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Editore: la Bottega editoriale Srl
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Registrazione presso il Tribunale di Cosenza
n. 817 del 22/11/2007.
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Direttore editoriale: Natalia Bloise
Anno IV, n. 37, settembre 2010
Sei in: Articolo




Comunicazione
e Sociologia
(a cura di Maria Franzé)


Zoom immagine Scrutare diverse donne,
capirne la loro essenza:
l’alternativa di un uomo
alla solitudine della vita

di Giorgia Martano
Per Avagliano un complesso e infelice ritratto al maschile,
la sua chiave di lettura è il multiforme universo muliebre


A chi non è capitato di guardare oltre i vetri della propria finestra, immaginando persone e situazioni, o di interpretare attraverso pochi sguardi vite parallele, sconosciute eppure così attraenti e magnetiche?

Conciso, intenso e coinvolgente questo libro di Marcello Benfante, originale nello stile, puntuale ed essenziale nella sua brevità, convoglia, in un mirabile equilibrio di contenuti, trama e personaggi, in un ambiente familiare e coinvolgente. Sullo sfondo l’indagine psicologica del protagonista, cronista d’eccezione di “se stesso” e del suo “intorno” che in prima persona narra e “guarda” per noi.

Come in una moderna Antologia di Spoon River, ne L’uomo che guardava le donne (Avagliano editore, pp. 156, € 12,00) Benfante – oltre che autore di racconti, giornalista, critico letterario e opinionista palermitano – popola le pagine del suo romanzo di brevissimi episodi, vibranti e carichi di vigore: ritratti di donne, non “epitaffi” ma vivide istantanee, prototipi reali dello scibile femminile indagati dallo sguardo attento e profondo del protagonista, Benvenuto. Uomo non più giovanissimo e colto, amante dei libri e delle donne (soventi i parallelismi artistico-letterari con cui ama descrivere le sue figure muliebri), è schivo alla vita sociale e ai rapporti interpersonali, pressoché inesistenti. Voyeur per vocazione, dalla sua clausura volontaria e melanconica, a tratti leopardiana, con il suo piccolo binocolo da teatro, scruta, osserva e analizza gesti, movenze ed espressioni delle donne (solo quelle) che i suoi occhi attenti e ladri sbirciano attraverso le finestre del suo appartamento, il suo mondo.

 

Spose virtuali

«Si affacciano al balcone, passano davanti alle finestre. Non sono che idoli che appaiono sul fondo della mia caverna. Illusioni della mia schiavitù».

Le ama tutte le sue donne e per ognuna di esse ha un epiteto; con esse e per esse gioisce, soffre e palpita. Le osserva, le anela sommessamente e attraverso l’unico senso a lui disponibile, la vista, riesce a indagarle nella loro essenza più intrinseca, più intima, più pura, quella che può essere percepita solo da un occhio invisibile che registra furtivamente i momenti domestici e spontanei, spesso solitari (e per questo meno affettati) delle loro vite.

La sua vita solitaria e disgraziata lo ha condotto a una esistenza viziata e complessata, al limite del paranoico. Eppure, perfettamente lucido e cosciente, compie una precisa autoanalisi in cui, a sua volta, indaga su se stesso e palesa motivi ed eventi che lo hanno trasformato nell'uomo che è.

Benvenuto vive in un quartiere popolare di una piccola provincia palermitana e le sue donne ne sono la più vivida espressione, spaccato sociale a tinte forti di una realtà perfettamente riconoscibile e veritiera. «La vedova bianca», moglie di un uomo emigrato in Australia, «la sibilla», cartomante e astrologa, «la donna d’onore», «Rosalia che ha sedici anni ed è rimasta incinta»: forse per alcune di loro lo sguardo attento e sensibile di Benvenuto è la più profonda e sincera delle attenzioni mai ricevute da un uomo. Donne comuni eppure rese speciali e uniche dal ritratto che di esse traccia Benvenuto. Microcosmi isolati e solitari queste figure muliebri, ignare nella maggior parte dei casi dell'essere punto focale di osservazione di uno sconosciuto, appaiono quasi "santificate" nei loro gesti e rituali; perfino in quei ritratti di personaggi più sconvolgenti e contrastati, Benvenuto riesce a giustificare bonariamente, ma con logica, il motivo reale del loro modo d'essere o di apparire. Da un disagio sociale e familiare ­­­­­­­­­­­­­– fatto di alienazione e di progressivo distorcimento della realtà – in un processo di catarsi­­­­­­­­­, seppur sofferto, il protagonista riesce a oltrepassare quelle barriere sociali fatte di pregiudizi e discriminazioni e nella sua pazzia, come quasi sempre accade, sfiora la genialità.

 

La “vista” su tutti i sensi

Egli definisce il suo sguardo voglioso ma mai triviale, «ponte etereo sospeso tra il maschile e il femminile sguardo incruento, imbelle, che non cerca il conflitto ma la comunione. Dardo che non sparge sangue, non lacera tessuti, non apre carni, non penetra, non ferisce, non sciupa femmine. Dardo che le sfiora come vento sulle messi». Una vita vissuta “per mezzo” delle sue donne; quelle della sua famiglia, poi di coloro che hanno popolato il suo vivere sociale, seppure limitato e scarno: la sua maestra, la fornaia, la dirimpettaia; a completare il quadro, le donne che vivono solo nella sua immaginazione, animate dalla sua rassegnata bramosia: immagini ritagliate da giornali e fumetti, voluttuose e seducenti, ma anche eteree o come quelle che riconosce e vede materializzarsi tra le curvilinee disegnate dei cirri. A esse, così vicine eppure così lontane, ruba fugaci attimi di vita, se ne nutre e se ne disseta.

Il taglio cinematografico, da “corto”, rende questo romanzo ancora più coinvolgente e “visibile” attraverso le immagini rivedute e corrette di un uomo che, nonostante il suo oblìo, riesce meglio di chiunque altro, anche spesso di colei che è spiata, a oltrepassare il velo dell'apparenza tanto che, in ognuna di loro, è impossibile non trovare un po' di se stessi.

 

Giorgia Martano

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 30, febbraio 2010)

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