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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

Il disonesto smaltimento
dei rifiuti che lentamente
uccide prima l’ambiente
e, poi, la popolazione

di Maria Grazia Franzè
La casa editrice Città del sole pubblica un saggio d’inchiesta per favorire
la conoscenza sull’illecita rimozione della spazzatura in tutto il Belpaese


Circondati dagli scaffali ricolmi di libri, l’11 giugno presso la libreria e centro culturale “Bibli”, nel cuore di Trastevere, a Roma, è avvenuta la presentazione del libro Avvelenati, (Città del sole edizioni, pp. 328, € 16,00). Presieduto dagli autori Giuseppe Baldessarro e Manuela latì, l’incontro ha visto la partecipazione di Andrea Fabozzi, giornalista de il Manifesto, Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Ufficio nazionale ambiente e legalità e Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, per discutere di un problema che ormai da troppo tempo coinvolge l’intera nazione: lo smaltimento dei rifiuti.

 

L’inizio dell’evento

La sala gremita di gente ha ospitato per quasi due ore il dibattito che, iniziando con la presentazione del libro, ha spaziato verso i temi che etichettano l’Italia come un paese afflitto dall’illegalità e inquinamento. Guidata dal giornalista Andrea Fabozzi, la discussione ha visto un curioso scambio di opinioni tra gli ospiti interessando totalmente il pubblico che, pur non conoscendo completamente il libro, ha avuto modo di classificarlo tra i saggi d’inchiesta. Il giornalista ha sottolineato come il testo coinvolga e conquisti ogni lettore sin dalle prime pagine, grazie ad uno stile scorrevole e ad un contenuto corredato anche dalla riproduzione di atti giudiziari in merito al triste caso dei rifiuti in Calabria.

 

La parola agli autori e non solo

Pur essendosi sentita la mancanza dell’editore che sicuramente avrebbe risposto agli interrogativi dei lettori più curiosi circa l’iter di pubblicazione del manoscritto, gli autori hanno affermato che la stesura ha richiesto un tempo relativamente breve, meno di sei mesi, perché entrambi erano spinti da un’unica volontà: quella di capire e spiegare sotto forma di racconto il legame tra i rifiuti e l’alto tasso di mortalità tumorali in Calabria, (soprattutto nella zona del fiume Oliva dove il numero di decessi è decisamente allarmante se confrontato con quello della popolazione complessiva). Un po’ per professione, essendo entrambi giornalisti, un po’ per desiderio di conoscere la vera realtà dei fatti, Baldessarro e latì hanno organizzato un vero e proprio lavoro di ricerca, anche rispolverando il materiale ormai archiviato da parte della giustizia e quindi, come tale, non più preso in esame.

A questo proposito l’intervento del dottore Cisterna è stato calzante: «Il nostro paese è pieno di fallimenti e ha bisogno anche di qualcuno che inizia a parlare di essi. Siamo un popolo che ristagna nella mediocrità e il vantaggio del libro è stato quello di prendere atto di questo atteggiamento comune a tutti. La vicenda di Cetraro ha visto un unico protagonista: l’imbroglio. Io non credo nel complotto ma nella furbizia di chi trasforma la verità». Le considerazioni del magistrato non solo lasciano intravedere una sorta di verità irraggiungibile ma anche una sfiducia nella ricerca della verità assoluta. In Italia la gente non è interessata ai fatti e quindi anche il lavoro della giustizia diventa quasi discostante.

A queste amare conclusioni si contrappone però la grinta e vitalità di chi vuole conoscere, denunciare e far sapere all’intero popolo cosa accade. Il rappresentante di Legambiente, Antonio Pergolizzi, non solo ha reso noto qualche dato sconcertante, come il fatto che circa 52 navi, delle 637 affondate in Europa, sono scomparse nel Mediterraneo, probabilmente contenenti rifiuti, ma ha anche denunciato l’esistenza di una sorta di traffico illegale che coinvolge tutto lo stivale da nord a sud e viceversa.

Il lavoro dello smaltimento dei rifiuti si concluderebbe con un triste epilogo: quello che vede lo scambio dei codici (Cer) al momento dello smaltimento, provocando così danni incalcolabili non solo all’ambiente ma anche e soprattutto ai cittadini. In poche parole stiamo assistendo alla formazione di una Chernobyl italiana.

 

Quale futuro?

Parole amare e conclusioni sconcertanti per il nostro paese. Tanto sgomento e indignazione tra i presenti, tanto desiderio di conoscere la verità. Molte le domande alle quali i partecipi non hanno avuto risposta per mancanza di tempo. E allora quello che ci si augura è che la verità e giustizia venga a galla.

 

Maria Grazia Franzè

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 35, luglio 2010)
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