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n. 817 del 22/11/2007.
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Direttore editoriale: Natalia Bloise
Anno IV, n. 37, settembre 2010
I ricordi e le prospettivedei numerosi emigranti
in fuga dalla Basilicata:
una popolazione altrove
di Agata Garofalo
Un’eterogenea raccolta di testimonianze divulgata da Edizioni Memori:
gli emigrati di origine lucana sparsi per il mondo e le loro scelte di vita
Nel corso dell’ultimo secolo il popolo lucano si è moltiplicato nel mondo, tanto che oggi ci sono più lucani sparsi per il globo che non nella stessa Basilicata!
Le cause di questa “fuga” sono da ricercarsi nella storia della regione: nel corso dei secoli, errori di amministrazione economica, ambientale e politica hanno portato alle ondate migratorie della fine dell’800 verso le Americhe, e della metà del ’900 verso il Nord Italia ed il resto d’Europa. Altra conseguenza inevitabile degli errori di gestione territoriale è il triste dato di fatto che «la Lucania è una regione purtroppo poco conosciuta agli stessi italiani», come si legge nel testo della presentazione avvenuta a Berlino del libro che Renato Cantore ha scritto in onore, memoria e riscatto di questo popolo “nomade”.
In Lucani altrove, un popolo con la valigia (Edizioni Memori, pp. 256, € 16,00, Prefazione di Lina Wertmüller), l’autore tenta di individuare e ricostruire in un quadro d’insieme storie rappresentative di famiglie emigrate, a formare un piccolo diario dei lucani disseminati per il mondo. L’opera trova dunque la sua giusta collocazione all’interno della collana Diario Minimo, curata da Cinzia Leone, la quale nell’Introduzione parla di «un diario di viaggio ma a più voci».
Renato Cantore, giornalista potentino, è fondatore dell'Associazione della Stampa di Basilicata e capo redattore del Tgr Rai Basilicata. Vive e lavora nella sua terra che non si rassegna ad abbandonare: «è convinto però che anche per raccontare le storie di casa bisogna dare un’occhiata fuori dall’uscio».
In viaggio nel tempo e nello spazio
Africa, Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Colombia, Germania, Illinois, New York, sono solo alcuni dei luoghi in cui Cantore si è recato per osservare da vicino la vita dei suoi conterranei emigrati: ex-minatori, imprenditori, negozianti, ristoratori, una dottoressa, una giornalista, una scrittrice, un’assassina, un banchiere, un musicista, un parrucchiere, un prete missionario e molti altri ancora. Grazie alla sua approfondita ricerca scopriamo che ci sono ben 26 associazioni lucane a Buenos Aires, 22 ristoranti lucani a Berlino, una Oppido Lucano trapiantata in Cile, una piccola Maratea a Bogotá ed un monte chiamato Lucania nel Nord del Canada. Per orientarsi in questo groviglio di persone e località si può ricorrere ai comodi indici collocati alla fine del volume.
All’interno dell’opera troviamo anche testimonianze di italiani “di quarta generazione” che si sentono ancora affettivamente legati al paese dei loro avi e quelle di figli di emigrati che raccontano le difficoltà incontrate al momento di doversi arruolare in guerra contro il paese di provenienza dei loro genitori. Oltre a convivere con un’inevitabile inquietudine e confusione interiore, si trovavano in imbarazzo di fronte ai loro commilitoni che li guardavano con sospetto.
Scopriamo quindi che quello di Cantore è un viaggio a più dimensioni. Oltre che nello spazio egli viaggia anche nel passato, nella Storia, ripercorrendola attraverso le generazioni, proiettato però sempre verso il futuro. Simbolo di questo viaggio così particolare e stimolante è la valigia che campeggia sulla copertina del libro: punto d’incontro tra passato e futuro, essa rievoca le valigie in cui gli emigranti racchiudono i loro ricordi per andare in cerca del loro destino.
Occasioni e scelte che determinano percorsi di vita e di lavoro
Lucani altrove è un’interessante occasione per intraprendere un viaggio virtuale tra i contrasti cromatici e ritmici di luoghi differenti, alla scoperta di diversi tenori di vita e sbocchi lavorativi.
Attraverso le testimonianze riportate possiamo verificare che, a parità di capacità e spirito d’iniziativa, le possibilità di concretizzare i propri sogni cambiano, e di molto, a seconda del paese scelto. Negli Stati Uniti ad esempio, «con tanta volontà e con il sistema che favorisce l’iniziativa economica privata, si può fare qualcosa di importante». In Italia è diverso, c’è troppa burocrazia. Del resto, un po’ ovunque nel nostro continente, mancano «i grandi spazi e le opportunità del sogno americano». Tale differenza era già presente, secondo le testimonianze, a metà del secolo scorso: per gli emigrati rimasti da questa parte dell’Oceano c’era poco a cui aspirare, non restava che «occupare l’ultimo gradino della scala sociale, fare quel lavoro che i locali non volevano fare».
Ad affiorare dai racconti sono anche i pro ed i contro del processo di globalizzazione e di “flessibilizzazione” del lavoro. Da un lato c’è la comparsa dei «nuovi poveri d’Europa» (i disadattati dell’odierno sistema lavorativo) e, dall’altro, un diffuso senso di libertà: «non è più come una volta, quando partire era fare una scelta di vita definitiva», siamo abituati piuttosto a programmare la nostra esistenza, come il lavoro, “a tempo determinato”.
Segni di “lucanità”
Questo libro è un omaggio a chi è partito per bisogno, per amore, per avventura, o per «esilio intellettuale», scommettendo sul proprio futuro. Vi sono storie sia allegre che tristi, sia clamorose che normali. L’autore si è rivolto ad un campione folto ed eterogeneo di emigrati di origine lucana, donne ed uomini che hanno portato la propria Basilicata in giro per il mondo. Perché si parla anche di donne. Sebbene meno rappresentate degli uomini, esse non sono viste solo come accompagnatrici passive dei mariti, bensì spesso protagoniste attive del loro destino.
Si possono riconoscere alcune caratteristiche comuni tra gli intervistati: la tenacia, la dignità, la solidarietà, il forte senso della famiglia e di coscienza dell’appartenenza ad un popolo che, pur restando nell’ombra, affronta le sfide più difficili e mantiene intatta la propria dignità. Perché i lucani sono fatti così, silenziosi e pazienti quanto ostinati e risolutivi, «a differenza di tanti che fanno solo rumore». Caratteristiche che si tramandano di generazione in generazione, come attestano le dichiarazioni dei figli di emigrati che sentono ancora forte la propria “lucanità”, o più in generale la propria italianità: «Fantasia italiana e pragmatismo canadese […] Noi siamo gente non solo con due lingue, ma anche con due cuori e due cervelli».
Ne risulta una piccola epopea di un popolo migratore che, senza dimenticare le proprie radici, è riuscito a varcare le frontiere dandosi come territorio il mondo, un popolo «ormai senza confini ma non senza identità».
Parole ed immagini: le scelte formali
L’autore rincorre e riproduce l’intrecciarsi di voci e di strade intraprese con fatica e speranza, con più o meno fortuna, con pochi o molti rimpianti. Egli resta in sottofondo, discreto, permettendo al lettore di ascoltare direttamente la voce dei protagonisti, ma arricchisce spesso il racconto con dettagli significativi e suggestioni personali che definiscono con precisione stati d’animo e situazioni.
Attraverso le pagine del libro vediamo aprirsi tante finestre sulla vita dei lucani dislocati in diversi punti del pianeta e della Storia. Quelle finestre sono i capitoli: ognuno di essi narra di un’area geografica e riassume le esperienze più significative degli emigrati che vi abitano, ricreando in poche pagine uno spaccato di vita quotidiana che racconta di esistenze singolari ed esperienze corali. I capitoli sono brevi e scritti in corsivo, caratteristiche che accentuano il senso di movimento, fuga, instabilità, e richiamano i caratteri calligrafici di un manoscritto, a ricordarci costantemente che quello che stiamo leggendo è un vero e proprio “diario di viaggio”.
E come in ogni diario che si rispetti non mancano le foto, in appendice, a testimonianza e riassunto visivo di quanto esplicitato finora, a dare forma alle parole di un popolo che è dovuto scendere a compromessi per trovare i suoi spazi, scegliendo altrove i propri orizzonti.
Agata Garofalo
(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 30, febbraio 2010)
Agata Garofalo, Francesca Rinaldi, Antonietta Zaccaro
Giulia Adamo, Maria Elisa Albanese, Mirko Altimari, Simona Antonelli, Claudia Barbarino, Maddalena Beretta, Micol Bertolazzi, Marina Bisogno, Anna Borrelli, Valentina Burchianti, Elisa Calabrò, Valentina Cangemi, Maria Assunta Carlucci, Camilla Manuela Caruso, Alberto Cazzoli, Paola Cicardi, Guglielmo Colombero, Irene Crea, Monica De Francesco, Marina Del Duca, Maria Rosaria Ferrara, Elisabetta Feruglio, Vilma Formigoni, Maria Franzé, Angela Galloro, Manuela Gatta, Barbara Gimigliano, Eliana Grande, Giuseppe Licandro, Antonella Loffredo, Rosina Madotta, Daniela Malagnino, Stefania Marchitelli, Paola Mazza, Valentina Miduri, Elena Montemaggi, Sara Moretti, Valentina Pagano, Chiara Pennacchi, Anna Picci, Serena Poppi, Irene Pratesi, Giuseppe Pulvirenti, Mariastella Rango, Alessia Rocco, Roberta Santoro, Maria Saporito, Annalisa Scifo, Francesca Stella, Valentina Stocchi, Sara Storione, Pasquina Tassone, Alba Terranova, Laura Tullio, Monica Viganò, Andrea Vulpitta, Carmine Zaccaro, Paola Zagami, Ida Zicari
Maria Franzé, Angela Potente, Francesca Rinaldi, Marilena Rodi, Giovanna Russo, Fulvia Scopelliti, Antonietta Zaccaro
Giovanna Russo












