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Direttore responsabile: Fulvio Mazza
A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

L’editoria calabrese come impresa culturale
di Luciana Rossi
Città del Sole, Falzea, Pellegrini, Progetto 2000, Rubbettino, moderati
da la Bottega editoriale, discutono sulle vere prospettive di mercato


Il 4 agosto 2008, nella cornice naturale del Parco Old Calabria, a Camigliatello Silano (Cs), ha avuto luogo un’interessante tavola rotonda con alcuni affermati editori calabresi, introdotta e coordinata da Fulvio Mazza, direttore de la Bottega editoriale.

Nel corso dell’evento, gli editori presenti − Franco Arcidiaco, di Città del Sole; Antonietta Cozza, in rappresentanza della Pellegrini editore, Paolo Falzea, dell’omonima casa editrice; Demetrio Guzzardi, di Editoriale progetto 2000, Florindo Rubbettino, della Rubbettino editore − hanno dato vita ad un aperto e concreto dibattito su alcuni dei temi principali dell’editoria regionale, offrendo anche, grazie alla testimonianza della loro diversificata esperienza, una panoramica sui diversi approcci possibili oggi per un’impresa, come quella editoriale, che intende anche “fare cultura”.

L’incontro, che inaugurava il programma di presentazioni dell’iniziativa “Incontri nel Parco Old Calabria” (organizzata dalla Fondazione “Napoli Novantanove” e dall’Associazione “Old Calabria”), ha preso il via con i ringraziamenti dell’organizzatrice Mirella Stampa Barracco, padrona di casa insieme al consorte Maurizio Barracco, che non ha mancato di sottolineare come la varietà e la capacità di espressione dell’editoria regionale contribuiscano allo sviluppo del territorio. In un “fuori programma” a sorpresa, poi, l’editore Demetrio Guzzardi, uno degli organizzatori del Premio “Cassiodoro”, ha consegnato il premio per l’edizione 2006, dedicata al “viaggio”, alla Baracco (impossibilitata a ritirarlo precedentemente per cause di forza maggiore), da lei vinto grazie al progetto sui viaggiatori della Calabria legato al museo narrante dell’emigrazione “La nave della Sila”.

 

Fra localismo prospettive nazionali

Si è entrati quindi subito nel vivo della discussione, domandandosi “come” dovrebbe essere una casa editrice in Calabria oggi e in che misura la specificità dell’identità regionale sia un peso o una forza per la vita di un’impresa editoriale. Sono emersi punti di vista molto diversi e gli editori hanno fornito a supporto dei risultati delle proprie scelte anche elementi concreti, quali la suddivisione percentuale delle vendite tra territorio regionale e territorio nazionale.

In realtà, il tema è molto articolato e le due ipotesi estreme (localismo o mercato nazionale) si miscelano in un’ampia zona di chiaroscuro, contraddistinta da varie posizioni intermedie.

Città del Sole, casa editrice che pubblica in tutti i settori (tranne la letteratura per l’infanzia) ma che ha una spiccata vena qualitativa per la saggistica, ha, nelle parole dell’editore Franco Arcidiaco, fatto della “calabresità” una componente fondamentale e inevitabile del proprio lavoro, partendo da testi di autori calabresi che ha, però, condotto alla diffusione e al successo a livello nazionale: un esempio per tutti il libro Cinque anarchici del Sud (di Fabio Cuzzola), una storia di Reggio Calabria, poi spunto per uno spettacolo teatrale che Carlo Lucarelli ha portato in tutta Italia. Forte della sua esperienza nel campo della distribuzione, Arcidiaco ha inoltre evidenziato come le edicole si stiano rivelando un eccezionale veicolo di diffusione del libro, andando a compensare, per gli edicolanti, la minore vendita di periodici. Per Città del Sole la maggiore percentuale di incassi, l’80%, è stata dichiarata dal territorio regionale e il restante 20% dal territorio nazionale.

Diversa la posizione di Paolo Falzea (Falzea editore), che, in accordo con lo slogan scelto alla base del suo marchio – “Un mondo che legge è senza confini” –, ha concentrato i suoi sforzi in un progetto editoriale per i ragazzi, senza limiti territoriali, con l’obiettivo di incontrare le esigenze dei giovani nelle fasce di età comprese tra i 7 e i 10 anni e tra i 14 e i 19 anni, investendo su chi «essendo lettore da piccolo lo sarà anche da adulto». La peculiarità della sua scelta risiede nell’intenzione di fondo che la ispira: evitare la banalità o la eccessiva commercializzazione e produrre volumi dedicati ad un percorso di crescita alimentato dalla lettura, che stimoli nei giovani la capacità di riflettere; invece di fornire «finte verità», come quelle troppo spesso presentate dalla Tv, promuovere un’autonomia di pensiero nei ragazzi. Ha poi raccontato un curioso esperimento in cui, essendo stato chiesto ad alcuni bambini di 6 anni di modificare e colorare liberamente secondo la propria fantasia un personaggio dei fumetti (un dinosauro, invariabilmente verde), sono emersi mille personaggi variopinti, con grande sollievo dei bambini e la gioia di tutti. Ciò a riprova di quanto sia importante contrastare la stereotipizzazione dei modelli di pensiero e stimolare la creatività, lasciando libero il lettore (qualunque lettore) di sentirsi protagonista, sullo scenario creato per lui dall’autore. Conformemente alla linea editoriale, che prevede comunque anche una netta vocazione per la Letteratura, per Falzea editore, il maggiore incasso, 80%, proviene, come ha dichiarato l’editore, dalla vendita sul territorio nazionale, contro il 20% nella regione.

Gettare «uno sguardo positivo sulla Calabria, ma dalla Calabria» è invece la politica che Demetrio Guzzardi (Editoriale progetto 2000) persegue fin dal 1986. La sua casa editrice vuole essere prima di tutto una “casa”, un luogo di incontro di uomini e donne che cercano in qualche modo una verità, una “casa” che, pur partendo dalla sua identità cattolica, è aperta ad autori e contenuti anche di diversa matrice, come evidenziato dal disegno del Vivarium di Cassiodoro scelto a simbolo del marchio editoriale, [Flavio Magno Aurelio Cassiodoro fu un uomo politico nato in Calabria, a Squillace, nel 485; convinto assertore della tolleranza religiosa e culturale, si ritirò a Copanello, fondando il monastero del Vivarium, la cui attività prevalente era la trascrizione, da parte dei monaci copisti, sia di codici cristiani che di classici greci e romani, Nda]. Guzzardi ha evidenziato come, nonostante l’editoria locale sia spesso chiamata in molti modi (minore, di nicchia, di progetto ecc.), sia importante perseguire un progetto preciso, restare fedeli alla propria linea editoriale (Editoriale progetto 2000 propone 5 collane), senza lasciarsi distogliere dalla pletora di dattiloscritti eterogenei che pervengono ad una casa editrice. Il suo obiettivo è vendere in Calabria libri di grande impatto locale e conseguentemente l’incasso proviene per la quasi totalità dalla Calabria stessa. Orgogliosamente rivendica un 90% di vendite provenienti dal mercato regionale.

Che l’offerta di dattiloscritti da parte degli autori, per lo più esordienti, sia veramente travolgente è confermato da Antonietta Cozza (responsabile stampa della Pellegrini editore), un’offerta a cui, tuttavia la Pellegrini non si sottrae e riesce a dare risposta grazie ad una congrua quantità di consulenti atti a vagliare i molti testi inediti in arrivo: prendere in considerazione un’ampia varietà di idee, ha fatto notare, non necessariamente deve distogliere una casa editrice dalla sua progettualità. Sorprende, tuttavia, questa grande produzione creativa nel campo della scrittura e l’alto tasso di pubblicazione (ulteriormente aumentato dalle soluzioni print on demand) in un paese, come l’Italia, in cui i tassi di lettura rimangono complessivamente bassi, e sono al minimo storico in Calabria. Per la rappresentante della Pellegrini editore dominano i proventi attribuibili alla vendita nazionale, 70-80%, contro il 20-30% proveniente dalla Calabria. Percentuali che forse appaiono un po’ tirate verso il nazionale (e dunque sottostimate per il regionale), ma che rappresentano certamente una tendenza che vede la Pellegrini sempre più interessata al mercato foraneo.

Il punto di vista di Rubbettino editore, la casa editrice forse, tra quelle presenti, che beneficia di una maggiore distribuzione e vendita nell’ambito nazionale, ha introdotto un ulteriore elemento di riflessione a quanto emerso precedentemente. Per Florindo Rubbettino, quello della “calabresità” è un falso problema: trovarsi in Calabria o in Sicilia non vuole necessariamente dire essere editori “locali” e molto spesso sono gli stessi editori a limitare i propri obiettivi. Alcuni testi o personaggi, ha ribadito, citando il caso del libro-strenna Rubbettino su Domenico Vigliarolo (cartografo del re di Spagna nel ’500), meritano senza dubbio una presentazione nazionale, e ha rilevato come gli editori italiani soffrano già dell’angusto confine della lingua italiana, non certo molto diffusa nel mondo. Il problema della perifericità logistica, ha rimarcato, tuttavia esiste, ma va valutato in termini di diseconomie ambientali che creano difficoltà nel produrre. I dati percentuali dei suoi ricavati dalla vendita (80% dal territorio nazionale e 20% dal territorio regionale) sono, secondo Florindo Rubbettino, interpretabili, poiché vengono vendute pubblicazioni che parlano di Calabria a livello nazionale e, altresì, testi di respiro nazionale in Calabria.

 

Di cosa ha bisogno l’editoria regionale?

Cosa si potrebbe fare allora per lo sviluppo dell’editoria regionale? Quali sono gli ostacoli che lo impediscono? In che modo sarebbe possibile migliorare le modalità di attuazione dell’intervento pubblico a favore dell’editoria e della diffusione della lettura? Quali iniziative sarebbero di maggior vantaggio e a quale livello dovrebbero essere intraprese?

Districandosi − non senza, a tratti, qualche accenno di vena polemica − tra queste domande “spinose”, proposte da Mazza, si è svolta la seconda parte del dibattito, che il coordinatore ha introdotto facendo notare che ci sono anche editori calabresi che operano con vivacità e spirito di intraprendenza fuori della Calabria.

Quelli per intenderci che si possono definire della “diaspora editoriale calabrese”, quelle aziende che hanno come editore o direttore editoriale un nostro corregionale, e sono tanti. Tra gli altri Bonacci, Donzelli, Geva, Perrone (che operano nella e dalla capitale), da Bevivino (Milano). Altri editori della “diaspora” sono stati addirittura presenti all’incontro, come Rino Tripodi (a Bologna, con la casa editrice inEdition) o Giuseppe De Luca (a Firenze con la casa editrice Alinea).

 

Focus in positivo sulle proposte di la Bottega editoriale

Traendo spunto dalla pubblicazione su il Quotidiano della Calabria, proprio del 4 agosto, di un articolo, a firma dello stesso Mazza (ma a nome di la Bottega editoriale), contenente «nove proposte a servizio dell’editoria», il confronto si è concentrato sulla valutazione delle iniziative esistenti e sulla messa a fuoco di potenziali nuove soluzioni per l’editoria regionale (e per il pubblico dei lettori). Non appare qui il caso di soffermarsi eccessivamente su tali proposte. Basterà evidenziare che esse, nella direzione di migliorare il sostegno fornito dalla Regione Calabria al sistema editoriale territoriale, spaziano dal potenziamento della partecipazione degli editori alle fiere del libro, ad un maggiore raccordo con le librerie, senza tralasciare un più attento coinvolgimento delle scuole (anche proponendo sconti sulle vendite di libri) e delle biblioteche e una più ampia informazione sui libri e sugli editori, tramite i moderni mezzi di comunicazione (Tv e Internet). Non da ultimo, si propone che la Regione agevoli progetti di formazione professionale, anche postlaurea, nel campo della redazione editoriale, al fine, tra l’altro, di migliorare la produzione regionale dal punto di vista qualitativo.

Dal dibattito è emersa una critica, ampiamente condivisa dagli editori presenti, sui modi di applicazione della legge regionale 17 [per l’acquisto di libri da parte della Regione, da destinare alle biblioteche, Nda] che fin qui non avrebbero funzionato per valorizzare il patrimonio editoriale. Molte sono state le critiche alla Regione Calabria, che è stata accusata – senza mezzi termini – di clientelismo culturale e molti i rimproveri diretti al Vicepresidente della Giunta regionale Domenico

Cersosimo, che, a dirla tutta, sono sembrati anche ingenerosi. In due casi (da Città del Sole edizioni e da Editoriale progetto 2000) la Regione è stata direttamente imputata dagli editori di aver sostanzialmente ignorato la propria produzione libraria. Rubbettino, invece, ha evidenziato come, negli acquisti effettuati di libri della propria casa editrice, le scelte ricadano spesso non sui libri migliori del catalogo ma sui libri di autori più “vicini” al sottobosco politico-amministrativo.

Ma, più che critiche, sono emerse proposte. Oltre a quelle già citate di la Bottega, ne sono emerse altre. Una delle quali a favore delle biblioteche che dovrebbero poter usufruire direttamente di finanziamenti, con i quali acquistare i libri sulla base di scelte meditate e inserite in un più ampio progetto culturale di insieme.

Un’altra esigenza condivisa che è stata rappresentata, è definire con più rigore a livello legislativo la distinzione tra “editore” e “tipografo”. Infatti, nonostante esistano, per la Camera di Commercio e l’Agenzia delle Entrate, codici di attività che li distinguono, nell’apparato burocratico regionale c’è ancora ambiguità su questo punto. Una delle possibilità sarebbe allora creare un registro degli editori, che premi chi fa editoria in modo continuativo e che tenga conto della quantità di titoli pubblicati.

 

Fra rappresentanze regionali in nascita e quelle moribonde

L’editoria regionale dovrebbe anche acquistare una maggiore forza a livello nazionale, far udire di più la sua voce nelle sedi in cui vengono prese le decisioni, e in questo è stato fatto un passo avanti con la costituzione di rappresentanze regionali per la categoria riconosciute ufficialmente, in seno all’Aie (Associazione italiana editori). Per la rappresentanza della Calabria il delegato è Paolo Falzea.

Abbondantemente moribonda è invece apparsa la “gloriosa” Aec (Associazione degli editori calabresi) che, seppur strenuamente quanto vanamente difesa da Guzzardi, è emersa nella sua attuale pochezza di rappresentanza e di rappresentati.

Ma se è vero che sulle “note dolenti” si è creata una sostanziale convergenza di opinioni, unanime è stato pure l’apprezzamento espresso per il supporto e l’assistenza offerta dalla Regione agli editori in occasione delle più importanti fiere del libro svoltesi sul territorio nazionale (Galassia Gutenberg a Napoli e la Fiera Internazionale del Libro a Torino; nelle più recenti due edizioni di queste fiere la partecipazione della Regione ha usufruito anche dei servizi organizzativi forniti da la Bottega editoriale), importanti appuntamenti per il mondo editoriale e opportunità di accrescere la propria visibilità e di confrontarsi con altre realtà nazionali. E anche se alcuni editori hanno preferito optare per un investimento autonomo in tali occasioni, resta notevole lo sforzo (e il merito) della Regione nell’essere riuscita a creare una coesione e un’organizzazione collettiva tra le imprese e con le istituzioni, un “fare squadra”, insomma, di cui si sentiva il bisogno.

È proprio questo, infatti, il genere di intervento di cui, a parere dei più, il servizio pubblico dovrebbe farsi interprete e promotore, andando, nel vero senso della parola, “verso il pubblico”.

Le politiche pubbliche dovrebbero agevolare i lettori «liberi e sovrani» (per citare le parole di Florindo Rubbettino) di scegliere cosa leggere, promuovendo tutte le iniziative volte a far conoscere i libri (fiere, biblioteche, festival, premi letterari, diffusione nelle scuole e quant’altro) e dando al mercato degli stessi lettori − ai cittadini, alle biblioteche, agli studenti − gli strumenti per acquistare ciò che preferiscono (voucher, crediti di imposta).

Dall’altro lato, le politiche pubbliche dovrebbero facilitare gli editori, anch’essi «liberi e sovrani» di scegliere cosa pubblicare, compensando le diseconomie ambientali con interventi volti a promuovere la distribuzione, la comunicazione, la pubblicità, la consulenza e la formazione delle professionalità, tutti elementi che, a livello concettuale, sono già presenti nella programmazione regionale in vigore, ma non sono abbastanza attuati.

 

Botta e risposta con il pubblico e conclusioni

L’incontro si è chiuso con alcuni brevi ma vivaci interventi da parte del pubblico e le risposte degli editori, toccando temi quali la difficoltà per gli editori locali di essere rappresentati nella grande distribuzione nazionale e nelle grandi “catene di librerie”, la scarsità di mercato per la narrativa degli autori esordienti e l’augurio di una maggiore conoscenza e diffusione nelle scuole, della Storia e della Letteratura calabresi.

L’incontro è stato, dunque, efficace e costruttivo, rivelando il volto di un’editoria regionale pronta a crescere e a confrontarsi con i problemi, un’editoria più intraprendente che chiede alle istituzioni non solo e non tanto finanziamenti a pioggia, quanto piuttosto la fruizione di servizi che creino le condizioni di contorno adatte a far fiorire e ad accogliere quello sviluppo della lettura e della cultura che tutti auspichiamo per la crescita della nostra società.

 

Luciana Rossi

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 12, agosto 2008)

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