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A. XX, n. 225, luglio 2026
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Una vita per la scienza (a cura di Maria Grazia Franzè)

Zoom immagine Corsa in bicicletta
con Margherita Hack:
una vita vissuta tra
scienza e passione

di Sara Meddi
Pedalando tra i ricordi della grande astrofisica.
Da Ediciclo editore, un’interessante autobiografia


Questo libro della Hack è una bellissima autobiografia a colpi di pedali che, con un’ironia e un’allegria tutta toscana, si snoda di ricordo in ricordo come i ganci della catena di una bicicletta. Scopriremo che Margherita può essere un esempio di vita per tutti, a prescindere dalle passioni scientifiche, e ci diventerà amica sentendola raccontare di come da bambina si arrampicava sugli alberi o di come truccava la bici per correre più veloce. Non dobbiamo però lasciarci ingannare dal titolo, La mia vita in bicicletta (Ediciclo editore, pp. 160, € 14,50), perché questo non è un libro sulla bicicletta o sul ciclismo, o almeno non è soltanto questo. Leggendolo, infatti, si ha l’impressione di andare a toccare tutte le esperienze che hanno reso questa donna così determinata nel suo contributo alla scienza ed ai più recenti dibattiti sociali.

 

Un’adolescenza al ritmo dei pedali

Margherita Hack descrive in questo modo la sua prima bicicletta: «Una bicicletta tutta mia, pesante, senza marce, ma subito ridipinta tutta d’argento per farla sembrare da corsa». In sella alla sua bici Margherita pedala per le campagne di Firenze, correndo da vera atleta, con discese «fino a sessanta all’ora» e arrivi tra gioia e sudore.

Una passione non solo per l’ebbrezza della corsa, ma anche per la libertà stessa di potersi muovere in un mondo ancora a misura d’uomo, perché «si va abbastanza forte per assaporare l’ebbrezza della velocità e coprire distanze più lunghe di quelle che si fanno a piedi. E si va abbastanza piano per poter gustare il paesaggio e immergersi nella natura e nei suoi odori, cose impossibili in automobile».

Margherita diventa poi una ragazza irrequieta che arriva a scuola in bicicletta scarmigliata tra gli sguardi di disapprovazione delle compagne liceali tanto diverse da lei, le “signorine” bene della Firenze borghese di prima della guerra.

Di lì a pochi anni la bici diventerà un modo per sfogare rabbia e impotenza repressa, per il padre antifascista licenziato, per la sua espulsione dalla scuola pochi mesi prima dell’esame di licenza liceale e per le leggi razziali, che costringono la sua professoressa di scienze, una donna ebrea sospesa dall’insegnamento e infine trovata suicida in carcere.

Margherita riesce insomma a trasformare le due ruote in una metafora della sua vita ma è anche una “pedalata civile”, perché Margherita è un vero esempio di libertà femminile, che poco ha a che vedere con le lotte su strada del movimento femminista. La sua libertà di donna viene affermata nelle scelte quotidiane più che sulle piazze festanti.

 

Da Berkeley a Trieste, tra sole e terra o tra sole e mare

Non ci racconta molto Margherita dei suoi successi accademici. Per quello ci sono ben altri libri. Ma ci permette di seguirla nei suoi viaggi, dagli Stati Uniti all’Olanda, fino alla cattedra di Astronomia ottenuta all’università di Trieste. E soprattutto ci permette di accompagnarla nelle sue gite, nei momenti di evasione su due ruote, tra sole e terra o tra sole e mare. Una riscoperta felice questa dopo il momentaneo “obbligo” delle quattro ruote. «L’amore per troppo tempo dimenticato si era risvegliato in pieno: una bicicletta da passeggio, senza cambio, pesante, non faceva per me. […] Così io cambiai la mia e quella di Aldo con una bella bici superleggera, col cambio, il manubrio diritto e il sellino tenuto altissimo in modo da potere stendere completamente la gamba durante la pedalata». E la bicicletta diventa anche il mezzo per darci qualche divertente lezione sul moto della terra e dei pianeti.

Poi, dopo la pensione, a 75 anni e dopo 50 con la testa tra le stelle, Margherita riscopre il tempo da dedicare completamente alle gite nella natura, da sola o in compagnia degli amici che come lei amano gli animali, la bici e la pallavolo «Paesaggi silenziosi e straordinari, aspri e pietrosi, che si spingono dall’interno fino a picco sul mare». Escursioni che potevano concludersi anche con una nuotata. «Nuotare immersi nell’azzurro del mare e del cielo, dà un senso di libertà, simile a quello che si prova correndo in bicicletta su una strada semideserta, costeggiata da boschi, o passeggiando a piedi nel fitto della macchia carsica in mezzo al profumo dei pini e del ginepro».

 

La bicicletta al chiodo e il villaggio globale

Il libro si chiude con gli ultimi anni della terza età, quando i problemi di salute costringono la Hack ad “appendere la bicicletta al chiodo”. Trovano più spazio in questi anni altre forme di cura e amore per la natura. Margherita ci parla, sempre in un modo scanzonato e lontano dal linguaggio asettico della scienza, delle fonti energetiche e dei cambiamenti climatici, del villaggio globale e dell’inquinamento.

Non c’è retorica nel suo racconto, per fortuna, ma tante esperienze che ci portano a scoprire una donna che ama ugualmente animali e persone, vegetariana (come i suoi genitori) da tutta una vita, che si commuove per la scomparsa del suo più grande amico, il gatto Cicino, forse finito in pentola in tempi di guerra. Una donna che a novant’anni ancora gioca con suo marito Aldo, conosciuto da bambina e mai abbandonato, come ci racconta con ironia: «Sei per Binda o Guerra?…Questa fu la prima domanda che rivolsi ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perché io “avevo la palla” e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme».

Anche se, come lei stessa ci dice, si è sposata “mal volentieri”, perché Margherita è un po’ come Galileo, piuttosto intollerante all’autorità della chiesa e della società.

Lei, certo, non farà mai abiura, da laicista convinta qual è, ma come Galileo ha sempre vissuto con il viso rivolto verso le stelle. Insomma una pedalata con Margherita vale davvero tutto il nostro tempo, c’è così tanto da scoprire su di lei e sulle stelle che avremmo voglia di farci ben più di un giro. Chiude il libro un bell’inserto di fotografie che attraversano tutto l’arco della sua vita.

 

Sara Meddi

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 57, maggio 2012)

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