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Direttore responsabile: Fulvio Mazza
A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

“Master di redattore”:
ecco l’ultimo incontro,
sintesi di una giornata
tra peripezie e risultati

di Elisa Calabrò
Resoconto semiserio della lezione conclusiva della 4a edizione
del corso organizzato da “la Bottega editoriale”: tutti promossi?!


Partenza ore 9:30 da Barcellona Pozzo di Gotto, arrivo ore 14:25 a Castiglione cosentino.

Una “faticaccia”: treni in ritardo, corse tra i binari per non perdere il regionale, salto il pranzo ed arrivo giusto in tempo per raggiungere Rende in macchina con Annalisa Pontieri e Luciana Rossi; rispettivamente il vero “numero uno” di Bottega e la tutor romana della scuola.

Una mattinata rocambolesca, ma ne è valsa la pena.

Sono “corsista/stagista on line”, un ibrido tra l’allieva che prende appunti sul taccuino e una cyborg dell’editoria (i miei polpastrelli sono ormai plasmati sui tasti del pc portatile e l’orecchio è un tutt’uno con il telefono…).

Mi ero ripromessa però di partecipare più spesso alle lezioni organizzate per i corsisti, quelli “veri”, presenti ad ogni incontro (o quasi…). Avrei voluto infatti seguire insieme alla classe le varie fasi di apprendimento ed avere così degli interlocutori per confrontarmi sulle conoscenze apprese passo passo.

Avrei voluto… Ma correndo nel sottopassaggio della stazione di Paola mi ripeto ancora una volta che ho fatto proprio bene a seguire tutto il corso da casa… Avrò perso in “umanità”, ma ne ho guadagnato in salute!

Visto che però mi è rimasta un po’ la voglia di vedere come funziona una classe di aspiranti redattori editoriali ho deciso appunto di essere presente all’ultima lezione.

 

Dalla prima… all’ultima

C’ero alla prima, alla Biblioteca civica di Cosenza.

Quando arrivai (tardi, neanche a dirlo, visto che l’Intercity su cui viaggiavo aveva “appena” 80 minuti di ritardo) nella sala della biblioteca, in cui si stavano svolgendo le presentazioni, rimasi piacevolmente stupita dal fatto che i corsisti erano veramente tanti, provenienti da carriere (universitarie e lavorative) differenti, di età diverse; un piccolo mondo eterogeneo che voleva acquisire gli strumenti tecnici per fare di una passione un lavoro. Eh sì, di passione si tratta. Bazzico nell’ambiente dell’editoria da un bel po’ di anni (sempre da studentessa o stagista, ovviamente!) e con il tempo mi sono convinta che chi vuole fare questo mestiere è animato da vera passione (un po’ come gli artisti) altrimenti non si spiega l’accanimento per conquistare una posizione professionale che solitamente non assicura compensi da Paperone, richiede altissime competenze e conoscenze a trecentosessanta gradi e la pazienza e il modo di saper trattare con gli autori (altra “specie” assai particolare).

Insomma, la sala della Civica di quel pomeriggio del 20 ottobre scorso mi ha investita di grande energia, per cui ero ancora più curiosa di vedere se tutti quei visi interessati erano sopravvissuti alle lezioni del corso e ai “tormenti” del grande capo…

 

Gruppo classe

L’ultima lezione è meno affollata della prima, mancano un po’ di persone e mi chiedo, mentre osservo gli altri seduti a chiacchierare come una vera classe all’ultimo giorno di scuola, dove saranno finiti? In effetti a remare contro ci si sono messi la durata del corso (un po’ più lunga dell’usuale rispetto a corsi di tal fatta) e il maltempo atmosferico assai bizzoso da meritarsi i titoli di telegiornale.

Metto via la mia fantasia da thriller ed il pezzo di focaccia: siamo pronti per entrare in biblioteca.

Scherzando, Annalisa mi dice che questa è un po’ una “piccola Svizzera” e davvero lo sembra: la Biblioteca di area umanistica che siglata suona come Bau è una struttura modernissima, grandi vetrate da cui si vedono le montagne innevate e noi, perfetti aspiranti redattori, seri e compassati…

Il gruppo classe sarà meno folto dell’inizio, ma certo non ha perso la verve che avevo indovinato il primo giorno.

Si inizia con la descrizione della biblioteca da parte della responsabile dei servizi multimediali Teresa Trocino, poi giretto esplorativo delle sale e infine ci tuffiamo nell’ultima lezione vera e propria.

Fulvio Mazza (il “grande capo”) si alza – mentre si sbraccia e gesticola penso: «Quest’uomo non riesce proprio a stare quieto, è comprensibile che gli studenti scalpitano e parlano tutti insieme!» – parla di riviste scientifiche, “massacra” un giornalino locale, poi…  pausa ed ecco che salta fuori un vero “fuoriclasse” a sottolineare – “ahiahiahi” dott. Mazza! – che nella rivista usata per esempio c’erano ben due, dico due, errori di editing!

Si rientra per analizzare qualche pubblicità, la partecipazione è forte, attenta (anche se c’è chi, nelle ultime file, ha la faccia un po’ perplessa), tanto che il responsabile del front-office della biblioteca ogni tanto fa capolino dalla porta, quasi a voler dire: «Ma questa è una lezione o una tribuna politica?!»

C’è chi si occupa di musica, chi è già entrato per altre vie nell’editoria, chi studia latino e greco e chi i libri li vende e forse proprio per questo vuole capirne un po’ di più. Eccoli tutti intenti a dare i voti ai loro professori e all’organizzazione e la struttura del corso. Sbircio un po’, ma non troppo e scopro che Monica Murano, l’altra tutor, è stata promossa a pieni voti, ma di questo eravamo certi!

Che siano promossi tutti i corsisti, invece, non ne siamo affatto sicuri. La severità del tandem “Mazza/Pontieri” ci induce a pensarla in tal senso…

Lacrimucce non ne scendono ma c’è voglia di restare insieme ancora un po’, e quindi altro giro di gruppo nella nuova e moderna libreria – con annesso bar – “Edison Book store” che ha sostituito la tradizionale Libreria Luim, sosta davanti all’uscita, appuntamenti da fissare e arrivederci a più tardi, alla “pizzata” di fine corso.

 

Sedimentare le conoscenze per guardare al futuro

Non è facile inserirsi in questo settore, lavorare in una casa editrice, in un ufficio stampa, in un’agenzia, è per questo che bisogna perseverare: acquisire competenze altissime e continuare ad aggiornarsi, non aver paura di scommettere su se stessi e sperimentarsi anche in ruoli non previsti per i quali non ci sentiamo affatto adatti (come scrivere un articolo semiserio…) .

Un master come questo organizzato da “la Bottega editoriale” può sicuramente aiutare a conoscere l’ambiente, a “corazzarsi” per lavorare al meglio come redattore; ma serve poi mantenere viva e attiva la passione, la curiosità e fare anche qualche piccolo “sacrificio” se si vuole davvero far parte degli artigiani del libro.

Quasi con una metafora studiata, le lezioni sono iniziate in un luogo di cultura antico: la Biblioteca civica di Cosenza, per chiudersi nella modernissima Biblioteca di area umanistica dell’Università della Calabria. Un percorso simbolico per accompagnare i giovani aspiranti redattori da un passato fatto di conoscenze preziose verso un futuro tecnologizzato che però ha sempre bisogno dell’occhio vigile del redattore (l’idea di questa metafora me l’ha data in realtà il dott. Mazza, ma siccome siamo tra di noi… ve lo rivelo!!).

 

Elisa Calabrò

 

(www.bottegascriptamanent.it, Anno III , n.19, marzo 2009)

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