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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Isabella Bossi Fedrigotti
e il racconto (semiserio)
di un’insolita avventura
e di un incontro d’autore

di Eliana Grande
“Quando la modestia paga”: l’umanità e la professionalità di una scrittrice,
una donna che non si è lasciata trasformare dalla notorietà né dal successo


Alle 15:00 di lunedì 13 novembre 2008, nella cornice suggestiva di una Tropea surreale, si svolge l’incontro di noi “bottegai” con Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e autrice di romanzi come Amore mio, uccidi Garibaldi e Di buona famiglia, con cui nel 1991 ha vinto il Premio “Campiello”.

L’occasione dell’incontro è data dalla presentazione de Il primo figlio (Rizzoli, pp. 192, € 17,00), ultimo libro della scrittrice trentina che, tra l’altro, è la presidente del “Bagutta”, il più antico premio italiano, oltre che del Premio letterario “Tropea”.

Dopo un viaggio alla Thelma e Louise con la collega e amica Elisabetta Zicchinella, tra stazioni di servizio fantasma e insegne stradali seminascoste dalla rigogliosa vegetazione della costa calabra, arriviamo all’appuntamento con gli altri corsisti, davanti al Duomo normanno: la sua bellezza fredda e silenziosa ci incanta, così che per un po’ smettiamo di chiederci se il carro attrezzi ci stia portando via la macchina (parcheggiare a Tropea non è esattamente un gioco da ragazzi...).

Una pioggia leggera bagna le palme e le vetrine dei negozi nel centro, con i costumi da bagno e le collane di pietra turchese ancora in bella vista; il mare è grigio e bellissimo e noi ci sentiamo tutti un po’ in gita scolastica...

                           

Lezione di scrittura e di umiltà

Dopo esserci accomodati, penna e block notes in mano, sulle poltroncine rosse della sala del Museo diocesano, sede designata per la presentazione del libro e l’incontro con noi di la Bottega editoriale, la vediamo arrivare e prendere posto. Il suo fare modesto e disponibile che ci mette subito a nostro agio, fugando nel giro di pochi minuti i comprensibili imbarazzi e tremolii di voce di noi timidi corsisti.

Sappiamo, infatti, che quello che si sta svolgendo è un vero “incontro d’autore” con una scrittrice affermata e di successo, e non vogliamo lasciarci sfuggire l’occasione di “farle l’interrogatorio”.

Ci ha incoraggiato, in questo senso, lo stesso professor Fulvio Mazza, direttore della scuola, ora seduto accanto alla Bossi Fedrigotti e già impegnato nel suddetto “interrogatorio”, insieme al dottor Pasqualino Pandullo, coordinatore dell’evento e ben noto giornalista e patron del suddetto giovane premio letterario. È lui stesso che ci aiuta a «interpretare», per usare il suo stesso termine, il rumore sinistro che giunge da fuori l’edificio, spiegandoci che si tratta del rapido scivolare di pietruzze medievali all’interno di grossi tubi in plastica, inquietante ma necessaria conseguenza dei lavori di restauro in atto presso il duomo.

Fra pioggia e pietruzze l’incontro si avvia, come dicevamo, con facilità, svolgendosi fin da subito nei termini di una piacevole chiacchierata, tra le pieghe di racconti, ricordi, aneddoti e consigli pratici da appuntare, come in ogni lezione che si rispetti: dalle caratteristiche che ciascun romanzo dovrebbe avere per essere considerato un buon romanzo, all’importanza del ruolo del redattore all’interno di una casa editrice; dalla “sindrome da pagina bianca” – che frena taluni autori –, alla necessità di saper mescolare sapientemente vissuti personali e immagini di fantasia per arrivare al lettore e raccontargli una storia che egli possa sentire sua, che gli appartenga... Queste e altre ancora le considerazioni che si succedono in poco meno di due ore leggere e distese. E di fronte alla classica ma doverosa domanda sul segreto del suo successo, la Bossi Fedrigotti conferma la prima impressione di grande modestia, preferendo parlare di fortuna piuttosto che di talento, sebbene – aggiungiamo noi – incontestabile nel suo caso, e confidandoci i suoi primi passi nel mondo dell’editoria, tra ricette di cucina e consigli di giardinaggio. La fortuna come chiave indispensabile del successo: vi sono talenti che la incontrano prima, altri dopo, altri che non la incontrano affatto. Questa la sua riflessione, a conferma del fatto che chi è veramente valido non ha bisogno di dimostrare né di ostentare nulla, e che sobrietà e semplicità pagano sempre.

 

Storie di donne

Un incontro con la scrittrice, dunque, ma anche con la donna Isabella Bossi Fedrigotti. Un incontro tra gli esponenti del gentil sesso (non se ne abbiano a male i colleghi uomini presenti, che comunque erano in minoranza) per parlare di un libro sulle donne, e di un’attività, come quella della scrittura narrativa, che, per alcuni aspetti, è femminile, forse perché – come dice l’autrice – il romanzo è “materia di sogno”. Ancora oggi le donne, sebbene colte, emancipate, indipendenti, vogliono continuare a sognare. Magari non fantastichiamo più su principi azzurri e scarpette di cristallo (c’è da chiedersi, peraltro, se queste siano state anche in passato le massime aspirazioni femminili, nonostante spesso lo si voglia far credere), ma continuiamo a muoverci nella penombra dell’animo umano come a casa nostra, in quel mondo intimo che abbiamo imparato a conoscere bene quando la possibilità di conquistare il mondo esterno, territorio maschile per antonomasia, ci era ancora preclusa. E visto che su principe e scarpetta ci abbiamo messo una pietra sopra, accontentandoci dei comuni mortali e di un paio di mocassini a tacco basso (scelta saggia in entrambi i casi), preferiamo ora sognare ad occhi aperti sulla possibilità che, in futuro, aumenti la rappresentanza maschile nel mondo dei redattori di casa editrice. Speriamo questo non tanto per la gioia dei nostri occhi (o forse anche per quella...), quanto perché ciò vorrebbe dire che al ruolo dell’editor non sarebbe più affiancata l’etichetta di “faticaccia malpagata”, ambito nel quale il gentil sesso straccia la concorrenza, visto che, come è ormai noto, è costretto a fare il doppio del lavoro due volte meglio per guadagnare la metà.

 

 

Una nobile fatica

Ora, “faticaccia malpagata” sì, ma anche nobile.

In un paese come il nostro, in cui il numero degli scrittori, più o meno incompresi, è sempre in crescita contrariamente a quello dei lettori, e in un tempo come il nostro, in cui pubblicare è diventato molto più semplice, il passaggio del futuro libro per le mani di un redattore che sappia fare il suo lavoro è fondamentale per la felice riuscita del libro stesso. I numerosi errori di editing, a volte eclatanti, presenti nei testi pubblicati e messi in commercio anche da case editrici importanti a livello nazionale,  sono un segnale d’allarme fin troppo chiaro. Senza contare che, come fa notare la Bossi Fedrigotti, la presenza di un editor capace e propositivo può aiutare anche gli scrittori già affermati, stimolandoli e dando loro un riscontro obiettivo dell’efficacia del lavoro svolto.

Così, con la piacevole sensazione di essere utili all’umanità, noi futuri redattori ringraziamo la Bossi Fedrigotti e, col cuore leggero e la voglia di continuare a scambiarci impressioni e opinioni, lasciamo il Palazzo vescovile.

Ormai è buio, le luci dei lampioni e delle insegne sono accese e i negozi aperti. Piove un po’ più forte, mentre ciascuno si avvia alla sua macchina con una segreta speranza: che non sia passato il carro attrezzi!

 

Eliana Grande

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 16, dicembre 2008)

Collaboratori di redazione:
Veronica Lombardi, Ilenia Marrapodi, Antonella Napoli, Maria Chiara Paone
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