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Home Page (a cura di Tiziana Selvaggi) . ANNO I, n° 0 - Agosto 2007

Zoom immagine Terrorismo, trame
ed inseguimenti:
giallo al Diavolezza

di Federica D'Amico
Nel nuovo titolo edito da LucidaMente
si fondono attualità, azione e fantasy,
per una avventura carica di suspense


In fondo ad un burrone tra i monti dell’Alta Engadina riposa il corpo senza vita di un uomo. Tra gli indumenti sporchi di sangue si cela un quadratino rosso ed una scheda magnetica. Una giovane coppia di sposi trova il cadavere e dà l’allarme. Caso o destino? Coinvolti in una serie di inseguimenti ed intrighi, da quel momento le vite dei due non saranno più quelle di prima.

In poche righe potrebbe essere questa la trama dell’opera prima di Giovanni Nebuloni, La polvere eterna (Introduzione di Rino Tripodi, Edizioni di LucidaMente, pp. 226, € 16,00).

Ma, già dalle prime pagine, è evidente quanto il valore di quest’opera, per le tematiche affrontate e lo stile di scrittura, non possa ridursi ad una semplice trama da romanzo d’avventura.

Rino Tripodi, nell’introdurre il libro, ha giustamente incontrato non poche difficoltà nel definirne il genere letterario di appartenenza: spy story o giallo? Romanzo a sfondo esoterico, o forte critica alle politiche internazionali?

Probabilmente tutto questo, ma di sicuro molto altro ancora.

Giovanni Nebuloni ha accettato, come pochi altri autori in Italia, una sfida, quella lanciata in un panorama letterario più vasto da Dan Brown con l’acclamato Il Codice da Vinci e dal proselito di suoi aspiranti successori.

Ma Nebuloni è riuscito ad andare anche oltre questi scenari narrativi, riprendendo una tradizione che nel nostro paese trova tra i suoi nomi più autorevoli Eco, Camilleri e Sciascia, e producendo duecento pagine in cui cronaca, attualità e cultura si intrecciano perché sapientemente romanzate.

D’altra parte, ed è quanto Tripodi scrive riportando una dichiarazione dell’autore, questo libro vuole essere «un romanzo da bere», cioè facilmente fruibile, senza però mancare di sperimentazione, innovazioni ed originalità.

 

La trama: un intricato groviglio di vicende parallele raccontate a ritmo serrato

Saul Veil, amministratore delegato della Marketing & Banking , società che si occupa di transazioni e custodia di denaro, muore schiantandosi tra le rocce sul monte Bernina, nel Parco nazionale svizzero.

Diana Elbema, ventinovenne di origini romene, e suo marito Giorgio Restelli, corrispondente per il Corriere della sera, rinvengono casualmente il corpo durante una escursione.

Nebuloni ce lo presenta in un’agghiacciante immagine così come Diana lo vede: una «bandiera al vento sostenuta soltanto dall’ariete di pietra che come una trivella gli aveva scavato il tronco».

Ma qualcosa si nasconde tra i grumi di sangue: una piccola scheda magnetica, all’apparenza una scheda telefonica, su cui è applicato un quadratino rosso.

Diana, curiosa, non esita a prelevarli dal corpo portandoli via con sé. Contemporaneamente, poco distante, al rifugio Diavolezza, quattro uomini discutono di una sparizione anomala. Quella di Saul Veil. Sono guardie private di Vaduz, Liechtenstein.

E sempre negli stessi istanti Omar Hamad, alias Richard Parker, alias Stephen Nicholson, detto anche “il glabro”, discute con i suoi uomini. Stanno progettando il prossimo attentato. È il terrorismo internazionale delle armi chimiche e dell’uso insano delle più moderne tecnologie.

Cosa lega Saul Veil a questi criminali? E, soprattutto, cosa sono i due oggetti ritrovati sul cadavere da Diana?

Grazie all’aiuto di Luca e Sergio, colleghi di Giorgio, la scoperta di un enigmatico messaggio contenuto nella scheda: «Follow L. Durrell and kill your self», «Segui L. Durrell e ucciditi».

Un nuovo enigma: che significato hanno queste parole? Chi è L. Durrell? E a chi sono rivolte?

Inizia a questo punto per Diana e Giorgio un lungo viaggio che dalla Svizzera li porterà in Provenza sulle tracce di L. Durrell, ovvero lo scrittore Lawrence George Durrell, ormai stabilitosi proprio in quella regione. Ma non saranno da soli. Mentre i piani di altri attacchi terroristici si attuano, Antonio Barnasco, responsabile della sicurezza della Marketing & Banking, vuole assolutamente ritrovare Diana e Giorgio. È così che i due saranno sedati e rapiti dalle due agenti Tania e Jasmine, finché, giunti in Provenza sulle tracce di Durrell e grazie alle visioni della mistica Sofia, non incontreranno Constance, ex moglie di Saul Veil…

Molto altro avviene negli incastri spazio-temporali tra una vicenda e l’altra al punto che sarebbe impossibile riportare per intero un simile intricato gioco di macchinazioni, inseguimenti e passati sepolti, raccontati al ritmo serrato di azioni frenetiche e di scene che si sovrappongono, proseguono l’una nell’altra o, addirittura, d’improvviso vengono interrotte, mantenendo così viva l’attenzione del lettore fino all’imprevisto scioglimento finale.

 

I personaggi femminili: «quante donne sole sotto a un burka»

Pur se i personaggi maschili non mancano, quello di Nebuloni è sicuramente un universo tutto al femminile, in cui vere protagoniste sono le donne.

Sono donne molto diverse tra loro, per nazionalità, cultura, desideri e valori.

Eppure le accomuna la forza d’animo, la capacità di continuare a lottare anche in situazioni quasi sempre sull’orlo del disastro.

A partire dalla vera protagonista del romanzo.

Quando la coppia viene presentata sono “Diana e Giorgio”, non “Giorgio e Diana”.

Lei è giovane, ma il suo passato è più lungo e complicato di quanto ella stessa sia a conoscenza. Inquietante in quei momenti in cui da bambina incosciente diventa donna, in cui urge, spesso con dolore, il desiderio di maternità, Diana subisce una metamorfosi, o si tratta forse soltanto dell’epifania di uno spirito guerriero fino ad allora in lei assopito, quando, presa in mano la pistola del marito, si trasforma in gelido killer uccidendo uno, due… cinque persone. E contenta dei colpi andati a segno condividerà la propria gioia con Bingo Bongo, il fidato braccio destro peluche.

Ma le donne di Nebuloni sono anche la sensuale agente Jasmine, una sorta di Lara Croft, e la temeraria e mascolina Tania Acmatova, vere esecutrici di truci assassinii, ricatti e rapimenti degni di una Charlie’s Angels, episodi di violenza in cui Antonio Barnasco figura soltanto come mandante.

E ancora, testimone di tanta forza e volontà è Constance, ex moglie del defunto Saul Veil. Nel bar di Place Jaures è lei a decidere luoghi e tempi di un fugace rapporto d’amore con uno sconosciuto. E, nello stesso bar, poco dopo, pur discutendo di affari molto seri, tra Diana e Constance si instaura una complicità tutta femminile tale da trasformare la conversazione in un

tête-â-tête in cui Giorgio diventa quasi un terzo incomodo. Diana e Constance rappresentano due realtà molto distanti: la prima quasi la piccola dimensione di una realtà familiare protetta, un nido, il mondo della tradizione e la dimensione del ricordo; la seconda, al contrario, la realtà di una donna matura e voluttuosa, più prossima alla fine che alla felicità della giovinezza.

Ma anche due personaggi secondari meritano altrettanto interesse, perché così ben dipinti: sono Fatima e Sofia.

La prima, segregata dietro ad un pesante burka nero, vive nella solitudine di una casa frequentata da soli uomini in cui il suo unico compito è preparare lauti pasti per Omar Hamad ed i suoi uomini. Pena la morte.

E vive, soprattutto, nella solitudine del burka, dietro cui nasconde se stessa, un intero mondo. Una prigione in cui si trova costretta a vivere, ed in cui il vivere, col passare del tempo, non sembra più essere una prigionia.

È, però, nella sua ultima apparizione che il personaggio di Fatima raggiunge tutto il suo splendore. Smesso quell’abito di solitudine esplode in tutta la sua grandezza la donna che è in lei: poliglotta ed estremamente educata, Fatima è libera dalla sua prigione soltanto attraverso le parole che ora, in decine di lingue, può far volare direttamente al suo interlocutore, ancora una donna, senza che la voce incontri l’ostacolo del burka.

Non a caso l’opera di Nebuloni si inserisce nella collana La scacchiera di Babele, quasi un rimando implicito al noto episodio biblico.

E poi c’è Sofia, donna, madre e divinatrice. Anche lei vive in una prigione, la propria terra, la Romania, con la sua storia travagliata ed i suoi figli vittime degli scontri con il potere politico.

Quando apprenderà di potersi finalmente trasferire in Svizzera sarà questa la più grande gioia, la promessa di una nuova vita.

Ma la caratteristica per cui il lettore ricorderà Sofia è in realtà la sua arte divinatoria. La dimensione esoterica, infatti, arricchisce la narrazione conferendo alla vicenda un’aura mistica che, molto spesso, sfocia in lunghe riflessioni su Dio, o meglio, sulla divinità comunque intesa.

Esoterismo e religione, credenze popolari e inneggiamenti alla fede, a Dio, Allah, Jahweh, Visnu o Shiva, Brahama, Buddha o Om, questi i molti nomi di una divinità cui affidarsi ed in nome della quale compiere anche azioni sconsiderate. Una divinità che nelle parole di Luca, in una ipotesi estrema, diventa la formula einsteiniana “E=mc²”, la trinità, dove Padre e Figlio, necessariamente indivisibili, creano e sono custodi dello Spirito Santo, l’energia che tutto anima.

Tanta “licenza religiosa” di poter così denominare e identificare Dio trova anche conferma nei ripetuti momenti in cui Nebuloni afferma la necessità, ormai, di un culto e di una fede privati, liberi dal condizionamento delle istituzioni ecclesiastiche. Una libertà in cui il matrimonio, laico o religioso, al quale la società moderna sta lentamente sottraendo valore, acquista nuova importanza se celebrato non di fronte ad un ministro, di dio o dello stato, ma soltanto nel privato dell’amore della coppia.

Accanto a questa dimensione laica della fede cristiana una dimensione fortemente opposta, per l’appunto quella di un misticismo lontano dai canoni dell’ortodossia cristiana.

Parliamo del “promesso” riferimento al Santo Graal, in realtà poco coinvolto nella vicenda, ma pur sempre di sangue si parla. Si tratta del sangue di santa Sara, protettrice degli zingari, che Constance, in preda ad uno dei suoi momenti estatici, facilmente interpretabili come pièce teatrali, sull’altare della chiesa Sainte Marie de la Mer, rinviene sull’icona della santa le cui spoglie sono lì custodite. È il secondo enigma che Diana e Giorgio devono risolvere: il quadratino rosso ritrovato sul corpo di Saul Veil insieme alla scheda magnetica. Si tratta certamente di un sangue sacro, reale, di donna, come alcune leggende suppongono sia il sangue contenuto nel Graal. Ma Nebuloni è lontano dal voler emulare il già citato Dan Brown, e il riferimento al sangue reale diventa soltanto pretesto per il groviglio di inseguimenti e sparatorie che costituiscono la macrosequenza narrativa centrale.

 

La grande attualità di un romanzo dal genere indefinibile

Certamente la grande attualità di Nebuloni non si riduce soltanto a questa attenta analisi del multiforme universo femminile.

Quanto, infatti, l’attentato alle Twin Towers e il terrorismo internazionale hanno avuto risvolti sulla produzione letteraria degli ultimi anni?

Gli scaffali delle librerie sono effettivi testimoni di tale aumentato interesse per le problematiche e le politiche internazionali.

Ed anche nello scrittore milanese emerge il forte desiderio di non dimenticare la memoria storica dell’umanità intera, le guerre in Medio Oriente e in Romania, la continua minaccia, spesso una vera forma di violenza psicologica, delle armi di distruzione di massa, il terrorismo internazionale.

Senza puntare un dito accusatore verso l’una o l’altra fazione, l’autore vuole soltanto raccontare, inserendola in una vicenda mai realmente accaduta, quella che coinvolge Diana e Giorgio nella morte di Saul Veil, la storia di cui tutti noi, tra decenni, potremo dire d’essere stati testimoni.

È la storia dell’ex presidente romeno Nicolae Ceauşescu, della sua polizia politica, la Securitate, e di una intera nazione raccontata attraverso il nebbioso passato di Diana, emigrata in Italia da un paese in disfacimento. Ma è anche la storia del terrorismo internazionale e della minaccia delle armi batteriologiche. Attente e particolareggiate sono, infatti, le descrizioni degli attentati (ad esempio quello alla diga Maloja), in cui abbondano tecnicismi presi in prestito dalla chimica ma anche dall’ingegneria e dalle telecomunicazioni, evidenziando l’importanza data da Nebuloni ad un problema che è presente nella quotidianità di tutti i paesi del mondo, anche nella neutrale Svizzera. Una rete capillare, quella del terrorismo, che silenziosa si dirama non nei bassifondi delle grandi metropoli, ma alla luce del sole in impensati paesini di montagna. Ecco il motivo per cui il mondo della criminalità, accanto alla tecnologia, continua a servirsi dei più antichi mezzi di comunicazione: semplici ed insospettabili piccioni viaggiatori.

Si sente infine, sullo sfondo della vicenda, una vena critica nei confronti di quel capitalismo tipicamente occidentale, se non addirittura made in Usa, al dio “Mammona”, il “dio denaro”, quando a proposito della M&B si dirà che l’azienda, proprietaria non di beni materiali ma di denaro con cui è possibile ottenere qualsiasi cosa, è in realtà padrona del mondo intero, di tutto quanto sia acquistabile o vendibile. Ovvero: il denaro è in grado di manipolare e comprare qualsiasi cosa. Anche gli uomini. E il terrorismo islamico lo dimostra quotidianamente.

 

Un mondo aperto al confronto ed alle contaminazioni etniche

Quanto, poi, non manca ne La polvere eterna sono certamente i rimandi extratestuali.

Ciascun capitolo, ad esempio, si apre con una citazione da un’opera shakespeariana, in alcuni casi una sorta di incipit o di introduzione a quanto si sta per leggere.

Incastrata tra le particolareggiate descrizioni naturalistiche delle vette al confine tra Italia e Svizzera, una citazione cinematografica degna di nota: il film muto del 1929 La tragedia di Pizzo Palù, per la regia congiunta di Arnold Fanck e Georg Wilhelm Pabst.

Il riferimento, ovviamente, non è casuale. La vicenda narrata nella pellicola, infatti, è ambientata su una delle vette del monte Bernina, il Pizzo Palù per l’appunto, il medesimo monte su cui viene ritrovato il corpo di Saul Veil, e il rifugio Diavolezza, attorno al quale ruota un’antica leggenda, è lo stesso rifugio in cui si trovano sia Diana e Giorgio che Leni Riefenstahl e Gustav Petersen, i due attori protagonisti della pellicola.

L’autore, inoltre, non tralascia neanche le notazioni musicali. Si tratta di citazioni, per altro, funzionali alla narrazione (ad esempio la ninna nanna in romeno cantata da Diana, altro modo della ragazza per preservare dal tempo la memoria di sé e delle sue radici) ma, soprattutto, sono rimandi strettamente collegati alle tematiche che si muovono sullo sfondo della vicenda narrata: non a caso autrice di un brano musicale citato è la cantante israeliana Noa, il cui successo è venuto prima ancora che nel paese d’origine, negli Usa, sottolineando come, anche attraverso la musica, sia possibile trovare un punto di incontro tra Oriente e Occidente.

Tematica, questa del rapporto tra due realtà così profondamente distanti, molto cara anche a Lawrence George Durrell. È di gran lunga questa la citazione più importante, per la ricercatezza e l’ampio spazio dedicatole.

Justine, Balthazar, Mountolive, Clea, sono i titoli dei romanzi componenti il Quartetto d’Alessandria, l'opera più famosa dello scrittore angloindiano a cui Nebuloni dedica una lunga dissertazione. Scritta tra il 1957 e il 1960, negli intenti di questa opera il motivo della scelta di Nebuloni di ricordare un autore oggi così poco conosciuto, al punto che i suoi scritti non sono stati editi in Italia per circa venti anni.

Il Quartetto, infatti, non soltanto narra la medesima vicenda raccontata da quattro punti di vista diversi, quelli dei personaggi che danno il titolo a ciascun romanzo, ma è soprattutto ambientato ad Alessandria d’Egitto, punto di incontro, geografico e culturale, tra quelle due realtà, Est ed Ovest, per Durrell non scindibili né opponibili.

Inoltre la costruzione dell’opera di Durrell si fonda essenzialmente sulla ripresa di tematiche dalla psicanalisi freudiana quali la personalità multipla e i casi di scissione dell’Io. Egli le fa proprie al fine di costruire realtà relative in base a ciascun punto di vista, memore anche della teoria einsteiniana della relatività, di cui lo stesso Nebuloni si “serve”. E, tra l’altro, lo stesso Durrell visse non una ma molteplici esistenze: fu, infatti, un pianista jazz ma anche un agente dell’Intelligence britannica durante la Seconda guerra mondiale, oltre che scrittore freelance e direttore del British Council in Argentina, dividendo quindi la sua carriera e la vita privata tra una parte e l’altra del globo. Un uomo eclettico, così come lo sono i personaggi di Nebuloni: dalla metamorfosi di Diana ai molti nomi ed identità dietro cui si nasconde Omar Hamad.

Citare Durrell, quindi, non è stato casuale. Il filo conduttore tra i due autori sta proprio nel voler conferire un nuovo volto al vicino Oriente, oggi tratteggiato dai media come un “altro” minaccioso e barbarico ma in realtà, almeno secondo Durrell, una sorta di “fondamento” per il mondo occidentale.

E la citazione che meglio racchiude il senso di questo incastro di mondi e punti di vista viene dal Riccardo II di Shakespeare: «Così io recito con la mia persona la parte di molti, nessuno contento di sé».

 

Federica D’Amico

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno I, agosto 2007)

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