solo gag narrative, ma metafore della frammentazione dell’attenzione e del disorientamento culturale dell’individuo immerso in una società rumorosa, dove il tempo della riflessione è sopraffatto da una continua emergenza relazionale e pratica.
Il testo manzoniano, peraltro, non è casuale: la citazione di «Quel ramo del lago di Como…» più volte interrotta crea un contrasto ironico tra la solennità della grande letteratura e la banalità del quotidiano, conferendo all’opera una raffinata dimensione di dialogo intertestuale. Si potrebbe affermare che l’opera di Scalise costruisca un proprio bosco dei simboli dove convivono la cultura alta e quella popolare, l’intellettualismo e la comicità, in un equilibrio originale.

La funzione pedagogica e politica del ricordo
Altro aspetto cruciale, raramente approfondito in sede di lettura non scolastica, è l’attenzione dell’autrice per la memoria collettiva e il ruolo della narrazione nel costruire un’identità storica e culturale condivisa.
L’episodio della tartaruga Gilda e della “fede nuziale perduta” – che si rivela poi essere nascosta in una tasca – assume il valore simbolico di una riflessione sul ruolo dell’anziano nella trasmissione dei saperi, profondamente legati al sistema di credenze di un tempo che fu. La proposta di scrivere un libro di memorie del Bosco è una forma di impegno civile che riflette le tensioni contemporanee tra digitalizzazione e conservazione della memoria orale e analogica.
Inoltre, l’esplicito riferimento alla citazione di Marcus Garvey – «un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici» – fornisce una chiave di lettura ideologica dell’intera raccolta: il racconto favolistico diventa strumento politico per promuovere il recupero delle radici culturali e la critica alle derive della globalizzazione.
Gianni il gufo e i racconti del Bosco U-magico (BookSprint edizioni, pp. 122, € 21,90) si presenta, a una lettura più attenta, come un’opera capace di stratificare molteplici livelli di significato e di significante, da quello pedagogico a quello sociopolitico, da quello estetico a quello culturale. L'autrice costruisce un testo ibrido, che si presta tanto alla lettura infantile quanto a un'interpretazione più matura, più recondita di un pubblico adulto.
Dietro la veste narrativa leggera e illustrata, il libro propone una parabola sulle tensioni del nostro tempo, tra tradizione e modernità, locale e globale, comunità e individualismo, artigianato e consumo, rappresentazione e autenticità.
In questo senso, l’opera di Amalia Scalise si inserisce pienamente in quella letteratura “postfiabesca” che, con grazia e umorismo, costruisce parodie, metafore e allegorie per dire la verità.

Ivana Ferraro

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIX, n. 215, settembre 2025)

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