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A. XV, n. 162, marzo 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di La Redazione)

Un viaggio nel passato
per scoprire Crotone

di Rosita Mazzei
Francesco Corigliano nella sua autobiografia mostra ciò che fu
per rivivere la sua storia, quella della sua città e della sua terra


La vita è un viaggio emozionante che ognuno di noi è chiamato a compiere. Lungo il percorso innumerevoli saranno gli ostacoli che ci sbarreranno il cammino. L’intensità con cui affronteremo tale percorso spetta solo a noi deciderla. Lo scrittore di cui stiamo per parlarvi ha deciso di vivere la propria esistenza al massimo delle possibilità in modo da non dover pentirsi di nulla.
Nella sua autobiografia, Una storia vera. La mia vita (Romano Edizioni, pp. 176), Francesco Corigliano, crotonese doc, ripercorre, infatti, le tappe principali della sua vita personale e professionale portandoci per mano attraverso un viaggio nei profumi, nei ricordi suoi ma non solamente suoi. Attraverso il libro, egli vuole mostrarci un passato che ha contraddistinto il suo cammino, ma anche quello dei propri coetanei.

La storia
Nato in un periodo storico dei più tragici, nel 1944, Corigliano, come molti suoi contemporanei, viveva nella “Crotone vecchia”. Gli anni dell’infanzia sono raccontati in maniera tale da far immergere il lettore all’interno del racconto: i pacchi americani contenenti gli abiti per tutta la famiglia, il grande letto da condividere nella casa paterna, il braciere come unica fonte di calore per riscaldare le stanze, e molto altro. Tutto questo per far comprendere al lettore l’ambiente familiare che lo circondava e che lo ha aiutato nel corso del suo cammino.
Quello che ci viene proposto non è solo un libro autobiografico, ma anche lo specchio dell’evolversi di una società e della comunità che la compone. Grazie all’autore, infatti, veniamo a conoscenza, per esempio, delle varie dinamiche che si andavano a creare all’interno della famiglia durante il fidanzamento tra due giovani, ma anche l’importanza del vicinato nel cuore del panorama crotonese, e nazionale, dove i rapporti con gli altri erano sempre tenuti in alto conto.

I luoghi del passato
Rivisitare i vari luoghi e gli eventi del passato diviene dunque d’obbligo: la Scuola Media “Pitagora” situata presso l’immobile di Piazza Umberto, sede del Liceo Classico, la Ragioneria o – successivamente – la Banca popolare di Crotone. Sulla Bpc, ove l’autore ha prestato servizio per molti anni chiudendo la sua carriera con il massimo del grado: quello di dirigente, Corigliano si sofferma particolarmente.
La sua attività nella Bpc ebbe inizio il 16 agosto del 1971, quando entrò in servizio presso la sede di Crotone, all’interno dell’Ufficio contabilità, ove fece gruppo con i suoi colleghi (ricorda i nomi di Andrea Cerminara, Franco Colurcio, Antonio Minicò, Laura Pantisano e di tanti altri), dimostrando come il lavoro di squadra sia la migliore arma in ogni ambito.
La banca, all’epoca, pur essendo tra le più all’avanguardia del momento, costringeva comunque a operare in molti campi in maniera manuale, e ben presto il nostro autore racconta l’avvento delle sempre più presenti strutture informatiche. Attraverso le pagine del libro passano i nomi del “vecchio” presidente, Pasquale Stricagnolo, e del “nuovo” Franco Lucifero, dei direttori Guglielmo Bonifati e Antonio Nicoletta così come quelli di tanti altri colleghi che fecero della piccola banchetta un’importante realtà creditizia meridionale, e, tra di essi, vi è sicuramente da ricordare Mimmo Guidotti. Il libro è pieno di aneddoti che, assieme alle tante significative fotografie, impreziosiscono la descrizione degli eventi.
Particolarmente importante è la descrizione dell’ingresso della Bpc (successivamente Banca popolare del Mezzogiorno) nel Gruppo della Banca popolare dell’Emilia-Romagna, prima, e nella finale trasformazione in Bper vera e propria, poi.
Qui l’autore, diventato nel frattempo Vice Direttore generale (Bpc e Bpmezz), si trova a dover interpretare un ruolo importante e gravoso durante la fase più critica riferita alle citate trasformazioni aziendali. Innanzi tutto, sotto il profilo della gestione del personale, con problematiche sindacali varie e con ruoli e incarichi da ridefinire nella filiera degli organigrammi che si sono succeduti nel tempo, garantendo le giuste scelte legate al merito.
Importante, in tale ambito, è stata la cura e la messa in atto del progetto di formazione Campus (forse unico nel settore bancario per la tipologia, metodologia, quantità e finalità di intervento) erogato a 80 unità dell’ex Bpc, di cui buona parte si trovano oggi a ricoprire ruoli importanti anche nella nuova struttura Bper.
Altrettanto importante l’impegno svolto per garantire alle aziende che erano state fornitrici dell’ex Bpc di poter continuare la loro opera di erogazione di beni e servizi anche con le nuove strutturazioni che la banca stava via via prendendo. Si è trattato di una serie di piccoli, ma non trascurabili comparti che hanno avuto una parte rilevante nell’economia di Crotone e della Calabria che andava salvaguardata e che, come leggiamo nel libro, lo fu.
L’impegno del nostro scrittore, però, non finisce certamente qui. Infatti, nel 2011 Corigliano inizia a collaborare con la Fondazione Zaccheo, operante, come afferma egli stesso, presso l’Arcivescovado di Crotone come associazione antiusura. Tale associazione era nata con l’intento di aiutare le famiglie in difficoltà con le banche e con debiti onerosi alle spalle. Il profilo tecnico di Corigliano, anche qui, si è rivelato molto utile per aiutare i soggetti interessati. Tale occupazione tenne impegnato il nostro autore per 18 mesi con le relative soddisfazioni personali, relative anche all’ottimo rapporto, sia professionale che privato, instauratosi con i colleghi. In seguito Corigliano accettò la proposta del dott. Tommaso Graziani, Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Scandale, che lo volle assumere per l’anno successivo per rivestire il ruolo di Direttore Generale della BCC.
Al momento, Corigliano si gode il meritato affetto dei suoi familiari che ringrazia in maniera altrettanto amorevole alla fine del suo testo.

Rosita Mazzei

(www.bottegascriptamanent.it, anno XV, n. 160, gennaio 2021)

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