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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Cecilia Rutigliano)

Con la media editoria
in Italia tornano in auge
i generi fantasy e noir :
un “Angelo nero” a Roma

di Angela Galloro
Fabio Musati, autore già consolidato, presenta la sua opera tra riflessioni
e dibattiti letterari: conosciamo così il romanzo edito da Laruffa editore


L’ottava edizione della Fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi” tenutasi recentemente a Roma, oltre ad aprire le porte ad autori ed editori in un’atmosfera assolutamente festosa e gioviale, ci ha riservato eventi ricchi di piacevoli sorprese. Tra queste, la presentazione del libro L’Angelo nero di Fabio Musati che ha riempito la Sala Corallo del Palazzo dei Congressi, con un avvincente racconto ed interessanti riflessioni.

L’evento è stato organizzato e coordinato da Maria Teresa D’Agostino, giornalista di Calabria Ora, nonché addetta all’ufficio stampa della Laruffa editore – con cui Musati ha pubblicato il libro – la quale ha espresso positivi giudizi sul romanzo intervistando l’autore con tanto entusiasmo da rendere la situazione simile ad una colta chiacchierata.

L’Angelo nero è vincitore della terza edizione del concorso a caccia d’inediti “Emozioni d’inchiostro”, istituito dalla suddetta casa editrice per incentivare gli scrittori emergenti con lo scopo di premiarli pubblicando le opere migliori e di investire, dunque, sul loro talento.

Nel caso specifico però Musati non è alla sua opera prima, anche se con questo romanzo aderisce ad un nuovo genere che, come è ansioso di specificare, «non appartiene precisamente al fantasy o al noir», etichette indubbiamente necessarie agli editori e forse utili indicazioni per il lettore, ma che nel giudicare uno scritto vanno indiscutibilmente superate.

La storia narrata nel libro è ambientata a Milano, città natale dell’autore che sembra sentirla sua anche negli aspetti più underground e nelle atmosfere più oscure. Tutto il romanzo infatti viene raccontato dai primi lettori come pervaso da un’aura di mistero che però, a detta dell’autore, non toglie nulla alla veridicità dei fatti e delle situazioni.

Ci troviamo di fronte ad una cupa e melanconica figura che aleggia sul protagonista, (a sua volta autore di un romanzo), che lo cerca e che viene da questi rincorso come in una specie di inquietante gioco.

Durante gli interventi di Roberto Laruffa, di Maria Teresa D’Agostino e di Isabella Giomi, scrittrice di racconti fantasy, viene attribuita all’autore un’attenzione speciale per i dettagli, in particolare quelli relativi ai luoghi, rigorosamente veri e riconoscibili, e per le descrizioni non sempre semplici di figure particolari, spesso evanescenti, immaginarie, simboliche.

La Giomi, fra le prime lettrici del romanzo di Musati, propone una serie di paragoni con il cinema e con il teatro, campo ben noto all’autore che vi lavora da molti anni, mettendo in luce un «lavoro a mosaico» nella stesura, una emulatio che concentra in poche pagine riferimenti letterari e cinematografici, sia classici che moderni: in particolare la Giomi lo definisce «romanzo fortemente onirico che si avvicina al reale e “felliniano” per la caratterizzazione del sogno».

 

Retroscena letterari e ringraziamenti

Intervistato dalla D’Agostino, Musati ci racconta di come nasce l’idea di questo romanzo. Ci colpisce così sapere che l’oscura ambientazione metropolitana si intreccia alla ricerca delle proprie radici e che questo “Angelo nero” è riconducibile ad una curiosità araldica dell’autore che porterà il protagonista in Romania, come in una moderna rivisitazione del capolavoro di Bram Stoker, ad indagare sulle origini del proprio cognome. Oltre a questo tipo di indagine Musati svela di dovere la brillante idea di questo romanzo a Filippo Tuena, autore de Il Diavolo a Milano, che ha conosciuto durante la presentazione del libro stesso e con il quale ha intrattenuto rapporti di corrispondenza attraverso pseudonimi. Tuena sembra aver positivamente influenzato il nostro autore al punto che uno di questi alias è diventato un personaggio del suo romanzo.

Avvicinandoci alla conclusione, il discorso verte sul tema più generale della scrittura, su come questa venga vissuta da un carattere schivo e riservato come quello di Fabio Musati. Egli sostiene infatti che pubblicare un libro equivale ad esporre una parte di sé, il che è una bella cosa per il proprio essere e per gli altri e che «scrivere è un atto di generosità e nello stesso tempo di presunzione».

Riguardo la caratterizzazione di genere del suo romanzo, ci dice che «la narrativa non può essere che fantastica anche quando si occupa di argomenti reali» perché filtrata dalla mente di chi scrive. L’autore ha così una pesante responsabilità, dal momento che nel processo ermeneutico del fruitore avviene una magia: il lettore si crea infatti delle immagini fantastiche a partire dalle parole e proprio per questo sta allo scrittore stimolare l’immaginazione di colui che legge nel giusto modo.

 

Un romanzo nel romanzo

Tali riflessioni sull’arte di scrivere scaturiscono dal fatto che ci troviamo in presenza di un racconto nel racconto, di soluzioni a scatole cinesi, dunque metanarrative, che l’autore predilige perché gli permettono di andare alla ricerca di qualcosa (non meglio identificato a suo dire) durante la scrittura e attraverso il medium di questa.

A chi chiede (reclama?) un sequel di questo romanzo, Musati, sulla scia delle parole della Giomi – secondo la quale «anche nell’incompiutezza un romanzo è compiuto» – risponde che per come è stato concepito, il romanzo è finito: ha aiutato l’autore a cercare delle risposte, dunque ha raggiunto il suo scopo. Risposte che però Musati non espone al pubblico in questa occasione, lasciando i perché avvolti da una patina di mistero.

La giusta dose di ironia che ha accompagnato la mattinata sembra essere presente anche nel libro e sembra stuzzicare così l’interesse e la curiosità dei presenti.

 

Angela Galloro

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 28, Dicembre 2009)

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