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Anno VIII, 87, novembre 2014
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Riflessi d'autore (a cura di Annalice Furfari)

Zoom immagine Il grande Enzo Agostino:
un poeta che ha saputo
offrire con le sue opere
forti spunti di riflessione

di Salvatore Reale
Appena un anno fa, diversi studiosi si sono riuniti in un convegno
per discutere della figura del letterato calabro. Da Edizioni Polistampa


I convegni di studio su un argomento, su un autore o su un aspetto qualunque della cultura sono, soprattutto se tenuti da persone altamente specializzate, una occasione per fare incontrare e integrare fra loro idee che possono dare un preziosissimo contributo a determinati studi e ricerche e consentono, allo stesso tempo, di far luce su elementi che altrimenti non sarebbero mai emersi. È il caso di un convegno dedicato al poeta Enzo Agostino, tenutosi nel maggio del 2008 presso l’Università della Calabria, i cui atti sono stati raccolti in un libro intitolato Per Enzo Agostino, a cura di Francesco Piluso (Edizioni Polistampa, pp. 144, € 14,00).

 

Accendiamo i riflettori

La polifonia di voci, degli studiosi che si sono alternati nel convegno, sembra essere una musica scelta dallo stesso Agostino, così come sottolinea, nell’apertura di questi studi, Filiberto Walter Lupi, uno degli esperti intervenuti. Ciò è avvenuto come una dichiarazione amorosa che il poeta ha impresso nei suoi quaderni, nei suoi appunti disordinati, verso un futuro lettore che non appare ancora, ma che tende ad essere visibile dal momento in cui l’opera di Agostino viene smembrata e posta sotto i riflettori, per poterne vedere meglio il significato più profondo. La luce è un elemento che appare (come afferma lo studioso Andrea Amoroso) per velare essa stessa le cose: è aleatoria e pronta a dare e togliere allo stesso tempo. Non a caso, l’alternarsi di luce e ombra è il ritmo costante di una delle opere del letterato calabrese, Inganni del tempo. In questo lavoro appaiono non le cose nella loro realtà tangibile, ma i riflessi di queste, che danno una impronta impressionistica al tutto. La percezione della realtà si lega ad immagini non suggestive, ma cariche di allegoria.

 

Stare nel tempo

Non solo luci e ombre fanno da padrone nell’opera del poeta calabrese, ma anche lo spazio e il tempo, due entità che si perdono in un verso che appare e scompare, si presenta e poi fa smarrire di se stesso le tracce: ecco perché tale poesia viene definita (come ricorda la studiosa Mariagrazia Palumbo) priva di ascolto. Queste caratteristiche le ritroviamo sia nei versi in italiano che in quelli scritti nella lingua dialettale, come nell’opera Coccia nt’o’ gramoni, dove emergono una molteplicità di temi affrontati dall’autore.

Il tempo è attraversato da un riflettere solitario su eventi che non sono particolarmente appariscenti, ma altresì avvolti da un certo sentire interiore che, come spiegato da Antonio D’Elia, fa immergere il poeta in un «movimento temporale» dove «Ente ed Essere dell’Ente si rincorrono lambendosi nel vortice che divora le rispettive essenze».

Come afferma Marco Gatto, Enzo Agostino si sforza di «stare nel tempo» attraverso un «bisogno di decentralizzazione», pur accettando la realtà del Sud d’Italia. Interessante lo studio di Gatto sull’arco temporale che la produzione poetica dello scrittore abbraccia e sulla storicizzazione, che appare con alcuni elementi quali «parole-chiave del lessico del primo Montale» e di altri aspetti posti in evidenza dal relatore.

 

Note stonate

Affiora, nelle relazioni degli studiosi, l’impegno politico di Agostino e il suo orientamento laicista (messo in evidenzia anche da Francesco Piluso), che emerge ad esempio in un componimento in dialetto dal titolo ’A campana, dove viene descritta la differenza tra il rintocco di una campana moderna e quello tipico di una antica, azionata dal sagrestano attraverso le corde, grazie alle quali egli stesso dava il tono dell’accordo e l’andamento, a seconda del bisogno di suonare a gloria o a lutto. La campana moderna, invece, è azionata da altri meccanismi. Da ciò il poeta prende spunto per mettere in evidenza il progresso che invade ogni aspetto della vita dell’uomo, anche quello religioso, descritto forse con un po’ di critica ironica verso la stessa istituzione religiosa: «Esti nu sonu / ’i ’na campana tirata cu’ li cordi, / c’u’ sagristanu chi si ’mbenta u’ tonu / e u’ tempu, a mortu o a gloria, di l’accordi. // Oji ’i campani / sònanu a discu, sulu su tri noti, / senza bisognu ’i cordi e ’i sagrestani; / pecchì ’a Chjesa camina su li roti // di lu progressu, / a canta e dici missa c’u’ talianu: / no ssu’ cchjù tempi ’i rogu e di processu, / e faci sulu santi, u’ Vaticanu. // […] Ma Santu Roccu, / chi resta santu anticu e pajisanu, / nta ’stu sciroccu ntinna nu rintoccu, / e faci ’nsiemi u’ santu e u’ sagristanu».  

 

Altri importanti contributi

Interessante è la testimonianza di Giovanna Fozzer, a cui Agostino indirizzò una serie di lettere. Alcuni passi di queste sono riportati nel libro. Anche il contributo di Margherita Pieracci Harwell è orientato in tale direzione, cioè quella della testimonianza diretta; tutto ciò permette di gettare uno sguardo sullo stile prosaico dello scrittore.

Altri importanti contributi, contenuti nell’appendice del volume, portano le firme di: Sandra Di Vito, Renzo Gherardini, Gennaro Mercogliano, Gaetano Rizzo Repace.

Nell’ultima parte del libro è riportata un’antologia dei componimenti poetici e un testo in forma di prosa, costituito da un insieme di passi tratti dalle lettere indirizzate dall’autore a Fozzer.

Alla pubblicazione di questo lavoro hanno contribuito la Provincia di Cosenza, con la collaborazione del Dipartimento di Filologia dell’Università della Calabria e il patrocinio del Comune di Gioiosa Jonica, il paese natale di Enzo Agostino. Suggestivo il dipinto scelto per la copertina, un’opera del pittore Corrado Armocida, dal titolo Dormiveglia con trucioli, ispirato ad una idea del poeta e a cui egli stesso ha contribuito, con delle vere e proprie pennellate che richiamano lo stile di Van Gogh. Delle schede biografiche, nelle ultime pagine dell’opera, evidenziano la levatura culturale e professionale di tutti coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione, rendendo il convegno interessante con i loro interventi.

 

Salvatore Reale

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 33, maggio 2010)

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