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A. XIV, n.150, marzo 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Il Premio “Tropea” 2009:
trionfa la sete di cultura,
vince il desiderio di vita,
di frenare Gli anni veloci

di Agata Garofalo
Un’estate all’insegna del dibattito intellettuale, con la presenza dei finalisti
Carmine Abate, Mario Desiati e Paolo Di Stefano ma anche tanti altri ospiti


Chi dice che la cultura non attira il largo pubblico? Chi osa pensare che l’unico modo per ottenere un gran successo di audience sia un palco traboccante di veline e tronisti?

Confessiamo, noi l’avevamo pensato.

Leggendo la scaletta degli ospiti in programma per le tre serate del Premio “Tropea” qualcosa ci diceva che avremmo assistito ad un magnifico ed esclusivo dibattito culturale per pochi eletti, da cui i sani di mente sarebbero fuggiti a gambe levate verso le ripide scalette che da Largo Galluppi, sede della manifestazione, portano alla splendida spiaggetta bianca sottostante, oppure si sarebbero dileguati sommessamente tra i vicoli che dalla piazzetta si dipanano verso la strada principale ancora sfavillante di beni e mercanzie, avventori ed acquirenti.

Nel centro turistico calabrese per eccellenza, nella cittadina dell’abbondanza e della mondanità, si potrebbe ingenuamente pensare che turisti e abitanti siano una massa informe di burattini scalpitanti, ammaliati solo dai ritmi più indiavolati e dalle luci della ribalta.

Eppure credo, ahimè, di non essere l’unica a sottovalutare il potere della cultura e a dimenticare troppo spesso la forte influenza che ha sull’animo umano. Da questo importante appuntamento abbiamo imparato che, soprattutto quando è ben veicolata, la cultura parla direttamente al cuore, non ha bisogno di compromessi né stratagemmi.

Onore e merito, quindi, agli infaticabili “affaticati” (vale a dire gli esponenti dell’Accademia degli affaticati, organizzatori del premio) che hanno creduto con lungimiranza in questo evento, e hanno saputo conquistare e coccolare il pubblico con parole illuminate e pacate, accompagnate da musiche allegre e sapienti.

 

Ricordi delle serate tropeane

Ma cominciamo dalla fine: un emozionatissimo Carmine Abate riceve, nella serata del 5 luglio, il Premio “Tropea”, meritato riconoscimento per la sua ultima fatica edita Mondadori, Gli anni veloci. Trionfa l’amore per la vita, vince “ciò che piace davvero, al di fuori di ogni logica di mercato”, parafrasando le parole della presidente di giuria, la giornalista e scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti. L’amore per la vita del romanzo di Abate vince sull’amore mancato e l’amore imposto raccontati ne Il paese delle spose infelici di Mario Desiati (edito Mondadori), e sulla contrapposizione fra amore violento e amore filiale proposta da Paolo Di Stefano in Nel cuore che ti cerca (edito Rizzoli).

Abbiamo assistito, in queste serate tropeane, ad un aperto e diretto dibattito culturale, in cui le musiche di Sergio Coniglio e della Binghillo Blues Band hanno fatto da sfondo all’intenso susseguirsi di interventi e spunti di riflessione.

Abbiamo visto le sedie della platea costantemente occupate da un attento uditorio di tutte le età. Famiglie, giovani ed anziani si sono lasciati appassionare dalla varietà e dallo spessore dei temi affrontati, gestiti con sapienza da due professionisti della comunicazione: Livia Blasi e Pasqualino Pandullo. Ma non si tratta solo di fredda professionalità. Ciò che veramente ha coinvolto e stregato il pubblico di Tropea è stata la pacatezza, la sensibilità, la semplicità con cui entrambi i giornalisti hanno condotto le serate.

Si può tranquillamente affermare che nessuno dei presenti ha sentito poi tanto la mancanza di ospiti “vip” o star dello spettacolo, che si era inizialmente pensato fossero utili a conferire prestigio e glamour alla manifestazione, e, soprattutto, ad assicurare l’affluenza e la permanenza del pubblico. E invece... che sorpresa: si può fare spettacolo senza scadere nell’ostentazione fine a se stessa, bensì arricchendoci spiritualmente l’un l’altro!

Sono queste le iniziative culturali “di qualità” degne di essere sostenute, come sottolineato dal presidente della Commissione Cultura del Consiglio regionale della Calabria Pietro Giamborino, e da Francesco Mangione, presidente della Spi, azienda calabrese di porte e finestre e main sponsor alla manifestazione.

Tra i momenti più coinvolgenti delle tre serate vale la pena ricordare l’interessante dibattito intessuto da Felice Cimatti (presidente del Corso di laurea in Filosofie e scienze della Comunicazione e della conoscenza presso l’Unical e conduttore di Fahrenheit su RadioRai3), autore del libro Il possibile e il reale. Il sacro dopo la morte di Dio (Codice edizioni), e Pippo Corigliano (portavoce dell’Opus Dei), che ha presentato Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell’Opus Dei (edito Mondadori). I due autori hanno discusso sul significato di parole oggi abusate ma spesso non comprese fino in fondo, cioè le parole in cui racchiudiamo i concetti di “fede” e “sacro”. Il discorso è sconfinato per un attimo anche nella politica, per riflettere sull’ipocrisia della classe dirigente italiana, che rinnega con i fatti i valori che dichiara di professare. Come reagire di fronte a tali nefandezze? Indignarsi o perdonare?

Ampio spazio ha trovato anche la scrittura al femminile, con gli interventi, tra le altre, della giornalista Isabella Marchiolo, autrice del romanzo Un giorno come lei (edito Abramo), e di Paola Bottero, che ha presentato il suo Ius Sanguinis (edito Città del sole) affermando che il silenzio è il vero problema della Calabria.

E allora parliamo, confrontiamoci, ascoltiamo, scriviamo e… leggiamo! Perché «i libri sono la soluzione», citando le parole di un altro ospite d’eccezione, il vicepresidente della Giunta regionale Domenico Cersosimo, che ha incantato il pubblico con la sua passione verso la letteratura e la cultura.

Ricordiamo infine l’intervento dell’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, il quale commenta che in questa società dell’immagine e dell’effimero, che trova la propria conferma in ambito televisivo, i premi letterari rappresentano un importante strumento di promozione culturale.

 

Vento di cambiamenti

Il successo di questo tipo di manifestazioni dimostra che i tempi sono maturi per una rivoluzione profonda del palinsesto televisivo italiano. È evidente che vogliamo e meritiamo di più da quella scatoletta infernale che ci propina quotidianamente varie forme di intrattenimento, ma tutte rigorosamente prive di contenuto. Sono tristemente pochi, infatti, i programmi televisivi volti a stimolare la riflessione ed il dibattito culturale, ancor meno quelle dedicate al settore letterario.

Per il folto numero di spettatori che affollavano ogni sera la piazzetta di Tropea non si è certo trattato di dedicare poche ore ad ammirare in maniera avulsa uno spettacolo estraneo e bislacco, piuttosto di un modo per ritrovare se stessi nel confronto culturale con gli altri. A testimonianza di ciò, l’assedio subìto dal Gazelibro: trionfo della letteratura italiana e calabrese e del bisogno di leggere nello stand ricolmo di libri allestito per le tre serate. Un successo inaspettato visti i dati secondo i quali gli indici di lettura calabresi sono tra i più bassi del Belpaese. Dati del resto contraddetti dalle classifiche di acquisto di libri su internet: la Calabria è ai primi posti tra le regioni italiane! Una dimostrazione che c’è un’innegabile voglia di cambiamento, di rallentare i ritmi frenetici in cui siamo abituati a vivere per riscoprire il piacere di fermarci a riflettere di fronte ad un libro, alla televisione o ad un palcoscenico.

 

Agata Garofalo

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 23, luglio 2009)

 

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