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Direttore responsabile: Fulvio Mazza
A. XIV, n. 156, settembre 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di La Redazione)

Un saggio sul
“Golpe Borghese”

di La Redazione
Di prossima pubblicazione un'opera
su un importante anniversario


In occasione dei cinquant’anni del tentato “Golpe Borghese” (7-8 dicembre 1970) l’agenzia letteraria Bottega editoriale sta pubblicando, presso una casa editrice che ancora non si può rendere nota, un saggio sul “Golpe” stesso. Il libro avrà come titolo: Il “Golpe Borghese”: Quarto grado di giudizio. Le verità sulla leadership di Gelli e sulle censure di Andreotti e Maletti.
L’autore è Fulvio Mazza, direttore dell’agenzia letteraria stessa, nonché storico contemporaneista (cfr.: www.bottegaeditoriale.it/bottega/contenuti/1_Editoria.htm nonché: www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&resultForward=opac/iccu/brief.jsp&from=1&nentries=10&searchForm=opac/iccu/error.jsp&do_cmd=search_show_cmd&item:5032:Nomi::@frase@=IT%5CICCU%5CCFIV%5C015309).
Riportiamo alcuni brevi estratti dall’Introduzione al testo.
«Dal libro emergono venti punti base: tre importanti novità, undici altrettanto rilevanti conferme e sei perduranti misteri.
Iniziamo con le novità facendo chiarezza sui vari “Malloppi” documentari. Denominiamo dunque le carte in “Malloppo originario”, “Malloppastro” (e non “Malloppone”) e “Malloppini”.
Tale prima novità, fondamentale, cambia l’ottica dei ragionamenti temporali e contenutistici circa le censure messe in atto dal capo dell’Ufficio “D” del Sid, Gian Adelio Maletti, e dal ministro della Difesa, Giulio Andreotti. Le azioni censorie dei due furono così ben architettate da indurre all’errore la gran parte degli analisti […].
Fu il Malloppo originario che subì, dunque, nella primavera del 1974, i tagli del generale Maletti. In tale fase scomparvero le relazioni sul capo della Loggia P2, Licio Gelli, e sul suo ruolo primario nel “Golpe”, che lo indicano come autore del tentativo di rapimento del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat (elementi probanti successivi lo indicheranno come autore del “contrordine” che impose a Borghese di bloccare il “Golpe”).
Scomparvero dalla documentazione anche i riferimenti all’attività filogolpista dell’ammiraglio Giovanni Torrisi, le descrizioni dei rapporti fra i golpisti e la massoneria e le mafie, il ruolo centrale che aveva assunto Avanguardia nazionale.
Da tutto ciò emerge anche la seconda novità. L’indagine sul “Golpe” venne portata avanti praticamente dal solo Labruna e questi dovette lavorare superando le ostilità e le costrizioni sia dei suoi capi, Maletti e Miceli, che di quasi tutto l’ambiente del Sid. I servizi, difatti, anziché supportarlo, gli propinarono ostruzioni di ogni tipo […].
La documentazione ci consente anche di “certificare” il ruolo centrale di Licio Gelli e di dare praticamente per certo che fu lui stesso a decretare il “contrordine” che tutto bloccò […].
Viene anche fissata l’ambiguità giocata dagli Usa del presidente Richard Nixon che agì con speranzose aspettative. Un atteggiamento, quello del governo Nixon, decisamente irrispettoso, per non dire di aperto tradimento, nei riguardi dell’Italia che era comunque una nazione amica e alleata […].
Viene altresì acclarata l’esistenza di un “piano antinsurrezionale” dei Carabinieri e dell’esercito, il cui contenuto era sigillato in una busta custodita nelle casseforti delle varie strutture militari e di Polizia.
Stesso dicasi per il progetto di rapimento del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, per il progetto di attentato al ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani e per quello dell’assassinio del capo della Polizia Angelo Vicari.
In merito a un altro aspetto, risulta poi un’autorevole conferma su uno dei punti più delicati della storia degli anni Sessanta-Ottanta: la “Strategia della tensione”, la cui esistenza, per molti anni, è stata messa in dubbio da chi riteneva che gli attentati e le stragi fossero stati opera di iniziative personali o, comunque, di coordinamento breve. Emerge invece chiaramente grazie a un’assai interessante relazione del Sid (che certo non può essere sospettato di simpatie sinistrorse) come dietro ai diversi attacchi ci fosse un disegno preordinato. Emblematici, in tal senso, sono i riferimenti al pestaggio dei marinai spezzini attuato dai neofascisti e fatto attribuire alla sinistra».
Per informazioni: direttore@bottegaeditoriale.it; 392 9251770. (www.bottegascriptamanent.it, anno XIV, n. 156, settembre 2020)

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