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A. XIV, n.150, marzo 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Gli africani e l’Italia:
accoglienza o rifiuto?
Il tema in un incontro
tra i politici e gli autori

di Simona Gerace
La complessa vicenda dell’immigrazione nella cittadina di Rosarno,
presentato un volume come occasione di confronto sull’argomento


Il complesso problema dell’emigrazione, divenuto ancora più attuale nei giorni scorsi con l’approvazione del “pacchetto sicurezza” da parte del senato, ha portato l’amministrazione comunale di Cinquefrondi ad interrogarsi, in un’iniziativa pubblica, sul vero significato di una società multiculturale caratterizzata dalla coesistenza di culture ed etnie diverse. È stato presentato nei giorni scorsi presso la Mediateca comunale “Creazzo” di Cinquefrondi il libro Gli africani salveranno Rosarno (Edizioni terrelibere.org, pp. 104, € 8), scritto da Antonello Mangano e prefato dalla giornalista del Tg5 Valentina Loiero. L’incontro è stato aperto dalla proiezione del video Stissu sangu. Storie più a sud di Tunisi di Francesco Martino e Sebastiano Adornò: seguito dal dibattito e dalla presentazione del volume.

 

Autori e politici a confronto

«Il titolo – ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali del comune, Michele Conia – porta il nome di Rosarno ma potrebbe essere qualsiasi paese. Quest’inverno con Mangano abbiamo costruito un osservatorio sui migranti. Il libro a me ha suscitato due reazioni: riflessioni e vergogna. Il nuovo decreto sicurezza è vergognoso e anticostituzionale, perciò da amministratore e da operatore di diritto quale sono, invito i cittadini a disobbedire. Il libro non parla degli africani ma di noi calabresi e della Piana di Gioia Tauro. Ricorda gli eventi avvenuti il 12 dicembre scorso, eventi verso cui gli stranieri non si sono dimostrati omertosi ma rispettosi della legalità». «L’immigrazione è un problema attuale – ha invece dichiarato il primo cittadino di Cinquefrondi, Alfredo Roselli – purtroppo oggi la legislazione è tale da giungere alla repressione. Io credo che non si possa far perdere la dignità alla persona classificandola come un clandestino, dobbiamo invece promuovere una politica di aggregazione e ospitalità». Poi la parola all’autore, Antonello Mangano. «Il parlamento oggi sta cercando di “rosarnizzare” il resto d’Italia – ha detto – e schiavizzare i lavoratori stranieri. Propongo che questi stranieri organizzino una giornata di sciopero così riusciamo davvero a capire quanto è importante il loro apporto per la nostra economia. Certo, se il parlamento si fosse riunito a Rosarno, non avrebbe mai approvato questo decreto. Inoltre intorno agli africani cominciano a ruotare ingenti cifre di denaro. Ma come vengono spesi i soldi destinati dallo stato e dalla regione nei Pon a favore degli immigrati? Inoltre abbiamo mai pensato che se la legge Bossi-Fini fosse applicata a noi italiani, i lavoratori precari non avrebbero diritto alla carta d’identità?».

«Vedere Rosarno ti cambia la vita – ha invece affermato Valentina Loiero – il gesto degli africani resta unico per l’eccesso di testimonianze contro l’illegalità. Hanno denunciato i soprusi subiti. Ma io mi chiedo: non è ridicolo il razzismo proprio qui in Calabria dato che noi siamo stati emigranti prima di loro? Su quali basi poggiamo una differenza tra italiani e stranieri? La cosa più grave è che noi guardiamo queste persone secondo un’ottica utilitaristica che mira ad ottenere il nostro bene-avere, e non il benessere collettivo».

 

Testimonianza di vita “multietnica” a Riace

«Era il primo luglio 1998 – ha poi testimoniato Domenico Lucano, sindaco di Riace, – quando 300 curdi sono arrivati nel mio paese. Non mi sentivo di respingerli in Libia, poiché noi calabresi siamo abituati per costume ad accogliere l’ospite e li abbiamo sistemati nella parte antica di Riace. L’accoglienza è stata un “moto spontaneo dell’anima”, per dirla con Camilleri. Grazie a queste persone abbiamo sviluppato il turismo e l’economia solidale. Ci siamo arricchiti reciprocamente. Il loro odore per me era l’odore di un’umanità arrivata a Riace per caso, così come per caso sono arrivati i Bronzi. Spesso le amministrazioni comunali basano il loro progetto sulle opere pubbliche – ha concluso – io invece ho preferito essere accogliente e ospitale. Dopo soli cinque giorni dallo sbarco dei curdi a Riace è nata una bellissima bambina. Ci ha riempito il cuore di gioia molto più di come avrebbe potuto fare la creazione di un’opera pubblica».

Infine la proposta dell’assessore Conia di «costruire un ponte tra Riace e Cinquefrondi per seguire con le dovute differenze, l’esempio della cittadina jonica». Poi gli interventi del pubblico: la testimonianza sentita di Edouard, un maestro del Ghana costretto dalla mancanza di lavoro a venire in Italia, del vicesindaco, Fausto Cordiano, e dei molti giovani presenti all’iniziativa.

 

Simona Gerace

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 24, agosto 2009)

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