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Anno IV, n. 37, settembre 2010
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Riflessi d'autore (a cura di Annalice Furfari)

Zoom immagine Il teatro nella riflessione
e nell’inchiostro lasciato
dalla penna di un grande
scrittore della Calabria

di Salvatore Reale
A Corrado Alvaro è dedicato un saggio, edito da Edizioni la rondine,
che ci immette in un mondo in cui realtà, favola e sogni si incontrano


Forse non tutti sanno che Corrado Alvaro ha scritto per il teatro; tale produzione è abbastanza esigua, ma allo stesso tempo di estrema raffinatezza e profondità, tanto da poter annoverare lo scrittore fra i più maturi commediografi italiani. Alvaro fu anche critico teatrale, con un occhio di riguardo sia per l’attore (visto come una sorta di sperimentatore di ciò che l’autore con la sua opera propone) che per il regista (quale nodo di congiunzione tra il pubblico e la scena). Secondo il noto letterato, l’autore non deve utilizzare linguaggi troppo vicini alla quotidianità, mentre il pubblico non deve essere parte passiva dello spettacolo, bensì attiva. Queste considerazioni le troviamo in un libro di Pino Michienzi dal titolo Il teatro di Corrado Alvaro – La maschera nobile. La recensione e il saggio e 1915 – ’45 …Quasi una vita. Testo teatrale (Edizioni la rondine, pp. 166, € 15,00).

 

Teatro e vita

Nel pensiero di Alvaro si delinea l’amore per la vita attraverso il vissuto fantastico della stessa esistenza, dove la favola, quale elemento caratteristico e affascinante dell’infanzia, occupa un posto di primo piano come forma riflessa della vita stessa e nutrimento per quella memoria collettiva, che rende i personaggi alvariani legati alla propria terra e alle proprie tradizioni.

Il teatro diviene il mezzo affinché ciò si realizzi, il punto di incontro tra favola e vita. Questa visione dello scrittore è evidente sia nella sua produzione teatrale che nella posizione assunta, concretamente, dallo stesso, come cronista e drammaturgo; in questa seconda veste, Alvaro espone chiaramente il suo pensiero su ciò che il teatro deve essere: sostenitore degli ideali sani e critica dei mali della società. Il teatro è per lui il luogo in cui anche il pubblico più disobbediente e amorale diviene sostenitore indiscutibile di una morale sana.

 

Autori e attori dell’opera teatrale

Michienzi mette in evidenza come Alvaro fosse molto obiettivo nelle sue analisi, ciò lo rendeva fortemente coerente in una posizione neutra, sia verso il critico che verso l’autore drammaturgo; non mancano le proteste, ad esempio nei confronti di quegli autori che, riportando il linguaggio quotidiano nel testo teatrale, pensavano di riformare la lingua.

Ci sono anche le sue riflessioni sul rapporto dell’autore con i propri personaggi, i quali, a volte, risultano depersonalizzati rispetto al linguaggio che l’autore stesso mette loro in bocca.

Una delle responsabilità, poi, dell’attore è quella di rendere la parola per quella che è, nella massima sacralità del significato che essa veicola, e per far ciò, c’è bisogno di una grande pratica di questo mestiere.

Nel saggio emergono altre sfumature quali, ad esempio, il rapporto dell’attore con il personaggio da interpretare, il ruolo e la difesa del vero drammaturgo, la questione sulla mediocrità dell’arte e altro ancora.

 

Alvaro critico teatrale

Lo scrittore calabrese collaborò al Resto del Carlino per tre anni, precisamente dal 1917 al 1919, e successivamente ad altre importanti testate giornalistiche fra le quali il Corriere della sera, Il Mondo, Il Risorgimento, il Popolo di Roma.

Negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale ebbe modo di svolgere la sua attività nella città di Bologna, dove la vita teatrale era abbastanza intensa; qui consolidò la sua attività di giornalista, che porterà avanti negli anni e che lo condurrà ad un percorso che lo vedrà impegnato in recensioni e scritti indirizzati al mondo del teatro; da ciò prese anche spunto per una certa analisi della società in cui egli stesso era immerso. 

Fu anche direttore del quotidiano Il Risorgimento, di Napoli, dove finì per essere considerato uno dei punti di riferimento di quelle personalità che lottavano per la conquista della democrazia.

 

Alvaro scrittore drammaturgo

Le opere teatrali di Corrado Alvaro non sono molte: Il paese e la città, Il diavolo curioso, Il caffè dei naviganti, Lunga notte di Medea. Nel saggio di Michienzi troviamo delle informazioni preziose su queste opere e svariate considerazioni interessanti, quali ad esempio l’esistenza di alcuni scritti inediti dell’autore calabrese: Una piccola parte, Uno, Il dinamitardo, Un po’ di cuore, L’avaro e altre opere non pubblicate e/o frammentarie di cui si hanno i manoscritti o le bozze (di alcune sono presenti solo il progetto o l’idea).

Emergono, nel saggio, diverse informazioni analitiche sulla scrittura di Alvaro; considerazioni utili sia allo studioso, sia all’attore che si accinge ad interpretare i personaggi alvariani, ma anche al più vasto pubblico che già conosce lo scrittore o vorrebbe avvicinarsi alle sue opere.

Un testo, dunque, che potrà servire come lettura preventiva alla drammaturgia dello scrittore reggino (Corrado Alvaro nacque a San Luca, in provincia di Reggio Calabria).

 

Un inedito

Il libro di Michienzi contiene un dramma teatrale edito per la prima volta, che porta la firma dello stesso autore del saggio e di Silvano Spadaccino, compositore di colonne sonore, attore e cabarettista, nonché compagno di avventura di Domenico Modugno e Paolo Villaggio. Tale opera è tratta da alcuni diari di Corrado Alvaro e racconta l’esperienza del grande scrittore durante il periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale; si sottolinea il vissuto di Alvaro come soldato di trincea e, successivamente, del figlio Massimo, che ne seguì il destino come recluta nella Seconda guerra mondiale. «Il racconto teatrale […] si svolge in un luogo ideale e si snoda con scarti temporali di pensiero e d’azione assolutamente metafisici, che anticipano, o posticipano fasi e circostanze rispetto al loro reale tempo storico». Si tratta di un percorso che la memoria dello scrittore attua in quei luoghi, a lui tanto cari, della sua terra, che nessuno come lui è riuscito a capire, interpretare e raccontare.

 

Salvatore Reale

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 30, febbraio 2010)

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