Società di prodotti editoriali, comunicazione e giornalismo.
Registrazione presso il Tribunale di Cosenza
n. 817 del 22/11/2007.
Issn 2035-7370.
Direttore editoriale: Natalia Bloise
Anno IV, n. 37, settembre 2010
Nel vortice di passioniintrise di femminilità
si aprono e chiudono
sipari fatti di diversità
di Salvatore Reale
Da Iacobelli, i testi vincitori della Biennale di drammaturgia femminile:
differenze e contrasti che dipingono la donna nello scorrere del tempo
L’universo femminile è costellato di emozioni forti, a volte anche “differenti” rispetto al naturale svolgersi delle cose. La figura della donna è essenziale nella letteratura come nel teatro, infatti è difficile immaginare un’opera senza questa presenza: si perderebbe l’aspetto essenziale della vita delle persone, come quello, ad esempio, dell’amore tra l’uomo e la donna, che colora ogni produzione letteraria, cinematografica o teatrale.
Nella IV edizione della Biennale internazionale di drammaturgia femminile, tenutasi a Napoli nell’anno 2008, sono stati presentati testi teatrali nei quali, ovviamente, la figura femminile è prevalente, ma non necessariamente vista come la classica eroina, elemento centrale intorno al quale ruotano sentimenti e passioni, bensì come soggetto e oggetto di se stessa, vista nelle varie sfumature non solo sentimentali ma anche, e soprattutto, psicologiche.
Queste opere sono state raccolte in un volume pubblicato dalla casa editrice Iacobelli con il titolo La scrittura della differenza 2008 (pp. 164, € 14,00), a cura di Anna Maria Crispino. Si tratta dei quattro testi che hanno vinto
Teresa: muerte sublime
È un copione a doppio livello, nel senso che le protagoniste, due donne legate da un rapporto morboso, si trovano, ad un tempo, nella dimensione teatrale e poi in quella reale. Nell’alternanza di questi due livelli si mette in luce il legame conflittuale che spesso si crea fra l’attrice e il personaggio che questa deve interpretare. Il tutto però è mediato da una terza figura, quella del regista, che cerca di rafforzare i fili che continuamente tendono a rompersi, per far sì che l’opera teatrale possa andare avanti anche attraverso la riflessione degli stessi attori.
Questa opera è un vero e proprio saggio sul mestiere dell’attore, sull’allestimento di una rappresentazione teatrale, fatta attraverso l’arte stessa dello spettacolo come luogo in cui si trasferisce la realtà, anche se questa risulta, in tale contesto, a volte irreale ed enigmatica.
L’attrice Teresa ha un rapporto conflittuale con il proprio personaggio, non ne accetta alcune caratteristiche e per questo interrompe spesso il filo tra la propria realtà e quella del palcoscenico. La mediazione tra il fantastico e il reale è eseguita dal regista, che spesso riesce a farlo in punta di piedi, inducendo l’attrice ad entrare, quasi impercettibilmente, nel proprio personaggio. Si crea così l’incontro tra l’interprete e l’interpretato, tra la certezza dell’essere (quella dell’attore come realtà percepibile) e l’incertezza dell’esserci (quella dell’attore come altro da se stesso). Ma non solo: un altro incontro importante è quello fra due donne, anch’esse apparentemente contrastanti, bensì intimamente legate.
Sono questi gli unici personaggi del copione. Due entità con un rapporto difficile da gestire, che spesso si rompe ma subito tende a ricostruirsi, si sgretola come un vaso di terracotta, ma i pezzi subito si riuniscono attraverso un particolare collante, quello che in fondo unisce tutta l’opera: la “differenza” dell’essere donna per altra donna. Una scelta o una necessità che congiunge le due figure femminili al centro di un palcoscenico, lì dove si accende un riflettore, in modo che tutti possano vedere e riflettere.
Tango
È un passo a due, deciso e a volte indeciso; caldo e allo stesso tempo freddo; passionale e senza un contatto reale.
La scrittura di quest’opera è come uno scambio di sguardi. Le battute degli attori si susseguono con un ritmo costante, la musica stessa delle parole, del dialogo, è come il ritmo secco, chiaro e caliente di una milonga.
La scena teatrale sembra fatta di immobilità, anche se in realtà tutto si muove nella testa e nell’animo degli attori. Ciò si percepisce dalle loro parole, dal loro tendere continuamente verso l’altro, nell’avvicinarsi spesso in un contatto passionale.
Quest’opera è fatta di suoni, di sguardi, di ritmo, di un crescendo musicale che induce lo spettatore ad immergersi esso stesso a pieno nel palcoscenico, tendendo sempre più verso una sorta di vortice che porta, alla fine, a concludere il proprio tango desiderando di iniziarne subito un altro.
Lo stile letterario è caratterizzato da una certa essenzialità, con i due personaggi che affrontano un dialogo costante fatto di frasi brevissime, di pause che, come tante note messe insieme, danno vita ad una melodia che attrae subito l’ascoltatore.
Racconto del mulino
La scena si apre con una conferenziera che, tra i vari inconvenienti tecnici, deve trasmettere al pubblico gli sviluppi e le funzioni dei mulini idraulici. Da qui prende vita la scena teatrale, ambientata in un percorso storico dove si trovano personaggi realmente esistiti.
Vi è una evidente contrapposizione tra il popolino e la nobiltà ed emergono le caratteristiche di questi due mondi conviventi, ma nettamente separati da abitudini e modi di pensare diversi.
Al centro di tutto vi è il mulino, visto come oggetto essenziale per il sostentamento di qualsiasi persona appartenente a qualunque ceto sociale.
Si susseguono vari personaggi, alcuni si esprimono in friulano e ciò rende quest’opera ancora di più una contestualizzazione degli eventi nello scorrere del tempo, come l’acqua che scorre per alimentare il mulino.
Vi è la figura del mugnaio che deve faticare sodo per guadagnarsi da vivere e vi sono i retroscena della sua esistenza, della sua famiglia.
Vi sono poi i nobili proprietari e padroni di ciò che il mugnaio si serve per produrre attraverso il mulino; di conseguenza vi è la visione che questi hanno del mondo, delle persone e delle cose, che è spesso in netta contrapposizione con quella del mugnaio.
Questa opera teatrale affronta con ironia e leggerezza di stile alcuni temi forti della vita sociale, soprattutto quello del contrasto tra un ceto e l’altro.
In tutto ciò la musica ha un ruolo fondamentale poiché si colloca come filo conduttore dell’intera opera.
Cunto de Aguas
Racconta di alcuni personaggi – una fattucchiera, un pugile, una sposa bambina, un mozzo e un comunista – che lasciano la città di Napoli, pieni di aspettative, alla volta dell’America. Si trascinano dietro la loro lingua materna e le loro tradizioni, nonché i loro diversi modi di concepire la vita.
Sono alla ricerca della loro speranza, che si mescola ad una ingenuità di fondo, la quale diventa evidente nell’idea geografica che ciascuno di loro ha dell’America: per qualcuno, infatti, è il Venezuela, per un altro è “Largentina”, oppure “Nueva York” o Buenos Aires.
L’incertezza tipica del tema del viaggio e l’indeterminatezza del futuro si esplicano in una non percezione precisa di dove effettivamente la nave stia andando.
Ad un certo punto del viaggio subentrano figure di divinità che proiettano i cinque personaggi in altri luoghi e in altri tempi.
Questa opera teatrale è molto variopinta nella scrittura, negli eventi che da essa scaturiscono, nonché nelle peculiarità dei personaggi, ognuno diverso dall’altro e fortemente caratterizzato.
Il tutto si apre con l’intenzione del viaggio quale motore che muove gli eventi, che si manifestano in un continuo crescendo, nel quale la musica, altro elemento essenziale, fa da sfondo per emergere completamente alla fine dell’opera, avvolgendo personaggi e pubblico in un vortice di energia incontenibile, che solo il canto di un gallo, più volte presente nel copione, può interrompere, quasi come preavviso di qualcosa che sta per iniziare o, al contrario, per finire.
Salvatore Reale
(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 31, marzo 2010)
Agata Garofalo, Francesca Rinaldi, Antonietta Zaccaro
Giulia Adamo, Maria Elisa Albanese, Mirko Altimari, Simona Antonelli, Claudia Barbarino, Maddalena Beretta, Micol Bertolazzi, Marina Bisogno, Anna Borrelli, Valentina Burchianti, Elisa Calabrò, Valentina Cangemi, Maria Assunta Carlucci, Camilla Manuela Caruso, Alberto Cazzoli, Paola Cicardi, Guglielmo Colombero, Irene Crea, Monica De Francesco, Marina Del Duca, Maria Rosaria Ferrara, Elisabetta Feruglio, Vilma Formigoni, Maria Franzé, Angela Galloro, Manuela Gatta, Barbara Gimigliano, Eliana Grande, Giuseppe Licandro, Antonella Loffredo, Rosina Madotta, Daniela Malagnino, Stefania Marchitelli, Paola Mazza, Valentina Miduri, Elena Montemaggi, Sara Moretti, Valentina Pagano, Chiara Pennacchi, Anna Picci, Serena Poppi, Irene Pratesi, Giuseppe Pulvirenti, Mariastella Rango, Alessia Rocco, Roberta Santoro, Maria Saporito, Annalisa Scifo, Francesca Stella, Valentina Stocchi, Sara Storione, Pasquina Tassone, Alba Terranova, Laura Tullio, Monica Viganò, Andrea Vulpitta, Carmine Zaccaro, Paola Zagami, Ida Zicari
Maria Franzé, Angela Potente, Francesca Rinaldi, Marilena Rodi, Giovanna Russo, Fulvia Scopelliti, Antonietta Zaccaro
Giovanna Russo












