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Editore: la Bottega editoriale Srl
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Registrazione presso il Tribunale di Cosenza
n. 817 del 22/11/2007.
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Direttore editoriale: Natalia Bloise
Anno IV, n. 37, settembre 2010
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Emozioni in versi (a cura di Anna Guglielmi)

La curiosità fanciullesca
di uno sguardo interiore:
forme e armonie mature
in una scrittura semplice

di Angela Galloro
Una serie di piacevoli versi che affrontano molteplici temi personali e non,
coinvolgendo in modo empatico il lettore nel libro edito da Città del sole


Le poesie di Francesca Albergamo, raccolte nel volumetto La maggioranza sta, ci accompagnano attraverso un percorso intellettuale fatto di riflessioni sulla vita, sulla storia, sull’uomo di oggi, per trasformarsi poi in un’introspezione personale che risulta essere d’altra parte lo scopo della poesia, confessione che la stessa autrice ci regala nella sua Nota.

Un generale che compenetra il particolare dunque, e viceversa, un io lirico che si riflette in un’«armonica coralità» per divenire «anima mundi», come suggerisce la scrittrice e poetessa Sara Favarò nella toccante Prefazione. Grazie a questo percorso poetico dell’Albergamo scopriamo la persona prima che l’autrice, ciò che l’ha spinta a riordinare i pensieri affastellati e tenuti nascosti per troppo tempo in versi densissimi di significati e significanti, versi liberi e con molte rime interne che collegano le parole proprio come «grani di rosario».

L’Albergamo ci racconta del suo amore per il sapere nelle pagine introduttive, manifestando quella curiosità vivace nei confronti delle cose del mondo, della natura, dell’uomo e degli eventi storici, che l’autrice attribuisce alla prima infanzia, e che ritroviamo del tutto nelle sue poesie. Come testimoniano inoltre le citazioni in versi di Neruda e Tagore, entrambi grandi poeti, entrambi premi Nobel, ci troviamo di fronte a un amplissimo background culturale, che abbraccia molte lingue e molti luoghi, l’Oriente e l’Occidente e che deve avere affascinato l’autrice nel profondo. («Con i poeti ho riso, ho giocato, ho pianto, ho imprecato, ho amato; sono stata irriverente, ribelle, rivoluzionaria, ma anche tollerante, sottomessa, umile… mai codarda. Con loro, ho conosciuto l’amore, il dolore… la morte, poi ancora la vita»).

 

Una ricerca soggettiva di valori assoluti

I versi dell’Albergamo sono un immenso crogiolo di domande, richieste, una continua ricerca dei perché della vita, indagati attraverso una scrittura semplice e spontanea che sa colpire e a tratti commuovere, curata nei dettagli e soprattutto nei suoni. La musicalità infatti, diversa a seconda dell’argomento trattato, rende la lettura piacevole, accompagna i contenuti come un leggero (e a volte più duro) strumento di sottofondo, spezzato di frequente dai segni di punteggiatura, principalmente punti di sospensione, che alimentano l’attesa della riflessione coraggiosa e sistematica dell’autrice. Tale continua curiosità ha qualcosa di infantile, nel senso positivo del termine; viene infatti condotta con uno sguardo puro e innocente mentre arriva alle conclusioni in modo estremamente maturo, con gli occhi di chi sa, di chi ha provato, vissuto e ancora riprovato.

Attraverso una ricerca interiore, l’Albergamo sembra rivendicare la sopravvivenza – nel mondo attuale e in quello passato – dei valori cosiddetti assoluti, volutamente enfatizzati con la lettera maiuscola e altri espedienti grafici (Verità, Libertà, Amore), ma anche di elementi negativi, altrettanto assoluti e che si frappongono come ostacoli inspiegabili al corretto cammino dell’uomo (Ipocrisia, Falsità, nera Signora), e così ogni poesia si conclude con una sorta di effetto sorpresa, di eureka definitivo urlato con decisione, una conclusione dettata certamente dalle esperienze di vita, siano state esse tristi o felici.

Ed è proprio la vita che spadroneggia prepotentemente in queste liriche: il profondo rispetto che l’autrice nutre per la vita stessa ci permette di osservarla sotto diversi aspetti, una vita strappata o inventata da giovani innamorati, una vita che si ribella, una vita attenta al passato familiare ma che rinnova costantemente le aspettative per il futuro, una vita che rinasce alla vista di un fiore o di una fotografia, che si fa silenzio e poi improvvisamente parola, un’esistenza enigmatica, della quale forse solo gli astri conoscono i segreti.

Per mezzo di metafore, epifanie, colori, i versi contenuti nel libro di Francesca Albergamo, La maggioranza sta (Città del Sole, pp. 104, € 10,00), raccontano quasi cronologicamente molti aspetti dell’esperienza personale e collettiva e di luci e ombre che quotidianamente la accompagnano, il tutto scandito dalla partecipazione emotiva dell’autrice che nelle diverse poesie riscopriamo figlia e poi madre, vittima ed eroina, ma sempre con la forza e la grazia che contraddistinguono il genere femminile e che sono perfettamente analizzate nella poesia Donne.

 

Una popolazione di ignavi

Tra le innumerevoli figure che popolano i versi, proprio come possiamo prevedere dal titolo e dall’illustrazione sulla copertina (dipinto di Calogera Gattuso), si presentano davanti agli occhi del lettore personaggi simili a marionette, fantocci che si lasciano manipolare dai potenti e che attendono passivamente, come sono obbligati a fare, «eventi che cambino la storia». Una maggioranza appunto, che si orienta negli avvenimenti senza pensiero, omologando la volontà e incapace di costruire il presente, tantomeno il futuro. La prima parte del libro tocca argomenti pungenti, è una vera e propria critica alla società massificata e inabile ormai a portare avanti un pensiero autonomo, idee innovative, creatività e che assiste impietrita alle tragedie della storia.

Accanto a questa maggioranza di ciechi, che sembrano usciti da un contemporaneo “teatro dell’assurdo” (la vita come teatro fatto di attori e maschere è un altro dei temi chiave del libro), l’Albergamo ricorda quanto ha imparato dai racconti di suo padre e dalla sua gente, di un popolo semplice, che lavora, combatte e cerca – con l’aiuto di bandiere e ideali ormai morti – una parvenza di giustizia.

Passato e presente dunque si alternano nelle prime poesie, riservando l’amore materno e la ricerca di un luminoso futuro attraverso i figli di questa epoca all’ultima parte del libro. Troviamo qui rappresentati attraverso un ritmo ossimorico due opposti modi di essere e di vedere il mondo: quello di chi non ha perso la vitalità del pensiero, dello spirito critico, dell’osservazione attenta, dell’entusiasmo («Basterebbe un fiore!»), e quello di chi invece preferisce «non fare più corona», fingendo di non vedere né sentire inverni gelidi e calde primavere.

La maggioranza sta ha un tono reattivo, ribelle, concreto e passionale: con atteggiamento umile ma deciso Francesca Albergamo vuole risvegliare le coscienze, ricordare ciò che è stato, del quale siamo inevitabilmente figli, e prepararci a ciò che sarà di cui siamo, in modo altrettanto categorico, responsabili.

«La maggioranza sta/come una malattia/come una sfortuna/come un’anestesia/come un’abitudine/per chi viaggia in direzione ostinata e contraria.»

(Fabrizio De André)

 

Angela Galloro

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 30, febbraio 2010)

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