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Direttore editoriale: Mario Saccomanno
A. XX, n. 225, luglio 2026
La mafia vista e descritta
con gli occhi, i pensieri,
i dubbi e le sensazioni
di molti giovani studenti
di Federica Lento
Attraverso un’iniziativa culturale si sviscera il fenomeno della criminalità:
così racconti e laboratori al Museo di Reggio Calabria diventano un libro
Il Museo della ’ndrangheta di Reggio Calabria, centro di catalogazione e documentazione di materiali sull’organizzazione mafiosa, ha promosso numerose attività aperte a diverse istituzioni e parti sociali, prima fra tutte la scuola. Nel corso di una di queste iniziative si è dato vita ad alcuni laboratori didattici che hanno portato alla pubblicazione di una raccolta dal titolo A mani libere (Aracne editrice, pp. 128,€ 15,00), che rappresenta perfettamente l’ideologia di base del museo perché permette una riflessione attenta sulla situazione dei giovani che si trovano a vivere in una realtà complessa.
La raccolta comprende, oltre ai racconti, anche illustrazioni, vignette, fotografie e interviste, frutto dei laboratori svolti nell’anno scolastico 2008-2009 presso l’Istituto superiore “Giovanni Francesco Gemelli Careri” di Taurianova, l’Istituto professionale “Enrico Fermi” di Reggio Calabria e l’Istituto magistrale “Giuseppe Mazzini” di Locri.
La penna dei giovani autori non ha nulla da invidiare alle grandi firme del nostro panorama intellettuale; racconti ben scritti in cui ad emergere sono il coraggio, la voglia di giustizia, la ricerca di una legalità per troppo tempo negata dai grandi a cui i giovani studenti hanno molto dai insegnare. Si racconta di scene quotidiane, di una vita vissuta con tutta la voglia e la curiosità di ragazzi che ancora non si sono lasciati corrompere dai poteri sbagliati e, in ogni racconto, sembra emergere la speranza che la Calabria possa dimostrare il suo valore lontano dalle macchie della corruzione, della violenza, della ’ndrangheta. Del resto la raccolta che ospita i racconti parla di mani, simbolo assoluto della voglia di agire, di lavorare, di creare qualcosa di pulito e sano, all’insegna della libertà.
Il potere della scrittura
Inizialmente diffidenti e scettici, i giovani studenti si sono poi mostrati sempre più entusiasti quando hanno capito che sarebbero stati loro i protagonisti, che con l’iniziativa si sarebbe voluta ascoltare la loro voce. Avrebbero potuto scrivere i propri pensieri, raccontare le proprie storie reali o inventate, partendo dalla ’ndrangheta, quella che vivono nel proprio mondo, oscillando tra due estremi: la verità, nuda e cruda, e una rappresentazione oleografica della realtà come si vorrebbe che fosse. Il percorso, seguito grazie al progetto “A mani libere”, ha portato i ragazzi ad esprimere quello che veramente pensano della ’ndrangheta, spostando nella dimensione della scrittura le loro paure, sofferenze, disagi e angosce e riflettendo sulle loro responsabilità di cittadini liberi. Ciò che veramente ha contato in questa iniziativa è stato il riconoscere come la scrittura sia stata strumento di esternazione di sentimenti e di stati d’animo, presa di coscienza della realtà, stimolando non solo la curiosità ma anche e soprattutto il senso di giustizia dei giovani studenti. Scrivere è diventato per ciascuno catarsi, analisi, sfogo, denuncia. La possibilità di esprimersi, anche graficamente, ha dunque permesso ai ragazzi di presentare una loro realtà, “capovolta” ma non per questo meno concreta e riconoscibile. La scrittura, dunque, nella duplice veste di strumento aggregante e di riconoscimento di indipendenza.
Le domande dei giovani scrittori
Gli studenti hanno anche avuto degli interlocutori a cui rivolgere domande, dubbi, perplessità o curiosità circa il tema della raccolta, ottenendo le risposte del prefetto Francesco Musolino, del magistrato Nicola Gratteri e del presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Morabito. Ecco le domande più significative, che rispecchiano il concreto interesse e la reale preoccupazione dei giovani calabresi alla legalità: «Perché in Italia è così difficile avere la certezza della pena?», «la relazione della Commissione antimafia indica che spesso i fondi europei destinati allo sviluppo delle regioni più povere, come appunto la Calabria, finiscono nelle mani della mafia. Come è possibile questo?», «Cosa la spinge ad impegnarsi così a fondo e in misura sempre maggiore quando comunque sa di essere circondato da una realtà non molto confortante?», «Quali sono le misure adottate rispetto al controllo del territorio, in particolare per la città e i paesi della provincia?», «Il giudice Falcone disse che la mafia, come tutte le cose umane, ha un inizio e avrà una fine. Volevo sapere cosa ne pensate», «Qual è la vostra idea sul Museo della ’ndrangheta?», «Cosa dobbiamo fare quando lo stato ci chiude le porte della giustizia?», «Cosa vi spinge a collaborare con le organizzazioni antistato?», «La ’ndrangheta ha paura dei giudici, della legge?», «L’infiltrazione mafiosa nella politica?», «Qual è la speranza delle persone perbene? Perché poi alla fine si costruisce una memoria, un sogno e si persegue solamente se si ha una speranza nel cuore. Qual è la speranza che è possibile dare ai giovani?».
Vi invitiamo a leggere le interessanti risposte a queste domande nel fascicolo che, mai come oggi, viste le recenti vicende di cronaca, è uno strumento utile e illuminante per capire e combattere i fenomeni mafiosi.
Federica Lento
(www.bottegascriptamanent.it, anno IX, n. 89, gennaio 2015)































