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A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Denunciare gli irregolari.
La norma non passa ma,
pur non approvata, già
produceva le sue vittime

di Paola Mazza
Vince l’opposizione della società civile. Ma, nel frattempo, alcuni dei migranti
evitavano le cure e, ante litteram, c’era già chi li “segnalava” senza ragione


Intanto che ronde e prolungamento del trattenimento nei Cie tornano, nuovamente, nel cosiddetto “Pacchetto sicurezza”, fortunatamente scompare la ormai nota norma in tema di sanità. Ma, purtroppo, pur non ancora approvata, già aveva dato i suoi terribili frutti. Si trattava dell’intenzione di abrogare l’articolo del Testo unico sull’immigrazione che dispone il divieto da parte dei medici di denunciare le persone prive di regolari documenti. Questo prevede, infatti, che «l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».

 

Gli effetti prematuri della legge

Mentre il provvedimento era ancora in fase di discussione, le sue conseguenze già si facevano sentire. Da una parte gli immigrati irregolari, impauriti dalle voci su possibili espulsioni, avevano timore a recarsi presso i servizi sociosanitari. Dall’altra, il personale ospedaliero e alcuni medici – nonostante la legge lo impedisse – si sentivano autorizzati e spinti a segnalare i pazienti che non erano in regola con i documenti necessari all’identificazione. 

Alcune notizie sono arrivate, seppure con grande difficoltà (scarsissima infatti la rilevanza mediatica che vi è stata data) dalla Lombardia e dal Veneto.

Brescia: un senegalese è stato denunciato mentre si trovava al pronto soccorso presso cui si era recato a causa di un mal di denti. Dopo aver tentato, spinto dal timore dell’espulsione, di evitare di rivolgersi ad una struttura sanitaria, alla fine ha trovato conferma delle sue paure. Non si sa chi lo abbia denunciato, fatto sta che è stato portato in questura.

Ancora – e chissà quanti sono i casi di “medicina fai da te” che sono rimasti sconosciuti – Pavia: boliviano di 21 anni in rianimazione perché, temendo la denuncia, ha preferito cercare di curare da solo una ferita piuttosto che recarsi presso un centro medico.

E poi, Conegliano Veneto, Treviso: ventenne nigeriana che si è recata in ospedale viene denunciata, e questa volta da un medico.

Conferme dunque dell’estrema pericolosità che un simile provvedimento aveva per gli uomini e le donne migranti privati così del fondamentale diritto alla salute, contro cui anche l’Ordine dei medici aveva preso posizione esprimendo la sua preoccupazione.

Ricordiamo, tra gli altri noti avvenimenti, quello di Kante Katadiatou, la donna della Costa d’Avorio che, il mese scorso, si era recata presso l’ospedale “Fatebenefratelli” di Napoli. Vi era andata per partorire ma le è stato portato via il figlio, che ha potuto rivedere solo dopo undici giorni, ed è stata denunciata a causa della sua condizione di irregolare.

Drammatica poi la vicenda della donna nigeriana, morta di Tbc (malattia tra l’altro altamente infettiva). Anch’essa, malata da diverso tempo, aveva avuto timore a recarsi presso i servizi sanitari per ricevere l’adeguata assistenza.

 

Le reazioni dei medici e della società civile

Numerose si sono rivelate le reazioni e le iniziative delle organizzazioni dei medici, degli immigrati, delle reti e associazioni antirazziste, nonché della società civile (oltre l’opposizione perfino del presidente della Camera e di molti parlamentari del Pdl). Tra le manifestazioni, quella organizzata il 17 marzo scorso da Medici senza frontiere (Msf), dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e dall’Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), il “Noi non segnaliamo day”. Una mobilitazione nazionale che, distribuita in venti città italiane, si è posta appunto contro la possibilità di segnalazione, da parte dei medici, degli immigrati senza permesso di soggiorno.

Mobilitazioni di solidarietà a Kante Katadiatou non sono mancate. Come quella di giovedì 2 aprile a Napoli davanti all’ospedale protagonista della triste vicenda, o il presidio che si è svolto il giorno successivo nella capitale. E anche Conegliano, il 22 aprile scorso, ha visto un presidio contro l’approvazione del provvedimento.

Dunque molteplici sono state le prese di posizione e le iniziative dei medici e delle diverse organizzazioni che hanno deciso di esporsi pubblicamente al fine di cercare di arginare questo evidente pericolo e che hanno avuto il merito di portare all’attenzione l’importante questione.

 

L’importanza della diffusione delle informazioni.

Alcune strutture sanitarie come l’Ospedale San Gallicano a Roma, il quale offre dei servizi specificatamente rivolti ai pazienti di origine straniera, hanno evidenziato un dato emblematico. Se nei primi giorni in cui di tale provvedimento si è iniziato a parlare, si è verificato un notevole calo delle richieste di prestazioni sanitarie da parte degli irregolari, questo dato si è subito contenuto in seguito al lavoro comunicativo portato avanti dalla struttura ospedaliera stessa.

Probabilmente dunque il versante della diffusione delle informazioni fra i migranti rimane uno degli elementi che più appare problematico.

Informazioni volte all’allargamento della consapevolezza che, fermo restando la struttura della legge attuale, non ha ragione di esistere alcun timore nell’usufruire del diritto elementare dell’assistenza sanitaria. Informazioni sul fatto che tale provvedimento, che tanto ha fatto temere, fortunatamente è stato scartato, per ridurre le dannose conseguenze che la norma, nonostante fosse ancora in fase di discussione, ha già tristemente dimostrato.

 

Paola Mazza

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 20, aprile 2009)

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