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A. XIV, n. 156, settembre 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Educazione alla legalità:
per potere combattere
il fenomeno criminalità
unica via la prevenzione

di Margherita Amatruda
Presentato nel Liceo di Luzzi il testo Faide pubblicato da Klipper edizioni,
dalla voce degli autori un invito ad essere uniti contro la cultura mafiosa


Gli alunni del Liceo classico di Luzzi a scuola di legalità.

Lo scorso 11 marzo, nell’ambito del progetto “Percorso sulla legalità” promosso dalla scuola luzzese, è stato presentato il libro Faide (Klipper edizioni) di Arcangelo Badolati, caposervizio del quotidiano Gazzetta del Sud; Antonello Lupis, responsabile, per la locride della medesima Gazzetta e Attilio Sabato, direttore responsabile dell’emittente televisiva Teleuropa Network. All’incontro oltre a due degli autori, Badolati e Sabato, hanno preso parte: Demetrio De Angelis, dirigente scolastico dell’istituto; Manfredo Tedesco, sindaco del Comune di Luzzi; Nicola Penta, coordinatore dell’Ufficio scolastico provinciale; Antonio Santagata, già dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale e Alberto Liguori, presidente del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro. A moderare il dibattito Michele Sapia, vicepreside dell’istituto.

Dalla discussione è emersa la necessità di una vera e propria educazione alla legalità rivolta ai ragazzi e atta a contrastare la cultura ’ndranghetista.

 

Il pensiero mafioso

Filo conduttore degli interventi è stato che la ’ndrangheta oggi si combatte contrastando il “pensiero mafioso”. Da qui il bisogno di un percorso formativo che educhi alla legalità, ma che non si proponga come una mera adesione alla norma. Le proposte si sono orientate soprattutto verso un’analisi di quelli che sono i punti che producono terreno fertile per la cultura ’ndranghetista, primo tra tutti il disagio giovanile. È verso i giovani che l’attenzione, di chi vuole combattere la cultura mafiosa, deve indirizzarsi, imparando a volere scuole che riconoscano i meriti, imparando a costruire per i ragazzi un futuro con reali prospettive di lavoro, un lavoro che abbia il sapore della dignità.

Particolarmente ci ha colpito l’intervento di Badolati, il quale ha prima di tutto voluto spiegare ai ragazzi, quello che questo fenomeno criminale è stato e quello che oggi è, passando dal furto di bestiame fino ad arrivare all’associazione criminosa con interessi economici ormai sparsi in tutto il mondo. Si è poi soffermato con particolare forza sull’elemento faida, che è l’argomento del libro presentato, un aspetto estremamente violento del fenomeno mafioso, trattandosi di una «guerra tra famiglie», violento anche perché, come ha voluto sottolineare Badolati, «la faida è alimentata da un odio inarrestabile», un odio che non si ferma di fronte a nulla e che ha come unico obiettivo la completa, la totale distruzione dell’altra fazione. Il giornalista ha voluto poi ribadire ai ragazzi la necessità di riconoscere la ’ndrangheta per quello che è e non per come troppo spesso è stata descritta: «La ’ndrangheta non è un’associazione di benefattori, dimenticate la romantica storia dei tre briganti, la ’ndrangheta non è un’associazione di eroi, la ’ndrangheta è un’associazione di assassini che vi ruba la libertà». Ha fatto poi seguito, nelle parole del giornalista della Gazzetta del Sud, l’invito alla ribellione verso questa cattiva cultura e questo modo di pensare, l’appello a «fare squadra per estirpare questa mala pianta».

 

Il caso San Luca

Di rilievo anche l’intervento dell’altro autore presente, Attilio Sabato, che ha voluto richiamare l’attenzione sul caso San Luca, il piccolo comune in provincia di Reggio Calabria che diede i natali a Corrado Alvaro, e che è salito all’attenzione della cronaca nel 2007 in seguito alla strage di Duisburg, in Germania, nella quale furono uccise sei persone nell’ambito di una faida che va avanti ormai da molti anni tra le famiglie dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari.

Sabato ha descritto con fermezza la realtà di un piccolo paese vittima proprio di quella cultura mafiosa, un paese dove «non c’è niente, non c’è una scuola, non c’è una biblioteca, non si trova un medico disposto a fare il servizio di guardia medica, a San Luca non c’è niente, c’è la mortificazione dei diritti, c’è un silenzio assordante». Un caso emblematico questo paese alle falde del massiccio dell’Aspromonte, dove la mafia «esercita un potere che gli deriva anche da uno stato assente, inefficiente, inadeguato».

Questo è il percorso alla legalità che viene proposto, una strada che porta a liberare la nostra terra dalla gestione altrui.

Una strada sulla quale i calabresi onesti possano camminare con la schiena dritta.

 

Margherita Amatruda

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 20, aprile 2009)

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