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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

La Basilica di Massenzio in una sera a brivido noir
di Annalice Furfari
Martedì 27 maggio, a “Letterature. Festival Internazionale di Roma 2008”,
si è svolto l’atteso e suggestivo incontro con W. Gibson e J. R. Lansdale


Uno scenario suggestivo per una serata dedicata al brivido noir e alle riflessioni sulle nuove tecnologie comunicative. Il luogo di cui stiamo parlando è quello della Basilica di Massenzio, cornice ideale della manifestazione intitolata “Letterature. Festival Internazionale di Roma 2008. Martedì 27 maggio, alle ore 21.00, vi si è svolto uno degli appuntamenti più attesi dell’evento capitolino, quello dedicato ai noti scrittori americani William Gibson e Joe Richard Lansdale.

Il tema sviscerato dalla settima edizione del festival è il rapporto tra parola e silenzio e tutti gli autori invitati sono chiamati ad apportare il loro prezioso contributo a un argomento che potrebbe apparire inattuale ai giorni nostri (in cui si tenta di azzerare totalmente il silenzio, con un bombardamento continuo di messaggi che sottraggono le possibilità di riflessione), ma che si rivela, al contrario, quanto mai pregnante. Anche Gibson e Lansdale hanno sviluppato le loro considerazioni sulla tematica in oggetto, attraverso l’originalità e le suggestioni dei loro scritti. Come di consueto, infatti, l’incontro con gli autori è stato impreziosito dalle letture dei brani tratti dalle loro opere, eseguite dal popolare attore Claudio Santamaria, talentuoso esponente della nuova generazione di interpreti del cinema italiano. La recitazione enfatica e incalzante del giovane artista è stata accompagnata dalle melodie prodotte dal campionatore di Martux _ M aka Maurizio Martusciello, musicista che lavora su sensazioni ritmiche, dinamiche, temporali, tattili e cinetiche, utilizzando indifferentemente sia il canale sonoro che quello visivo, per creare un incremento di sensorialità che dà l’idea della velocità e del movimento.

 

William Gibson e Joe Richard Lansdale: il “cyberpunk” e il “mojo

Gibson nasce nel 1948 a Conway, nel Sud Carolina. Sin da piccolo è un lettore accanito e da adolescente si lascia suggestionare dalla mentalità hippy.

Laureatosi in Letteratura inglese a Vancouver, in Canada, decide di diventare scrittore e parte per l’Europa, dove vive viaggiando per un anno. Nel 1977 viene pubblicato il suo primo racconto, Frammenti di una rosa olografica (poi compreso nella raccolta La notte che bruciammo Chrome, 1994), nel quale compaiono gli elementi che saranno ricorrenti nella sua produzione successiva: la bidonvilleUnderground high-tech e lo strapotere delle grandi multinazionali in una società dall’economia incerta. Per i personaggi, l’unica fuga possibile appare quella nel mondo della realtà virtuale, all’interno di comunità che vivono solo nell’universo delle nuove tecnologie digitali. Cominciano, così, a prendere forma i temi che verranno sviluppati nel suo primo romanzo, Neuromante (1984), che racconta le trasformazioni del corpo umano attraverso le tecnologie meccaniche e cibernetiche, le quali consentono un’estensione concreta delle capacità individuali. Grazie a questo libro Gibson diventa il leader del movimento letterario “Cyberpunk”, ottenendo grande successo in tutto il mondo. I suoi due romanzi successivi si intitolano Giù nel cyberspazio (1986) e Monna Lisa Cyberpunk (1988) e completano la sua Trilogia dello sprawl. A questa ne segue una seconda, Bridge trilogy, ambientata a San Francisco, nella quale un’unica, lunga trama si svolge nell’arco di quindici anni, con una miriade di personaggi le cui vicende si intrecciano casualmente in un medesimo scenario altamente suggestivo. Nei tre romanzi è proprio l’ambientazione (una dimensione urbana, notturna e degradata) l’indiscussa protagonista, mentre i personaggi scompaiono e ricompaiono con nomi diversi e in situazioni non sempre facili da ricostruire. Recentemente Gibson si è allontanato dal genere dei suoi primi lavori, per privilegiare una scrittura più realista, con un flusso narrativo continuo, sebbene i suoi temi prediletti restino i cambiamenti tecnologici e le loro conseguenze funeste e imprevedibili per la società. Estremamente curiosa è la configurazione di Agrippa (1992), un poema elettronico sulla natura eterea dei ricordi: il libro è, infatti, composto da un dischetto autocancellante, concepito per consentire una sola lettura dell’opera, in modo tale da far riflettere sulla caducità delle cose umane. Due dei romanzi dello scrittore americano sono stati trasformati in film: Johnny Mnemonic (con Keanu Reeves) e Hotel New Rose (con Christopher Walken, Willem Dafoe e Asia Argento). Tra il 1998 e il 2000, Gibson ha scritto, in collaborazione con l’amico Tom Maddox, due episodi della nota serie televisiva X-Files. Il suo ultimo romanzo, Guerreros, è uscito nelle librerie il 20 maggio scorso.

Lansdale nasce in Texas nel 1951. Oltre alla passione per le arti marziali, nutre sin da piccolo un amore sconfinato per la letteratura, che lo spinge a maturare la decisione di diventare scrittore, nell’ambito dei generi che predilige maggiormente: la fantascienza e il giallo. È un individuo estremamente curioso e attento alle tendenze sociali e, non a caso, il variegato paesaggio umano del suo paese natale diverrà parte integrante della sua produzione letteraria. La mentalità texana costituisce per lui una realtà terribile e affascinante al contempo: terribile perché incredibilmente chiusa e affascinante in quanto grottesca e intensamente radicata alle origini. A partire dagli anni Settanta, inizia a vendere le sue short stories e contemporaneamente svolge i mestieri più disparati, da contadino a buttafuori in locali pubblici, da bidello a operaio. Il primo romanzo, Act of Love (1980), dà avvio a una carriera estremamente prolifica, che consta di una ventina di romanzi e di più di duecento racconti, riuniti in una decina di raccolte, oltre a diverse sceneggiature per fumetti. Lansdale è considerato il maestro di storie “mojo”, vale a dire suggestive e curiose commistioni di thriller, pulp, horror, commedia nera, western, romanzo storico e satira sociale. L’opera dell’autore statunitense è contraddistinta dalla ripugnanza suscitata dai suoi personaggi, tra necrofili depressi, ladri di galline, rockstar in declino, serial killer e madri snaturate. Sia che ci si trovi nei territori geograficamente riconoscibili del Texas, sia che si viaggi con la fantasia in una dimensione parallela, le figure che popolano i suoi libri sono sempre laide ed egoiste, mosse da istinti ferini, dalle pulsioni primarie del sesso, della fame e della violenza, che alimenta una spirale senza fine di brutalità e sopraffazione. Le sue trame apparentemente lineari danno vita a situazioni e vicende assurde e grottesche, generate da individui contrassegnati da un’immoralità e da un’abiezione fuori dalle righe. Lansdale è considerato l’autore “underground” di maggior successo al mondo, oltre che l’unico vero scrittore “pulp” ancora in attività, vantando ammiratori in ogni parte del globo e vendendo ogni anno più di 100.000 copie. Il suo ultimo romanzo, intitolato La morte ci sfida, è appena uscito nelle librerie.

 

Le riflessioni sulle nuove tecnologie comunicative e il brivido dell’orrore

Entrambi gli autori hanno articolato la tematica del festival affidandosi alla lettura di due brani: Il flusso del silenzio, l’insistenza dell’oblio (di Gibson) e Le ombre, amici e parenti (di Lansdale). Il primo si è soffermato sullo sviluppo impetuoso e inarrestabile delle nuove tecnologie comunicative, argomento particolarmente ricorrente in tutta la sua produzione letteraria. «È innegabile – sostiene lo scrittore – che gli strumenti elettronici e digitali di ultima generazione offrono agli esseri umani opportunità straordinarie, il problema è, però, determinato da come, da chi e per quali scopi essi vengono adoperati». Il loro valore effettivo è, infatti, legato al modo in cui sono impiegati. Certamente, queste tecnologie sottraggono ai cittadini una buona parte della loro privacy (e qui il richiamo alle suggestioni orwelliane è d’obbligo) ma, al tempo stesso, consentono loro di controllare più da vicino l’operato dei potenti, determinando la nascita di una democrazia autentica. Non a caso, Gibson conclude il suo intervento affermando: «I miei sogni sono sempre stati: trasparenza, verità e rottura del silenzio». Quello stesso silenzio che conduce all’ignoranza, all’impotenza e all’oscurantismo.

Lansdale ci ha, invece,  regalato le suggestioni del suo horror noir, consentendoci di penetrare in una realtà surreale e visionaria, costantemente permeata dal silenzio, quello delle ombre. La mente labile e schizofrenica del protagonista del suo breve racconto è, infatti, popolata dai fantasmi, sua unica compagnia, suoi unici amici, sua unica fonte di consolazione e comprensione in un’esistenza sconfortante e deprimente, segnata dai continui fallimenti e da una famiglia che lo considera da sempre «un mezzo uomo». Quella stessa famiglia che egli sterminerà, così come gli studenti del college dal quale è stato mandato via diversi anni prima, sfogando improvvisamente e impetuosamente la rabbia e la frustrazione represse giorno dopo giorno.

Le considerazioni di Gibson inducono a una riflessione razionale e critica sul destino dell’umanità. Il periodare vivido ed emotivo di Lansdale consente di effettuare un viaggio fantastico tra le perversioni di una lucida mente malata, sviscerando quell’elemento di follia presente nelle profondità dell’anima di ognuno di noi. Entrambi ci regalano una serata di magia e suggestione.

 

Annalice Furfari

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n.10, giugno 2008)

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