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Editore: Bottega editoriale Srl
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Direttore responsabile: Fulvio Mazza
A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Il segreto di un editore:
la famiglia che si unisce
in una pluralità di azioni
per trasmettere il sapere

di Eliana Grande
Fra i corsisti de la Bottega editoriale in visita all’Editoriale progetto 2000
in un “pellegrinaggio” alla riscoperta dell’amore professionale per i libri


«Il sapere è frutto della lettura». Senza timore di apparire riduttivi si potrebbe affermare che in questa frase è condensata la testimonianza e l’insegnamento di Demetrio Guzzardi, fondatore, insieme alla moglie Albamaria Frontino, della Editoriale progetto 2000, a noi corsisti “bottegai”.

La lezione del 17 novembre si svolge “in trasferta” presso la sede di rappresentanza della casa editrice, a Palazzo Orsomarsi, nel centro storico di Cosenza.

Il raggiungimento della meta ha un po’ il sapore del percorso ascetico (tipo “scalata della montagna sacra”), frammisto a quello del viaggio organizzato per turisti, con cappellini rossi tutti uguali: al seguito del nostro guru-guida Fulvio Mazza intraprendiamo l’arduo cammino per i suggestivi vicoletti e le graziose scale cariche di storia (e di gradini alti ognuno mezzo metro), e se qualcuno ha avuto l’infelice idea di accendersi una sigaretta, comincia a realizzare che, se vuole arrivare vivo al traguardo, gli converrà gettarla.

Forse è per questo che, quando il pellegrinaggio giunge al termine e intravediamo la cara figura dell’editore Guzzardi che ci attende sorridente sulla soglia, la visione ha un non so che di mistico o, se preferiamo la metafora turistica, da prima volta in cui vedi la Torre di Pisa, la Gioconda o il Grand Canyon.

 

Stasera a casa Guzzardi

L’accoglienza, del resto, è delle migliori: l’ambiente è caldo e piacevole alla vista, e il profumo dei libri testimonia fin da subito la passione per la cultura che ha reso possibile tutto questo.

Il signore e la signora Guzzardi, e anche uno dei loro figli, ci introducono all’interno dell’edificio come fossimo a casa loro, e in un certo senso è un po’ così: l’amore e la cura con cui il luogo è stato scelto, restaurato e fatto rinascere, gli oggetti che lo animano e i piccoli dettagli rivelano una grande dedizione al proprio lavoro, ma anche la volontà di salvaguardare quella nota calda, quasi da focolare domestico, che fa sentire “a casa” anche noi visitatori.

Sapevamo già che la casa editrice Progetto 2000 è il frutto del sogno e dell’impegno concreto di questa coppia, intrapreso come una “missione” per la quale vivere e spendersi insieme: sull’ex libris di cui l’editore ha fatto omaggio a ciascuno di noi leggiamo «Famiglia Guzzardi», il che dà l’idea della dimensione condivisa di questa missione, insieme all’immagine che campeggia, emblematica, di un rigoglioso albero carico di frutti (che poi altro non sono che libri), perché – come dicevamo all’inizio, e come si legge proprio sopra l’immagine dell’albero – «Il sapere è frutto della lettura». E della passione, aggiungeremmo noi. Anzi, se vogliamo arrischiarci ad usare un termine ormai stravolto, strausato e strapazzato, il sapere è frutto anche dell’amore, di una dedizione reciproca che al tempo stesso si orienta verso un progetto ulteriore, superiore, da condividere, nel godimento dei successi come nello sforzo e, a volte, nella rinuncia.

I cinici sostenitori del “carrierismo rampante” e del “profitto a tutti i costi” come idoli a cui sacrificare tutto il resto potrebbero sentire scricchiolare le fondamenta della loro filosofia di vita prendendo parte allo scambio di idee che si sta svolgendo oggi in questa stanza, sorseggiando cioccolata calda e mangiando pasticcini.

E troverebbero un’oasi di felicità i reduci di quel romantico idealismo che fa credere ancora oggi che una casa editrice è sì un’azienda, ma un’azienda un po’ particolare, che non produce detersivi, bulloni o mozzarelle (con tutto il rispetto per tutti e tre i generi di prodotti nominati, senza i quali la vita non sarebbe la stessa), ma produce libri. La differenza non è da sottovalutare, né resta nel campo iperuranico di un ingenuo candore carente di concretezza, perché produrre libri significa produrre cultura, e produrre cultura non vuol dire solo favorire cose da molti giudicate trascurabili come la libertà di pensiero, la conoscenza della storia, o l’evoluzione della coscienza, ma anche cose ben più importanti per l’umanità come lo sviluppo e la crescita economica (si perdoni il leggero sarcasmo ma chi scrive appartiene ancora spudoratamente alla suddetta classe di reduci romantico-idealisti).

 

Gli “sfornalibri” e gli “extraterrestri dell’editoria”

«Ci sono due modi per fare questo mestiere: il tramite tra gli autori e i tipografi, oppure un’editoria di progetto. Io mi sforzo di portare avanti questo secondo aspetto, indubbiamente più problematico» ha affermato Guzzardi nel corso di un’intervista apparsa su il Quotidiano della Calabria del 19 aprile 2006, dopo aver rievocato le circostanze in cui prese il via la sua attività di editore, subito dopo la laurea, e (ancora più indietro nel tempo) i timbrini con le lettere dell’alfabeto, regalo del padre, che diventarono il suo gioco preferito. «Quando avevo otto anni, con quegli stessi stampini realizzai il mio primo giornalino», ricorda.

Oggi, mentre lo guardiamo parlare ed esortarci a coltivare l’amore per la lettura e la cultura mantenendo costante l’aspirazione a fare sempre al meglio il proprio lavoro, ci accorgiamo che il fatto che siano ormai più di venti gli anni trascorsi dalla fondazione della sua casa editrice, la passione di Guzzardi per il mondo dell’editoria non si è raffreddata, ma continua ad essere alimentata dalla voglia di rinnovamento, miglioramento, promozione culturale.

La sua è una missione, non facile e non si può nascondere (per timore di apparire grigi e noiosi moralisti) che quella oggi imperante è volta al progressivo degrado e imbarbarimento della cultura, piuttosto che alla sua promozione. La mediocrità tiene saldamente in pugno le redini del potere (non solo mediatico) e le case editrici si limitano ormai sempre più spesso a sfornare libri di dubbia qualità ma, come si dice in questi casi, “vendibili”. Ovviamente, il giudizio di vendibilità è dato dalla presenza di quegli elementi che “tirano” di più. E quali sono questi elementi? Semplice: sangue, sesso, e qualche parolaccia qui e là.

Un po’ deprimente, diciamolo. Ci piace pensare, però, che in questo idilliaco panorama vi siano anche degli editori che non si prestano al gioco: forse moderni Don Chisciotte contro i mulini a vento, forse alieni in visita al pianeta Terra, ciò che importa è che ci sono.

 

Eliana Grande

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 17, gennaio 2009)

 

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