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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Una percezione d’eternità in corpi instabili e mutanti
di Monica Murano
Un viaggio tra mille colori ed immagini: dalla scomposizione delle forme
al segreto meccanismo della loro costruzione e composizione nello spazio


L’opera d’arte come percorso biologico, che abbandona il proprio corpo, quale vecchio abito, percorrendo situazioni che non si adeguano a fenomeni di fisica ordinaria. Per Marcello Balistrieri dipingere è come lanciarsi nel vuoto dall’alto di un edificio, senza sapere cosa accadrà. Potrebbe salvarsi, o forse no, ma se avesse voluto la sicurezza avrebbe preso le scale. In questo caso sarebbe stato al sicuro, ma non avrebbe dipinto mai veramente.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere parte del suo mondo visitando la sua Personale, svoltasi di recente a Pianopoli, paesino calabrese in provincia di Catanzaro, presentata da otto dipinti e chiacchierando con lui di arte.

Con spirito estremamente libero e leggero, visualizza corpi instabili, sottoposti a continui mutamenti, frammentandoli e producendo, così, una sensazione di realtà insolita. Smonta le sue forme per studiarne i meccanismi di costruzione, permettendosi di raggiungere una nuova versione della loro composizione nello spazio. Per l’artista la regola è un confine troppo fragile per contenere la genialità. Da qui l’arte vissuta come religione, elevazione del pensiero, sensazione di eternità, suprema sensibilità. Arte per sconfiggere la fugacità, la crudeltà di una vita tanto bella e al contempo tanto breve. L’atto ingenuo e pulito di dipingere un fiore, che ha un solo giorno di vita, senza pretendere di conoscere ciò che fa. Lo fa e basta.

Non segue una corrente artistica particolare; c’è chi lo definirebbe futurista, ma, a suo parere, è semplicemente contemporaneo. «La tecnica – osserva il pittore – è una ricerca infinita, che riporta l’artista a ritroso nel tempo, un tempo che lascia emergere e imprime, sui lavori, caratteristiche tecniche del Cinquecento e Seicento. Bisogna conoscerla e poi, quasi, abbandonarla. Non affidarsi mai totalmente ad essa, ma scoprirla volta per volta, perché è senza fine. Chi mantiene, nel corso degli anni, sempre la stessa tecnica non ha altro da dire. Continua per inerzia».

 

Una pittura di vibrante passione

Per il pittore imparare la tecnica significa esprimere il più possibile e nel modo più diretto i propri sentimenti, avere i giusti mezzi e saperli adoperare. Si possono notare, infatti, nei suoi dipinti, tocchi emotivi di generi diversi, anche discordanti fra loro, ma carichi di contenuti e piccoli segreti accumulati attraverso le sue permanenze nei vari “luoghi” vissuti. Senza ispirarsi alla pittura di qualcuno in particolare, secondo Balistrieri ciascun artista ha qualcosa da trasmettere e, spesso, nei più anonimi si scoprono cose spettacolari ma, quando si parla di ispirazione, non può fare a meno di sottolineare che è il carisma delle persone viventi a scuoterlo maggiormente, che si occupino di arte o di altro. Il movimento della vita gli trasmette il ritmo per dipingere e ama gli artisti che, da uno stato sofferente, riescono a far emergere la dolcezza, perché – sottolinea Balistrieri – «la sofferenza non deve istigare aggressività sulla tela». Naturalmente, parlando di sentimenti e condizioni interiori, si è “toccato” il discorso della responsabilità del pittore nella società, ed evidenziamo la parola “toccato” perché nell’ascoltare questo termine l’artista ha assunto un’espressione confusa e impaurita, marcando quello che è il suo pensiero: «Il pittore non ha responsabilità verso gli altri. Sono questi ultimi a dover trovare il miglior modo possibile di porsi di fronte ad un quadro come attenti osservatori. Ogni grande artista deposita dei misteri che verranno scoperti nel tempo, poco per volta. Spetta all’osservatore scoprirli».

Raccontare Marcello Balistrieri significa, semplicemente, trasportare i suoi pensieri. Ognuno di questi termini è un suo termine, ogni dipinto è un nascere e un morire nell’infinità del nulla, fuori da ogni contesto. Potrebbe sembrare immaginario, ma è realtà, la sua realtà, la sua verità.

Artista, ma anche uomo che vive nell’insofferente cammino diurno, del quale non si sente parte. Così, altalenante, percorre il sentiero notturno da solo, creando la sua vita, annullandosi e ricomponendosi come la sua tecnica, esattamente come i suoi quadri, aspettando l’aurora.

 

Monica Murano

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno I, n. 22, ottobre 2007)

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