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A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Il viaggio di San Escrivá, fondatore dell’Opus Dei
di Alessia Cotroneo
La missione apostolica del santo nella Calabria contadina del dopoguerra
attraverso i ricordi dei testimoni diretti in un libro Editoriale progetto 2000


Dopo S. Paolo e S. Francesco da Paola, un altro santo ha calcato il suolo calabrese intrecciando il suo percorso spirituale con quello di una terra che, da sempre, ha attratto viaggiatori e pellegrini di tutte le epoche: si tratta di S. Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. Lo racconta, a Palazzo Campanella, la giornalista e scrittrice Assunta Scorpiniti, nel corso della presentazione del libro La Calabria di Escrivá. Viaggio sulle tracce del fondatore dell’ Opus Dei, edito da Editoriale progetto 2000 (pp. 334, € 15,00). Sabato 14 giugno, nella sala “Federica Monteleone” della sede del Consiglio regionale, davanti a una platea composita, animata da intellettuali, curiosi e fedeli provenienti dalle cinque province calabresi e dall’altra sponda dello Stretto, sono intervenuti al dibattito, moderato dal giornalista Rino Tebala: Mario Caligiuri, docente dell’Università della Calabria; Giuseppe Corigliano, direttore ufficio informazioni Opus Dei Italia; Pasquino Crupi, critico letterario e storico della letteratura calabrese; Demetrio Guzzardi, direttore editoriale di Editoriale progetto 2000.

Ma prima, spazio all’autrice, che ha svelato la genesi dell’opera, arricchita dalla Prefazione di Joaquín Navarro-Valls, già direttore della sala stampa della Santa Sede.

 

La cronaca di un viaggio

Il libro è un itinerario tra i luoghi e la memoria dello storico viaggio compiuto dal santo in Calabria nel 1948 con l’intento di portare nel Mezzogiorno il messaggio di fede dell’Opus Dei e gettare le basi della diffusione della sua struttura. Nell’opera, che Crupi ha definito «un libro giallo, perché è fervido di svolte, dovizioso di colpi di scena», scritto con una prosa «dalla patina letteraria che rovescia il realismo magico di Alvaro», oltre alla cronaca di un viaggio c’è molto di più. Innanzitutto c’è una pagina della “storia minore” della Calabria, in cui il messaggio di santificazione del lavoro portato dal santo spagnolo ha lasciato il segno, tanto da dare al paese il primo sacerdote italiano dell’Opus Dei, il reggino Luigi Tirelli Barilla. Poi c’è la ricostruzione di consuetudini e riti caratteristici del contesto socio-culturale della Calabria contadina del secondo dopoguerra. In quest’ottica il racconto puntuale del viaggio del santo, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, diventa l’occasione per offrire al lettore uno spaccato sulle peculiarità della religiosità della regione.

 

I santi venuti da lontano

«Il culto dei santi venuti da lontano – ha affermato l’autrice – da sempre nel Sud stabilisce una sorta di comunanza tra membri di una comunità, per questo visitando i luoghi e raccogliendo le memorie degli “amici” di Escrivá ho potuto ricostruire una sorta di antropologia della fede e dell’anima della Calabria, terra da cui sgorga la santità». Ed è questa la chiave di lettura dell’opera che sta più a cuore a Guzzardi: «Ci hanno fatto credere che la grande storia da noi non sia passata, come se dopo la Magna Grecia la Calabria si sia addormentata, ma non è così, la grande storia c’è stata, la Calabria partecipa al grande processo dell’Europa e del mondo, la storia non si cancella ma dobbiamo avere il coraggio di sottoscriverla».

Schivando le sirene della parzialità e l’alone di mistero che caratterizza la cosiddetta “massoneria bianca”, Scorpiniti rivendica piena indipendenza di giudizio nei confronti dell’Opus Dei, senza dubbio la più discussa prelatura personale della chiesa cattolica dei nostri tempi, tanto amata dai proseliti quanto strenuamente odiata dai detrattori. Delle critiche feroci a cui è sottoposta da tempo la prelatura, accusata di ultraconservatorismo, manipolazione psicologica e tecniche di reclutamento aggressive nei confronti degli adolescenti, ne sa qualcosa Corigliano, che denuncia la gogna mediatica di cui è vittima l’Opus Dei dopo il grande successo del Codice da Vinci di Dan Brown. Tuttavia, ha sostenuto il direttore del settore informazioni dell’Opus Dei, le critiche si fondano su un mito, quello delle pratiche segrete, che in realtà non sarebbe nient’altro che «un equivoco». Dal canto suo, Scorpiniti prende le distanze dalle polemiche: «Credo che per raccontare bisogna essere disposti a confrontarsi con i protagonisti – ha aggiunto – per questo sono stata dai testimoni, ma il mio obiettivo non era rivelare chissà quale verità sull’Opus Dei; ho semplicemente posto davanti al lettore ciò che ho trovato».

 

Alessia Cotroneo

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 11, luglio 2008)

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