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Anno IV, n. 37, settembre 2010
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Saranno romanzi (a cura di Angela Potente)

Il fascino aspro e remoto
della realtà contadina
in un romanzo che narra
una dura lotta quotidiana

di Salvatore Reale
Città del Sole presenterà a breve un romanzo storico sociale ambientato
negli anni ’60 e oltre, intriso di realismo e d’amore per la terra di Calabria


Pochi autori di romanzi e racconti vi sono stati nel Sud d’Italia, e in particolar modo in Calabria, che hanno saputo raccontare in modo esemplare della loro terra. Negli ultimi anni è maturato forse un fermento di narratori pronti ad emergere da un momento all’altro; per tale ragione i lettori dovrebbero tenere l’occhio vigile verso ciò che l’editoria, locale soprattutto, è in grado di offrire, poiché si può incappare in opere letterarie di indiscusso valore.

Quello che si vuole porre in evidenza, con il presente articolo, è la prossima uscita di un romanzo breve che sicuramente merita la dovuta attenzione: si tratta di un’opera di Angelina Brasacchio dal titolo Il figlio della vipera, edito da Città del Sole

 

I luoghi

Lo scenario in cui si svolge la storia, o meglio le storie, è Petèlia, l’attuale Strongoli. Un luogo descritto spesso fra le righe, a volte esplicitamente portato alla luce attraverso brevissime ma precise rappresentazioni: «Il cielo era grigio con grosse nuvole che sfumavano dal grigio al nero, come quasi sempre nei giorni che precedono il venerdì di passione. Ma arrivati alla pianura della Valle del Neto, un raggio di sole squarciava come una lama le fitte nuvole e illuminava i campi dei poderi dell’Ovs». E non mancano le caratteristiche paesaggistiche brillanti e colorate tipiche del Sud: «Il verde degli orti rigogliosi splendeva, nelle riquadrature ordinate che sfumavano nelle diverse tonalità, a seconda della verdura coltivata». Le pennellate si colorano sempre più quando si aggiungono elementi che solo in alcuni luoghi, quali sono queste terre, possono essere presenti dando tinte particolari alla realtà circostante: «Pollai brulicanti di galline. Figure di uomini e donne ricurve a zappettare. Dalle finestre alte al piano terra delle case si intravedevano pertiche cariche di salami stagionati, reste di cipolle e altro. Indicavano un benessere che questa gente non si sarebbe mai immaginata».

Nel racconto si percepisce come la terra costi fatica ma allo stesso tempo sia un elemento affascinante, sul quale si possono intrecciare, in modo accattivante, le fantasie dello scrittore e la realtà vissuta dal narratore stesso.

 

I personaggi

Numerosi e diversificati sono i personaggi che affollano le pagine di quest’opera, ciascuno con la propria personalità e la propria storia. Sono coloro che si possono trovare in questi luoghi, con tutta la loro genuinità e particolarità. Sono persone che si danno da fare per tirare avanti, a volte con fatica, altre volte con qualche furberia, ma in quest’ultimo caso l’autore non permette che chi tenti di realizzare qualche marachella possa passarla completamente liscia. Come avviene per Gatanu, che cerca di partecipare ad una operazione di contrabbando di sigarette, ma ci rimette quasi la pelle, per essere stato abbandonato in mare, poi raccolto dai Turchi e portato lontano.

Alcuni personaggi sono avvolti da un alone di mistero, come ad esempio «’A magara i Murgiu […] Un essere che la gente definiva donna perché portava un ampio vestito nero, sempre lo stesso, a ricoprire una sagoma informe di seno e ventre penzolanti da sotto il collo fino alle ginocchia.

Un cespo di capelli bianchi e ispidi circondava una faccia rubiconda e anch’essa cadente ai lati della bocca sdentata. Gli occhi sporgenti che pare fossero trattenuti a stento nelle orbite, il mento irsuto di peli bianchi. Nessuno se la ricordava giovane». Questa si pensava «desse ricovero al lupo mannaro che nelle nottate di luna piena si aggirava nelle campagne e scannava le pecore nei greggi, e quando ritornava uomo al mattino andava a riposarsi da lei».

Altra figura centrale del libro è il «figlio della vipera» il quale si diceva fosse stato, in un modo particolarmente strano, allattato da una vipera; questi aveva un carattere particolarmente difficile da gestire.

 

Le vicende

Il romanzo è ambientato negli «anni Sessanta e oltre». Non mancano le storie d’amore, vissute anche con difficoltà e trepidazione, e la ricchezza dei personaggi fa sì che risalti un’altrettanta prosperità di fatti, in una estrema varietà. Il tutto si svolge in uno sfondo in cui le vicende si intrecciano e vanno ad intersecarsi l’una con l’altra, con l’apparente risultato di un fermento di elementi che si affollano e si ritrovano l’uno in sovrapposizione all’altro. In tutto ciò consiste però una delle caratteristiche più belle del romanzo, il quale riesce a creare una tensione esistenziale dove la vitalità diviene elemento fondante di tutto e dove il senso critico verso la vita stessa si trasforma in motivo di riflessione, non solo per i personaggi del racconto stesso, che a volte sono costretti a subire la storia così come si presenta loro, ma anche per il lettore, su quella che è la realtà vera di questi luoghi.

Nei dialoghi compaiono a volte delle espressioni dialettali, anche di estrema saggezza, così come vuole la tradizione popolare, unite a delle credenze portate, a volte, all’inverosimile, ma che danno l’idea di una realtà spesso abbandonata, dimenticata e forse poco considerata, qual è quella calabra, che, però, nasconde potenzialità inaspettate, come quella di scrittori e romanzieri pronti a offrirci delle pagine di letteratura da non far passare inosservate.

 

Salvatore Reale

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 27, novembre 2009)

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