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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIX, n. 214, ago. 2025

Zoom immagine Il giornalismo di Pasolini:
sguardo critico e impegno civile

di Ivana Ferraro
Edito da Pellegrini, il testo di Marino ricostruisce
una scrittura militante e uno sguardo divergente


Nel panorama del Novecento italiano, la figura di Pier Paolo Pasolini si staglia come una delle più complesse, eversive e inclassificabili. Poeta, regista, romanziere e critico, Pasolini ha attraversato i generi e i mezzi della comunicazione culturale con un’urgenza espressiva sempre radicata nella realtà.
Il testo Pasolini giornalista (Pellegrini editore, 2025, pp. 200, € 15,00) di Domenico Marino si propone di indagare sistematicamente la dimensione giornalistica del suo lavoro, offrendo una ricostruzione analitica e cronologica della sua attività pubblicistica. L’intento non è semplicemente storiografico, bensì interpretativo: restituire la funzione del “giornalismo pasoliniano” come spazio di conflitto, come forma di intervento intellettuale che sfida e sovverte i codici del giornalismo tradizionale.
La recensione che segue si propone di evidenziare la rilevanza scientifica del testo di Marino, articolandola in tre nuclei analitici: l’organizzazione cronotematica dell’attività giornalistica di Pasolini, la coerenza stilistica e ideologica del suo intervento pubblico e la ricezione e la rilevanza politica del suo giornalismo negli anni Settanta.

Le stagioni del giornalismo pasoliniano: struttura e trasformazione
Domenico Marino suddivide l’esperienza giornalistica di Pasolini in tre grandi stagioni: il critico, l’eretico, il corsaro-luterano. Nel libro viene tracciato un percorso non rigidamente lineare, ma segnato da fratture, ritorni e rielaborazioni.
Il merito principale dell’autore è quello di restituire la dimensione plurale e attraversata da tensioni dell’intervento giornalistico pasoliniano. Già negli anni bolognesi, tra il 1941 e il 1943, Pasolini manifesta un’urgenza di confronto pubblico con la parola, promuovendo riviste come Eredi e collaborando con Architrave e Il Setaccio. Tali esperienze, pur nascendo all’interno di contesti legati al regime fascista, sono lette da Marino come luoghi di incubazione critica, in cui già si profilano temi (come l’educazione, l’etica della scrittura, l’opposizione al conformismo) destinati a svilupparsi nelle fasi successive.
Il periodo friulano, con la fondazione dello Stroligut di cà da l’aga”, e della Academiuta di lenga furlana, segna invece l’approdo a un giornalismo radicato nella realtà linguistica e sociale del territorio. È qui che Pasolini coniuga la pedagogia e la poesia, in una visione del giornalismo come strumento per “educare” le masse popolari all’autocoscienza e alla resistenza culturale.

La parola come opposizione: Pasolini tra eresia e solitudine
A partire dagli anni Sessanta, l’attività giornalistica di Pasolini si trasforma in uno spazio di resistenza intellettuale e morale. L’esperienza su Vie Nuove e la rubrica Il Caos su Tempo Illustrato (1968-1970) prefigurano la stagione più nota e controversa degli Scritti corsari (1973-75) e delle Lettere luterane (1975).
Marino evidenzia come Pasolini, anche nel giornalismo, mantenga quella “funzione-poeta” capace di intrecciare argomentazione e visione, analisi e metafora, polemica e lirismo.
Uno degli elementi centrali dell’interpretazione di Marino è la “solitudine” pasoliniana come chiave ermeneutica: l’intellettuale non si presenta mai come portavoce di una classe, di un partito o di un’ideologia, ma come figura solitaria e tragica, animata da una visione etica e quasi sacrificale del proprio ruolo. Lo dimostra, per esempio, l’editoriale di apertura de Il Caos, in cui Pasolini dichiara: «Io non sono un qualunquista […] se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore, umiliazione: non aprioristicamente […] ma per forza. […] Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine». Marino coglie in questo atteggiamento la radice di un pensiero sempre “eretico”, cioè incapace di ridursi alle semplificazioni ideologiche del suo tempo.

Un giornalismo poetico e politico: ricezione, conflitto, attualità
Nella fase corsara e luterana, Pasolini assume pienamente la figura del polemista radicale. Marino documenta con precisione la centralità che gli articoli su Corriere della Sera, Il Mondo e altri quotidiani nazionali rivestono nel panorama mediatico degli anni Settanta.
Si tratta di un intervento giornalistico che non si limita a commentare l’attualità, ma mira a produrre una vera e propria contro-narrazione del presente: il genocidio culturale del neocapitalismo, la rivoluzione antropologica, la scomparsa del sottoproletariato, l’illusione della democrazia borghese, la crisi della scuola e dell’informazione.
Il giornalismo pasoliniano si configura, in questo senso, come un’azione performativa: Pasolini non “informa”, ma interroga, provoca, denuncia. Marino sottolinea la capacità di Pasolini di usare lo spazio dell’articolo come “micronarrazione” poetica, in cui l’autobiografia e l’immaginario letterario si fondono con l’analisi politica e sociale.
In questa prospettiva, il libro ha il merito di mostrare come lo stile pasoliniano rimanga sempre “letterario”, anche quando affronta temi d’attualità: l’uso dell’anafora («Io so…») o del paradosso, la costruzione di immagini mitiche, l’adozione di una lingua ibrida tra oralità e scrittura ne fanno un caso unico nel giornalismo europeo del secondo Novecento.
Non meno rilevante è l’analisi della ricezione: Marino recupera, per esempio, due preziose interviste a Piero Ottone e Giulia Maria Crespi, che raccontano il clamoroso arrivo di Pasolini sulle pagine del Corriere, “cattedrale borghese” dell’informazione nazionale. Una contraddizione che rivela tutta la forza di rottura del suo intervento: parlare ai lettori della media borghesia, da “intruso”, per fondare una coscienza critica. Il paradosso è ancora oggi attivo, nota Marino, nel fatto che Pasolini sia diventato icona per la stessa cultura che aveva denunciato.
Per quanto detto, Pasolini giornalista di Marino è un’opera rigorosa, documentata e profondamente necessaria. Il suo merito non sta solo nel ricostruire con precisione le tappe e le forme dell’attività giornalistica di Pasolini, ma nell’offrire una lettura complessa e articolata del significato profondo di tale attività.
Il giornalismo, per Pasolini, non è una funzione accessoria, ma uno dei luoghi privilegiati della sua militanza intellettuale. Un giornalismo poetico e politico insieme, che continua a interrogare la nostra epoca. Marino lo restituisce in tutta la sua lucidità e forza, contribuendo in modo significativo alla comprensione dell’opera e della figura di Pasolini nel suo insieme.

Ivana Ferraro

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIX, n. 214, agosto 2025)

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