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A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

L’Associazione italiana
di Storia orale a Padova
parla di come è cambiato
il lavoro nelle sue forme

di Francesca Rinaldi
“Una memoria fondata sul lavoro” è questo il secondo convegno dell’Aiso
sul mondo operaio delle fabbriche ma anche sulle nuove forme di lavoro


L’Associazione italiana di Storia orale (Aiso) annuncia il suo secondo convegno. Si terrà a Padova nelle giornate del 14 e 15 maggio prossimi e avrà come titolo “Una memoria fondata sul lavoro”.

L’intenzione è quella di affrontare il tema del lavoro da una prospettiva diversa rispetto a quella utilizzata finora. La storia del lavoro è stata spesso presentata secondo una linea di sviluppo in una sola direzione partendo dal paradigma del fordismo e della modernizzazione e si è troppo spesso fatto ricorso soltanto alle categorie della fabbrica, del lavoro artigianale, a domicilio e a tempo indeterminato, trascurando in tal modo ampi settori di attività costruiti sulle piccole aziende e sulle iniziative familiari. Questi ultimi settori sono stati messi fortemente in crisi negli anni Sessanta e Settanta fino ad arrivare ad una loro ripresa in tempi relativamente recenti entro una strategia di ricomposizione capitalistica basata sulla società dell’informazione e della flessibilità della produzione, dovuta alla globalizzazione dei mercati e alla deregolamentazione economica e sociale.

Ampi settori sono cresciuti dominati dalla precarietà dei rapporti e dall’ampliamento delle reti informali fino ai limiti dell’illegalità.

Con la raccolta di fonti orali, il convegno vuole mostrare l’importanza che il lavoro, in generale, ha avuto nello sviluppo della società italiana del Dopoguerra, ponendo quindi al centro le identità individuali e di gruppo e partendo dalle percezioni soggettive della memoria.

 

 

Dalla coscienza di classe all’individualismo

Durante gli anni Sessanta e Settanta in Italia si assiste al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia. Soprattutto per quanto riguarda gli operai delle grandi fabbriche del nord Italia. Nasce il sindacato, si passa dalle Commissioni interne ai Consigli di fabbrica alla sottoscrizione di importanti contratti nazionali che migliorano sia le condizioni di vita che le garanzie occupazionali. Con il concetto di “centralità operaia” si affida alla classe operaia un ruolo di primo piano per l’emancipazione sia dei singoli che delle masse e viene considerata come un soggetto capace di avviare la costruzione di una nuova società e di una nuova economia strutturate sull’uomo e non sul capitale. Ma, con la fine della cosiddetta “fabbrica integrata,” viene meno questo mito. Si assiste allo smantellamento di interi reparti e alla riduzione “fisica” delle fabbriche con la creazione di una miriade di reti di subfornitori, è la ristrutturazione capitalistica attorno al modello di industria flessibile.

Attraverso lo studio e l’uso di fonti orali di vario genere si può ricostruire, proprio partendo dall’asse di tali trasformazioni, come è cambiato il mondo operaio in generale e soprattutto la percezione del sindacato nei nuovi lavoratori, percepito da molti come una struttura lontana dai problemi reali e focalizzata sia sulla tutela di classi sempre più ristrette di ‘lavoratori regolari’, sia verso qualsiasi forma di azione collettiva.

È altresì vero che l’immagine di una classe operaia compatta e solidale faccia parte del mito operaio che caratterizza l’epoca fordista. La Storia orale può aiutarci a ricostruire sia il mito sia i rapporti concreti che hanno legato o contrapposto i lavoratori: l’immigrazione, per esempio, non è un fenomeno recente, ma ha caratterizzato profondamente il nostro paese, si pensi alla storia della Fiat e alle diverse ondate di operai non sempre con gli stessi “ideali”.

Il lavoro precario, invece, da molto tempo caratterizza interi comparti produttivi (come guanti, scarpe, vestiti). Esso sfugge spesso ad analisi precise per la difficoltà di accedere a documentazioni ufficiali. La Storia orale può quindi dare un contributo fondamentale per conoscere, sulle esperienze di uomini e donne che hanno lavorato in questi settori in diversi momenti e in diversi territori, con le loro identità e i loro ricordi, i legami tra i fenomeni passati e quelli attuali.

La Storia orale e l’uso di fonti orali possono essere usati anche per studiare il lavoro femminile che ha vissuto in questi anni grandi successi e passi avanti ma anche inversioni di tendenza e grandi sconfitte. È da ricerche di questo tipo che emerge sia la lettura offerta dalle stesse lavoratrici del proprio ruolo nel mondo contadino, nelle manifatture, nell’economia domestica e delle mutazioni osservate, degli attuali problemi e delle prospettive, sia le esperienze personali maturate in ambiti ancora oggi prettamente “femminili”, e in prevalenza affidate a lavoratrici straniere, come l’assistenza a disabili ed anziani.

Ma le fonti orali possono essere utilizzate anche in una storia d’impresa che si prefigga lo scopo di analizzare le varie figure di imprenditore con le loro storie di vita, le dinamiche familiari, i passaggi generazionali e di capire come le scelte aziendali siano legate all’organizzazione e alla gestione del personale e di  analizzare i loro effetti non solo sulla produttività, ma anche sulle condizioni di lavoro e sul rapporto con i dipendenti. Durante il convegno, studiosi di Storia orale si confronteranno con storici dell’economia al fine di comprendere le potenzialità insite nelle fonti orali per la ricostruzione dello sviluppo economico italiano del Secondo dopoguerra, soprattutto nell’ambito della piccola e media impresa.

Nel convegno è anche presente una rassegna dedicata ai video-saggi. Il filmato della durata di non più di 30 minuti deve riguardare sempre la storia e la memoria del lavoro secondo le indicazioni e l’asse spiegata sopra, e deve essere stato realizzato negli ultimi tre anni.

All’interno del Convegno verranno premiati e proiettati i tre video migliori che l’Aiso si impegna a diffondere, attraverso canali istituzionali, nei corsi universitari e nelle scuole.

 

Francesca Rinaldi

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 19, marzo 2009)

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