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A. XX, n. 225, luglio 2026
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Editoria varia (a cura di Valentina Pagano)

Zoom immagine Costruire una famiglia
in questa nostra epoca
alle prese con le sfide
di una vita “precaria”

di Antonietta Zaccaro
Per i tipi di Galleria Fandango un originale stralcio di vissuto giovanile
racconta dubbi e difficoltà nell’ affrontare la nascita di una nuova vita


La scoperta di una gravidanza inaspettata, la scelta tormentata di accettarla, la paura di non potercela fare… Sono questi i sentimenti che si agitano nell’anima di due futuri genitori, lavoratori precari alla scoperta dell’arrivo di un bimbo, nel confrontarsi con questo avvenimento, meraviglioso ma inaspettato, voluto ma non cercato, non, almeno, in quel momento delle loro vite. Sopravvivere all’attesa. Manuale per giovani coppie (Galleria Fandango, pp. 232 € 14,00), incrocia i pensieri di Ada e Alessandro, due ragazzi, lei triestina e lui napoletano, dietro i quali si celano gli autori, Arianna Giorgia Bonazzi e Arnaldo Greco, che fanno fronte alla notizia dell’arrivo del piccolo Arturo barcamenandosi tra la precarietà di un contratto a progetto e la decisione del luogo di nascita del loro figlio.

 

Una decisione difficile per una notizia inaspettata

Ada, 30 anni, laureata, lavora saltuariamente per un’agenzia di comunicazione, schiava dei contratti a progetto, sperando in un posto fisso. Vive con Alessandro, 33 anni, laureato, insegnante precario. È la vita che più o meno condivide la maggior parte dei giovani laureati italiani, ma ai nostri due protagonisti, la notte che separa il 2009 dal 2010 arriva una notizia destinata a sconvolgere totalmente le loro vite: Ada aspetta un bambino. È da qui che prendono il via i loro diari paralleli, il loro conto alla rovescia fino alla nascita di Arturo, i pensieri di lei e di lui messi a confronto, analizzati al microscopio per dare luce alla situazione delle giovani coppie italiane. È lei la protagonista, è lei la mamma che sente crescere dentro di sé il suo bambino, ma lo shock della notizia la fa dubitare di essere in grado di prendersi una responsabilità così grande, lei, che fino a qualche giorno prima era “figlia”, ora è chiamata a diventare “madre”: «non ero la libera professionista che 15 giorni prima aveva accettato un ottimo impiego statale a progetto. Non ero quella vestita da jolly delle carte alla festa di carnevale del 1990, né la bambina che, nella cartolina da Rapallo del 1985, aveva scritto mi manca la casa, non ero la figlia, la compagna, l’alunna preferita di nessuno, non ero la più cattiva di nessun posto, né quella con la gonna, la vista o la vita più corta. All’inizio di quella notte invece ero quasi la mamma di Arturo. Lo shock iniziale è tremendo, porta i due fidanzati a pensare che quello non sia il momento opportuno per avere un bambino ma, alla fine, decidono di affrontare insieme quella grande sfida che la vita gli pone dinnanzi: essere genitori. I mesi si susseguono scanditi dai dubbi professionali di Ada, che assunta da poco, rischia, a causa della gravidanza, di perdere il lavoro; Alessandro, dall’altra parte, pensa al suo bambino già grande, ai giochi nel parco e alle partite di pallone che insieme guarderanno, tifando per la stessa squadra. A questo quadro idilliaco di attesa del favoloso, si contrappongono le angosce pecuniarie. Ada vorrebbe far crescer il suo bambino in maniera sana, usando saponi biologici, pannolini in fibre naturali, ma lo stipendio è basso e non sempre sicuro, per forza di cose la futura mamma deve optare per il sapone e i pannolini del supermercato. Non sempre i sogni possono diventare realtà, alle volte il sogno deve far spazio al vivere quotidiano, fatto di interminabili code al consultorio pubblico comunale perché non ci si può permettere il luminare di ginecologia, di sacrifici e di rinunce di cui il presente è costellato.

I diari dei due aspiranti genitori sono pieni di aspettative e di scelte, come quella di far nascere Arturo a Trieste, invece che a Napoli, dove l’ospedale funziona, dove il padiglione di ginecologia è separato da tutto il resto dell’ospedale, in un parco verde, dove non si ha la sensazione del tempo sospeso dei corridoi interminabili davanti le sale operatorie, dove tutto è colorato e a misura di bambino e di mamma; dove tutto è incentrato sulla vita che nasce, non sulla vita che muore. Il tempo di partorire si avvicina, Ada lascia Milano per trasferirsi a casa dei suoi genitori a Trieste e aspettare il lieto evento. La casa triestina viene invasa dai futuri nonni napoletani, che portano il loro sorriso partenopeo nella città della bora. Ada si sorprende a pensare alla prima volta che ha conosciuto il padre di suo figlio: «la prima volta che sono stata a casa di Alessandro, stavamo, presumibilmente insieme da quarantottore, e non mi lavavo da altrettante: il viaggio in treno, la notte stesa su un materasso sopra un tetto del quartiere Stella e l’indomani mattina a Salerno per la tavola rotonda sugli Stati Generali delle Zucchine alla Scapece: ero scesa al sud a posta per quello, ma ero arrivata con quasi due ore di ritardo, giusto in tempo per il mio intervento, coi capelli attaccati alla fronte e le cosce appiccicate. Con Alessandro che mi guardava sputacchiare nel microfono, e io che pensavo solo che ero lì con lui». E ora si ritrovava incinta, sul divano, cercando di ingannare il caldo d’agosto di un’estate troppo calda, l’estate della nascita di suo figlio.

Arturo ritarda… cose che capitano, forse il bimbo sta troppo bene nel suo mondo ovattato nella pancia della sua mamma, ma al di fuori tutti scalpitano, le nonne, donne di chiesa, accendono ceri a Sant’Anna, protettrice delle partorienti, chiedendole di accelerare il parto, Ada lava i pavimenti, azione considerata un rimedio efficace per accelerare le doglie, ma Arturo non ha proprio voglia di porre fine alla sua vita in ammollo, per iniziare la sua vita di bambino. La notte dell’8 agosto è nato Arturo, l’attesa è finita, il periodo dei sogni e delle congetture è terminato, ora si passa alla vita vera, alla responsabilità di crescere un figlio, nonostante tutto.

 

Antonietta Zaccaro

 

(www.bottegascriptamanent.it , anno VI, n. 53, gennaio 2012)

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