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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

I giornali degli emigrati:
tra tango e versi poetici
presentato all’Unical
il saggio storico di Sergi

di Agata Garofalo
Un libro, un pianoforte e una voce: nell’ambito del progetto E_migranz@,
un incontro-dibattito ricco di spunti culturali e suggestioni artistiche


La presentazione del libro di Pantaleone Sergi, Stampa migrante (Rubbettino, pp. 216, € 18.00), si inserisce all’interno del progetto “E_migranz@” in corso all’Università della Calabria, e si offre come evento culturale completo, occasione di confronto e riflessione su questioni di storiografia, giornalismo, linguistica e sociologia, il tutto impreziosito da suggestioni poetiche e musicali. All’interessante dibattito durante la presentazione dell’opera del giornalista, nonché docente di Storia del giornalismo, hanno preso parte, lo scorso 8 giugno, docenti, storici e linguisti che hanno sottolineato i vari spunti di riflessione che il libro suggerisce. L’incontro si è chiuso con le note musicali di Francesco Saverio Perri, intervallate dal contributo vocale di Mario Benvenuto. I due hanno eseguito brani e poesie in musica in onore dei grandi della tradizione poetica e musicale argentina, tra cui Jorge Luis Borges e Carlos Gardel.

 

I protagonisti dell’emigrazione: identità storica, linguistica e culturale

È Giuseppe Masi ad inquadrare l’opera di Sergi nel nuovo sistema di storiografia moderna, che vede i flussi migratori come umanitari e qualitativi, non solo quantitativi. Fino agli anni Ottanta dello scorso secolo, infatti, (escluse poche illustri eccezioni) si soleva descrivere l’emigrazione a livello esclusivamente demografico ed economico, mettendo da parte le persone che, invece di soggetti, erano dipinte come «ombre in balia di oscure forze». Altro elemento di novità dell’opera, aggiunge Masi, è l’attenzione verso i giornali dell’emigrazione: quelli apparsi all’estero, frutto della cultura di italiani di ogni livello sociale, e quelli stampati dagli immigrati in Italia.

Il direttore del Dipartimento di Linguistica dell'Unical e responsabile del progetto “E_migranz@”, Francesco Altimari, parla dei rapporti tra identità ed interculturalità: ogni comunità che emigra aggiunge qualcosa alla sua cultura ed a quella della comunità di arrivo, creando ricchezze e circuiti culturali preziosi, facendo del plurilinguismo un’arma forte e dell’emigrazione un privilegio, di cui spesso si dimenticano i lati positivi e si ricordano solo i negativi. «Spesso – afferma – è nella diaspora che si crea l’identità». Essa non è un fossile ma un qualcosa di dinamico, e l’emigrazione è un fattore dirigenerazione identitaria”. Sergi fa partire la sua ricerca fin dai primi flussi migratori dell’Ottocento, quando gli italiani nel mondo non erano certo uniti dalla lingua, e parlavano ognuno ancora solo il proprio dialetto: la diffusione dell’italiano ha rappresentato la vera unione della nazione, e la stampa ha contribuito a potenziare questo tipo di identità linguistica. È lo stesso autore a sottolineare che quando si partiva non si era italiani, bensì liguri, lombardi, appartenenti al Regno di Napoli, ecc.: «sono i giornali che hanno creato l’italiano all’estero».

 

Tra ricordi, passioni ed auspici

Questo tipo di studi, afferma Daniele Gambarara, sottolinea l’importanza della stampa come circuito comunicativo che aiuta a sentirsi parte di una comunità anche al di fuori di essa, ma soprattutto aiuta a riconoscersi nei volti di coloro che emigrano oggi in Italia ed a riflettere sulle cause e conseguenze della “fuga” di molti giovani laureati in cerca di un lavoro qualificato. Egli si augura il proseguo di ricerche sociologiche sul tema, considerando l’opera di Sergi un importante tassello di una costruzione ancora da erigere, la traccia per un cammino da proseguire.

Grazie alla testimonianza di Mario Benvenuto sull’immigrazione italiana in Argentina del secolo scorso, si ricorda la popolarità e la grande diffusione dei mezzi di comunicazione che in quella terra straniera univano tutti gli italiani, letterati ed analfabeti: la radio ed i giornali prodotti nella loro lingua d’origine.

L’autore dell’opera si sofferma poi su ognuno degli aspetti rilevati dai suoi colleghi e pone l’accento sull’importanza della stampa dell’emigrazione come veicolo di idee, ponte con la madrepatria, legame sociale, culturale ed affettivo con essa ma anche guida pratica alla sopravvivenza nella nuova società. Si trattava infatti per lo più di giornali di servizio, nati per aiutare lo straniero a muoversi ed orientarsi nella quotidianità. Nati quindi da una doppia necessità di integrazione ed identità, con una funzione soprattutto educativa ed utili a colmare la “doppia assenza” dell’emigrato, che non si sente né parte del paese d’arrivo né più di quello di partenza.

Sergi parla soprattutto di Argentina, in onore al concerto di pianoforte sul tema “Migranti, migranza,
migrantango” che seguirà la presentazione e perché, confessa, è la sua grande passione. Ma nel libro si seguono le tracce degli italiani in tutto il mondo, e si svela l’esistenza già nell’Ottocento di giornali italiani in posti impensati, come ad esempio l’Egitto. È emerso da questa interessante indagine che c’è un’Italia parallela, di cui conosciamo poco.

 

Agata Garofalo

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 34, giugno 2010)

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